domenica 8 giugno 2008

Il piede.........la parte inferiore del monte

Di Sara Marchesi Brescia 2008

ETIMOLOGIA:

PIEDE:
dal latino PEDEM ( in sanscrito PADA) dalla radice PAD- (affine a PAT-, penna)
ha il senso di muoversi, andare, da cui il sanscrito PAD-YA-MI, cado, mi accosto, PAD-A-M, passo, traccia, pedata; ecc
la parte inferiore della gamba che posa sul suolo e supporta il corpo; per similitudine, la parte inferiore dello stelo di una pianta e di qualsiasi cosa a cui serva sostegno, la parte inferiore del monte, la parte estrema di una cosa

MANO:
dal latino MANUS, dalla radice MA- (sanscrito MATI) misurare, preparare, costruire; sanscrito anche MA-NAM quello che misura, che si estende, che abbraccia, ovvero che costruisce (richiamo a madre, mensa, mese , metro)
Ha dato luogo a molte locuzioni: es. dare man forte, lavarsene le mani, persona alla mano, ecc.

ANATOMIA:
PIEDE La struttura del piede e della mano umane sono estremamente simili ed entrambi dotati di cinque dita: si tratta infatti della specializzazione di organi originariamente identici.
Il piede è una parte anatomica situata all'estremità distale degli arti inferiori del corpo umano e di numerosi altre specie animali.
E' costituito da tre parti:
• Tarso: formato da astragalo, calcagno, navicolare, cuboide, cuneiformi mediale, intermedio, laterale
• Metatarso: costituito dalle cinque ossa metatarsali, articolate con i tre cuneiformi e il cuboide del tarso
• Falangi: che sono tre per ogni dito (prossimale, intermedia, distale), tranne nel primo dito in cui sono due (prossimale e distale).
MANO La mano, nell’uomo, è l'organo prensile che si trova all'estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile.
La mano è il primo strumento dell'uomo, ed è anche un modo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni.

È costituita da tre parti:
• Carpo (polso): formato da 8 ossa, in due file distinte: prossimale e distale. La fila prossimale comprende: Scafoide, Semilunare, Piramidale e Pisiforme. La fila distale invece comprende: Trapezio, Trapezoide, Capitato e Uncinato. Il carpo entra in articolazione diretta con l' epifisi distale del Radio (avambraccio). L'ulna non forma articolazione diretta, ma partecipa con una struttura definita Disco Cartilagineo Ulnare;
• Metacarpo (palmo): comprende 5 ossa lunghe, cave, ricche di midollo osseo. Si articolano prossimalmente con il carpo e distalmente con le falangi.
• Falangi (dita): comportano 14 ossa: 2 per il pollice, 3 per le altre dita:
o la falange distale, che porta l'unghia;
o la falange media (non è presente nel pollice);
o la falange prossimale, che collega il dito al metacarpo.
TRA ARTE E SPIRITUALITA’
PIEDE La danza ha origini antichissime: presso gli antichi Greci era presente in tutte le cerimonie di carattere sociale e religioso. Nel Medioevo, la danza continuò a vivere in occasioni di feste e si diffuse ben presto anche nelle corti e nei castelli.
Tramandate per via pratica durante tutto il Medioevo, solo nel Rinascimento si cominciò a codificare i passi che contraddistinsero le singole danze.
La danza, che fino ad allora aveva avuto solo la funzione di intrattenere gli invitati alle feste, grazie all’opera dei maestri di ballo incominciò ad assumere le caratteristiche di vero e proprio spettacolo. La persona che decideva i passi ed i ruoli di ogni ballerino, quindi la coreografia, era il maestro di ballo.
Nell'Ottocento, iniziarono ad apparire le scarpette da punta. Nel 1823 si iniziò ad andare sulle punte, per lo più per due o tre passaggi, fino a che, per la prima volta, Maria Taglioni nel 1832 danzò l'intero balletto La Sylphide sulle punte.

MANO Mudrà è un termine in Sanscrito che ha significato di “gesto” e viene riferito a posizioni che si possono fare con le dita delle mani. Mudrà in senso proprio significa anche “sigillo” oppure “segno”. Si tratta di posture che hanno una valenza importante e vengono fatte con le mani, con le braccia e anche di gesti. Questi gesti assumono nella loro molteplicità un linguaggio estremamente di coscienza sia fisica sia mentale sia emotiva. La mano occupa sulla corteccia cerebrale l’area più estesa di ogni altra parte del corpo, ogni dito della mano è posto in relazione a un’ansa del cervello, dalle dita partono tanti canali energetici che scorrono percorrendo l’intero corpo. Le mani hanno più prana, energia vitale, che ogni altra zona dell’organismo.
Le mudrà posseggono il pieno potere creativo, tra il simbolo delle mudrà e tra la volontà della mente cosmica che vuole creare vi è una perfetta intesa. Possiamo dire che è un’arte creativa praticata con le mani, un’arte viva. In tutta la cultura Indiana, ma anche in altre culture arcaiche, la simbologia gestuale occupa una funzione di rilievo sia nel campo Spirituale ma anche in quello artistico. I trattati descrivono trentasei tipi di sguardi, tredici movimenti con il capo e sessantaquattro gesti fatti con le mani, in parte come rappresentazione drammatica, altri di danza. Oggi la gestualità è stata studiata in modo più approfondito, sappiamo tutto anche della gestualità “informale”, quella che facciamo tutti i giorni ma è una gestualità del quotidiano che può essere rivista appunto con l’aiuto delle mudrà che fanno parte dello Yoga.


EVOLUZIONE
PIEDE Il piede dell'uomo non è nato come tale, ma come è oggi, rappresenta l'espressione di un processo evolutivo filogenetico durato circa 20 milioni di anni ed iniziato quando alcuni tipi di scimmie, i "drimopitechi", furono costretti ad abbandonare la vita sugli alberi. Per ragioni di difesa ed offesa ebbe inizio il passaggio dalla posizione quadrupede a quella bipede, con progressivo sollevamento sugli arti posteriori al fine di liberare gli arti anteriori dai compiti della statica e della locomozione. Da quel momento è cominciata per l'antenato uomo quella che è stata definita la "battaglia antigravitaria", cioè la lotta contro la forza di gravità che rendeva precaria la nuova posizione assunta. L'uomo ha così cominciato a sviluppare progressivamente una anatomia ed una fisiologia del piede e di tutto l'apparato muscolo-scheletrico con dei sistemi di controllo che, attraverso successive modifiche, lo hanno portato alla situazione attuale. A tutt'oggi però non si può dire che tale processo sia terminato: in altre parole ancora non si è raggiunta la perfezione. Tanto per citare alcuni esempi si pensi alla frequenza delle scoliosi, delle varici, dell'artrosi e di alcune deformità del piede, tutte chiare espressioni di una inadeguatezza ancora importante di molte strutture del corpo umano a far fronte adeguatamente ai continui attacchi della forza di gravità. In quella che abbiamo definito la "battaglia antigravitaria" il piede rappresenta l'avamposto, la primalinea, essendo l'unica struttura sempre a contatto con il terreno. Nella deambulazione e nella corsa è infatti sul piede che grava il peso del corpo e agiscono gli stimoli provenienti dall'ambiente esterno che, elaborati dal sistema nervoso centrale, permettono efficaci risposte motorie per il controllo del corpo nello spazio, in qualsiasi momento. L'importanza del piede come organo di informazione può essere rilevata dalla sua maggiore rappresentazione corticale nell'area sensitiva rispetto a quella motoria, inversamente a quanto si verifica per la mano. (Ma della mano ci sono più numerose rappresentazioni). La stazione eretta ed il cammino quindi, come del resto la visione o l'udito, sono il prodotto di una complessa elaborazione di dati che può essere paragonata per le funzioni svolte, ad un computer di altissime prestazioni, sicuramente inimitabili, con le attuali tecnologie. In generale si può dire che esiste un equilibrio fra entità degli stress a cui il piede è sottoposto e capacità da parte delle sue strutture a farvi fronte mediante i numerosi e complessi meccanismi di controllo. Questo equilibrio può essere rotto o da un aumento assoluto degli stress applicati al piede, come avviene nel caso di una pratica sportiva, o da una riduzione della capacità del piede a far fronte a stress anche fisiologici. Questo avviene in caso di deformità o di malattie sistemiche, come ad esempio l'artrite reumatoide o il diabete, che possono indebolire la resistenza meccanica delle strutture del piede o sovrasegmentarie. In tutti i casi si stabilisce un sovraccarico che determina dolore da infiammazione e con il tempo, lesioni croniche secondarie delle strutture stesse.
MANO L' uomo, con molte probabilità, non avrebbe potuto dominare il mondo se non avesse potuto usare le mani. Fino a poco tempo fa si riteneva che una diretta conseguenza (quasi una relazione causa-effetto) della liberazione degli arti anteriori dalla deambulazione fosse stato lo sviluppo di una cultura materiale, grazie all'allungamento e al raddrizzamento del pollice che aveva reso possibile la sua opposizione a tutte le altre dita. In realtà, tali modificazioni erano presenti in un antichissimo e piccolo primate trovato in Italia, l'Oreopithecus bambolii, datato tra i 7 e i 9 milioni di anni fa, che però non ha mai prodotto strumenti litici e che non rientra nemmeno della famiglia degli ominidi. Siamo chiaramente di fronte ad una convergenza evolutiva: l'opponibilità del pollice era già stata sperimentata molto prima dell'origine della nostra linea evolutiva. Solo i nostri antenati africani però, sfrutteranno la capacità di movimento della mano (e dell'intero arto superiore) acquisita in ambienti ancora forestali, per produrre i primi manufatti litici e sviluppare la prima "tecnologia". Le mani dell' australopitecine avevano caratteristiche simili a quelle umane, con queste però essi, non erano in grado di compiere movimenti di precisione. Con Homo habilis e Homo erectus la situazione cambiò anche se molto lentamente; negli esemplari più tardi di quest'ultimo si notò un allargamento delle vertebre del collo in corrispondenza dei nervi che collegano la mano con il cervello, segno di un miglior controllo dei movimenti. A differenza degli altri primati, nell'uomo mani e piedi sono diversi per forma e funzioni; le possibilità di movimento delle mani dell'uomo sono:
- la convergenza: capacità di avvicinare le dita fra loro
- la divergenza: capacità di allontanare le dita
- la prensione: capacità di afferrare gli oggetti flettendo le dita verso il palmo, ed è derivata dalla necessità di arrampicarsi
- l'opposizione: capacità di muovere il pollice ruotandolo in modo da opporlo alle altre dita. Ciò permette movimenti di precisione utili per costruire utensili. Per la prima volta si sviluppa nelle scimmie antropomorfe per esempio nel gorilla, però in esso il pollice era corto e tozzo e le falangi sono ricurve; nell'uomo moderno le falangi delle dita sono diritte l'ultima falange del pollice è molto più lunga rispetto a quelle delle scimmie antropomorfe. Le eccezionali capacità della mano umana sono il risultato, oltre che di una notevole sensibilità di una grande mobilità di tutte le articolazioni, comprese quelle del braccio e della spalla, ma soprattutto di un raffinato controllo dei movimenti: tutto ciò ha permesso all'animale-uomo di raggiungere un successo organizzativo e tecnologico strabiliante.

NOTA SULLE DITA
PIEDE Le cinque dita vengono chiamate, per lo più in ambito anatomico e medico, in base alla loro posizione nel piede (dall'interno verso l'esterno: I dito, II dito ecc. sino al V dito), ma posseggono anche dei nomi, simili a quelli delle dita della mano, che sono i seguenti: alluce, melluce (o billuce), trilluce, anulo e mellino (o pendulo) .
In base al rapporto di lunghezza intercorrente tra alluce e secondo dito, il piede prende il nome di piede egizio, greco o romano: se l'alluce è maggiore delle altre dita (come in gran parte dei casi), il piede è egizio; se l'alluce è minore del secondo dito, il piede è definito greco; se hanno pari lunghezza, il piede è allora romano.
MANO Le 5 dita della mano: pollice, indice, medio, anulare, mignolo.
Pollice, di etimologia incerta potrebbe derivare dal significato di potente, forte.
L'indice deve il suo nome al fatto di essere il dito utilizzato durante azioni in cui si indica un oggetto/persona, o una direzione, il medio è quello centrale (ed è anche il più lungo), l'anulare è così chiamato perché usato per portare la fede nuziale, il mignolo è il più piccolo.

Sara Marchesi Brescia 2008

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