giovedì 5 giugno 2008

Le mie prime due esperienze......di on zon su

Relazioni di Marzia Maestri
Arcola 2008

Sento di dover fare una piccola premessa; queste che leggerete sono le mie prime due esperienze con L’On Zon Su, sono due cicli iniziati quando Andrea ci disse che per l’esame dovevamo portare “2 casi”. Con R.M. ho iniziato il 28 marzo, ma credo che anche se avessi cominciato a corso finito, gli avrei fatto la stessa tavola, con T.P. la cosa è un po’ diversa; abbiamo fatto il primo massaggio on zon su il 3 marzo e ancora non conoscevo i riflessi relativi alla colonna e la Mappa del Paesaggio Esterno di Mak Zi, che forse potevano essere adatti. In ogni caso sono contenta dei risultati ottenuti e spero davvero di riuscire a completare il triennio, in modo da poter avere una visione più ampia.
Marzia

R.M, uomo, 33 anni, libero professionista. Il motivo principale per cui l’ho scelto riguarda la sua difficoltà ad addormentarsi e a mantenere un sonno tranquillo e prolungato durante la notte, svegliandosi mediamente 3/4 volte. Ha deciso di provare con il massaggio per verificare se ne aveva un certo beneficio. Inoltre dice di soffrire anche un po’ di ritenzione idrica da circa un mese.
Mi dice che, per motivi di lavoro, ha perso l’abitudine di correre e andare in piscina, attività che praticava con costanza più volte a settimana. Mi avverte di sopportare poco le mani di un’altra persona sui suoi piedi fin da bambino; sua madre per tagliargli le unghie doveva fargli “mordere” qualcosa. “Non è solletico, ho la sensazione che le dita possano rompersi soltanto toccandole”, è ciò che mi dichiara.
Decido di fare a R. la Mappa dell’Ovest (Tavola del Mendicante), anche per poter prendere confidenza con i suoi piedi, per riuscire a rilassarlo e “sostituire” in parte la sua corsa e il suo nuoto.
Il 28 marzo abbiamo cominciato il ciclo; ho preparato il pediluvio alle 5 spezie per rilassarlo prima “della battaglia con le sue dita”, per passare poi ai preliminari, che ho eseguito con estrema delicatezza anche per rendermi conto della sua soglia di tolleranza. Devo dire che tutto il piede si abbandona al tocco, ma le dita, effettivamente, sono il suo “tallone di Achille”.
Successivamente inizio con il Mendicante e, chiaramente, non appena “pinzo” il terzo dito, R. sussulta ma sorride, quindi continuo anche se noto che non è rilassato.
Passando allo sfregamento delle case, R. si lascia andare; lo sento bene dalla sua gamba che è diventata più pesante.
Mi soffermo in particolar modo sulla terza casa (casa degli organi) per la sua ritenzione idrica, tornando comunque anche sulle altre che, noto, si raffreddano con facilità.
La pinza alle altre dita crea problemi di rigidità del corpo, e vedo che R. fa delle smorfie. Gli chiedo se vada tutto bene, e lui risponde che è solo la “paura che si rompano”, ma lo dice sorridendo. L’alluce e l’ultimo dito (gambe) sono meno sensibili a questo problema.
Terminato il massaggio, che è durato circa un’ora e mezzo, si alza rilassato e dice di sentire dei brividi, non di freddo, ma di piacere.
Il giorno successivo R. mi chiama per dirmi che non si è addormentato molto bene la sera del massaggio, ma che si è svegliato una sola volta durante tutta la notte.
Al nostro secondo appuntamento ho ripetuto pediluvio, preliminari e tavola. Questa volta è stato più difficile per i preliminari (sempre rispetto alle dita), ma è andata meglio per la tavola, durante la quale R. è riuscito a rilassarsi un po’ di più. Stavolta, durante lo sfregamento delle case, il piede si raffreddava un po’ meno.
L’effetto è stato esattamente come quello della volta precedente per la difficoltà a prendere sonno, ma è riuscito a dormire in modo continuativo.
Abbiamo continuato per altre dieci sedute, fino all’8 maggio con cadenza bisettimanale; sono molto contenta del fatto che adesso R. si addormenta con facilità (ha cominciato anche a fare un piccolo riposino dopo pranzo, senza che questo vada ad inficiare il sonno della sera), dice di aver perso 2 Kg e di urinare un po’ di più. E anche perché, adesso, i suoi piedi sono un po’ più “toccabili”!



T.P., donna, 60 anni, pensionata. In cura dal medico da lungo tempo, soffre di diversi disturbi e per lunghi tragitti si serve della sedia a rotelle a causa di disturbi alla schiena.

E’ una donna splendida e molto “combattiva”, e questa sua positività certo l’ha aiutata e la sta aiutando molto ad affrontare il suo problema.
Chiaramente i problemi di T. sono “più grandi di me”, però lei decide di provare l'On Zon Su per verificare se ottiene un certo benessere generale dal massaggio del piede. Proviamo a stabilire una relazione attraverso il massaggio.

Decido di lavorare con le tavole delle Montagne sacre:
Monte Tai per lo stress cerebrale
Monte Han per i tendini e per le anche
Monte Hon
Monte Wha per rilassare la muscolatura della schiena
Monte Kuan Lun per tutta la colonna
Grotte per l'azione generale sul metabolismo dei liquidi e dei grassi.

Il nostro primo incontro risale al 3 marzo; pediluvio alle 5 spezie, T. mi dice che l’acqua calda la aiuta molto quando le prendono forti dolori alle gambe e che non aveva mai pensato al pediluvio. Le consiglio di farlo regolarmente, freddo la mattina, caldo la sera.
Poi iniziamo con i preliminari; mi accorgo che T. ha una buona mobilità delle caviglie. Si rilassa molto e continua a parlarmi del suo dolore al coccige. Man mano che proseguiamo le parole fanno spazio ad un silenzio denso di attenzione: da parte mia per capire fino a che punto posso spingermi, da parte sua come ad “ascoltare” cosa succede.
Passiamo al massaggio; inizio col “verme che cammina” sul Monte Tai con l’indice lungo 3 linee (T. ha un piede piccolo, credo un 36 al massimo, e in effetti anche la sua statura è minuta). Sente un po’ di fastidio all’altezza del metatarso, su entrambi i piedi. Insisto un po’ in quella zona. Passo al Monte Han, con l’anulare, e anche qui il dolore si fa sentire a “metà percorso”. Con il Monte Hon ci sono meno problemi.
Il Monte Wha si rivela piacevolissimo per T. e noto che è molto rilassata anche se ogni tanto ha un sussulto. Il Kuan Lun invece, come da aspettativa, si svela dolorosissimo; lo eseguo delicatamente e a lungo.
Comincio a premere nella zona delle Grotte e T. avverte molto dolore. Anche in questa zona rimango per un po’.
Il giorno successivo T. mi chiama per dirmi che non ha MAI dormito e che sente un formicolio in tutto il corpo. Ci rivediamo il 7 marzo e ripeto tutto come la volta precedente. L’indomani T. mi dice di aver riposato un po’ meglio ma non bene, e di sentire come “una pallina dolorosa, ma lucente, che le gira nella zona del coccige e sale su fino alla cervicale”, dice di sentire questa “pallina lucente e dolorosa” come qualcosa di buono, e la accoglie serenamente.
Ho trattato T. con cadenza bisettimanale per 12 volte, fino al 15 aprile, non tralasciando mai il pediluvio. Dopo ogni massaggio, dal quinto in poi, l'effetto benefico si è fatto sentire con una “sensazione di leggerezza estremamente piacevole”.
Il giorno successivo ad ogni nostro incontro, T. mi teneva informata sulle sue condizioni; diceva che sentiva “più caldo dentro” ma aveva la sensazione che le sue ossa andassero tutte “per conto proprio”. C’è stato un momento in cui T. ha avuto un po’ paura (dopo il quinto massaggio) perché c'erano state delle reazioni e temeva un altro “blocco totale”, le ho spiegato che era un buon segno e le ho chiesto se se la sentiva di continuare. Abbiamo continuato. Dopo il settimo massaggio T. ha cominciato a notare un miglioramento per quanto riguarda l’RLS e il dolore ai tendini in generale.
Al nono, il dolore al coccige è diminuito fino a rimanere come sottile fastidio dopo il dodicesimo.
La cosa che più mi ha stupito, forse perché rimango pur sempre un “occidentale che nota ciò che si può misurare”, è che il colesterolo è diminuito: da 323 a 246.
Mi chiedo: “Sarò stata io, o l’Actimed che beve dopo pranzo?”, poi decido di non farmi domande e di essere felice per il risultato, qualunque sia la causa.
L’esperienza con T. è stata molto forte per me; all’inizio, mentre mi raccontava i suoi problemi, avevo avuto paura di “toccare” quel corpo così provato, ma non appena ho preso in mano i suoi piedi ho sentito che non potevo che aiutarla, che ponendomi nel modo giusto, ascoltando e facendo attenzione, non avrei potuto che farla stare meglio.
T. è stata molto importante per me, mi ha insegnato a pormi in un modo che non conoscevo e a lasciar perdere i preconcetti secondo i quali è meglio lasciar perdere se la problematica di una persona è complicata.
T. ha preso l’abitudine di fare i pediluvi, soprattutto la sera quando legge,e ha trovato un bel sollievo. Pochi giorni fa l’ho sentita e mi ha chiesto se possiamo rivederci settimanalmente “così, tanto per farmi coccolare un po’ i piedi che mi piace tanto!”.

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