Di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008
“Il movimento ha le sua radici nei piedi ,
si sviluppa nelle gambe , è diretto dal busto
e si esprime attraverso le mani e le dita”.
INTRODUZIONE
Quando abbiamo deciso di addentrarci nel vasto ed affascinante mondo della simbologia dell’immaginario collettivo per illustrare le differenze tra mani e piedi dal nostro punto di vista , non avremmo pensato di fare delle scoperte davvero interessanti soprattutto su noi stesse e sul perché abbiamo scelto proprio di massaggiare i piedi.
Il titolo di questo elaborato ci pare illustrare bene il filo conduttore delle nostre ricerche e cioè il fatto che nelle culture di tutti i tempi , sia occidentali che orientali , le mani siano collegate al cielo , all’alto , alla mente e comunque alle nostra facoltà più spirituali e che i piedi invece siano da sempre collegati alla terra e quindi ai nostri istinti più primitivi , alla nostra sessualità , alla nostra parte più concreta e a volte considerata da alcuni meno nobile.
Infatti alle mani sono state dedicate fiumi e fiumi di poesie da illustri poeti come Neruda ad esempio , che secondo uno studioso come il professor Mantero , cita nelle sue opere ben 800 volte le mani e le collega a sentimenti di amore e passione verso la sua amata. Inoltre abbiamo inserito le considerazioni sull’importanza della simbologia delle mani per il bambino , che Maria Montessori ha ampliamente descritto nel suo testo “Il segreto dell’infanzia”.Ed infine abbiamo voluto analizzare la considerazione altissima che viene riservata alle mani anche nelle culture orientali , come quella buddhista , analizzando le Mudra.
A questo punto ci siamo chieste: “ e i piedi?”
La simbologia dei piedi ci riporta sempre a riferimenti sul loro valore sessuale , come ad esempio al “feticismo”. Infatti i piedi sono collegati alla libertà di muoversi , di andare verso il mondo , al “fare” , all’”azione” e quindi , secondo noi all’indipendenza e alla propria autonomia personale. Ed è anche per questi collegamenti concreti che nella Cina antica venivano fasciati i piedi alle donne , cioè per limitare i loro movimenti , per tenerle segregate e limitare la loro autonomia. In conclusione il piccolo piede delle donne cinesi , che veniva collegato alla bellezza e alla grazia , non era altro secondo noi , che l’equivalente orientale della cintura di castità diffusa durante il Medioevo e le Crociate in Occidente.
Per finire abbiamo voluto analizzare una delle favole più famose al mondo: Cenerentola e le varie versioni diffuse nelle culture più lontane e diverse. In una di queste si riferisce come le sorellastre di Cenerentola si siano auto mutilate i piedi pur di indossare la Scarpetta e sposare il principe. Quindi , anche qui il piede è simbolo di sottomissione femminile e strumento di riscatto…Per le ragazze l’unico obiettivo di autorealizzazione e felicità era indossare la scarpetta per accasarsi , a costo di mutilarsi i piedi!!! Siamo tutte vittime del “Principe Azzurro”….Ma questa è un’altra storia!
La nostra conclusione e l’interpretazione che vogliamo dare al nostro cammino è che con la pratica dell ”On zon su “ possiamo riunire e far comunicare queste due parti e con il nostro piccolo contributo , ricordare a noi stesse e agli altri che siamo “unici ed irripetibili” perché siamo ogni giorno il tramite tra Cielo e Terra.
si sviluppa nelle gambe , è diretto dal busto
e si esprime attraverso le mani e le dita”.
INTRODUZIONE
Quando abbiamo deciso di addentrarci nel vasto ed affascinante mondo della simbologia dell’immaginario collettivo per illustrare le differenze tra mani e piedi dal nostro punto di vista , non avremmo pensato di fare delle scoperte davvero interessanti soprattutto su noi stesse e sul perché abbiamo scelto proprio di massaggiare i piedi.
Il titolo di questo elaborato ci pare illustrare bene il filo conduttore delle nostre ricerche e cioè il fatto che nelle culture di tutti i tempi , sia occidentali che orientali , le mani siano collegate al cielo , all’alto , alla mente e comunque alle nostra facoltà più spirituali e che i piedi invece siano da sempre collegati alla terra e quindi ai nostri istinti più primitivi , alla nostra sessualità , alla nostra parte più concreta e a volte considerata da alcuni meno nobile.
Infatti alle mani sono state dedicate fiumi e fiumi di poesie da illustri poeti come Neruda ad esempio , che secondo uno studioso come il professor Mantero , cita nelle sue opere ben 800 volte le mani e le collega a sentimenti di amore e passione verso la sua amata. Inoltre abbiamo inserito le considerazioni sull’importanza della simbologia delle mani per il bambino , che Maria Montessori ha ampliamente descritto nel suo testo “Il segreto dell’infanzia”.Ed infine abbiamo voluto analizzare la considerazione altissima che viene riservata alle mani anche nelle culture orientali , come quella buddhista , analizzando le Mudra.
A questo punto ci siamo chieste: “ e i piedi?”
La simbologia dei piedi ci riporta sempre a riferimenti sul loro valore sessuale , come ad esempio al “feticismo”. Infatti i piedi sono collegati alla libertà di muoversi , di andare verso il mondo , al “fare” , all’”azione” e quindi , secondo noi all’indipendenza e alla propria autonomia personale. Ed è anche per questi collegamenti concreti che nella Cina antica venivano fasciati i piedi alle donne , cioè per limitare i loro movimenti , per tenerle segregate e limitare la loro autonomia. In conclusione il piccolo piede delle donne cinesi , che veniva collegato alla bellezza e alla grazia , non era altro secondo noi , che l’equivalente orientale della cintura di castità diffusa durante il Medioevo e le Crociate in Occidente.
Per finire abbiamo voluto analizzare una delle favole più famose al mondo: Cenerentola e le varie versioni diffuse nelle culture più lontane e diverse. In una di queste si riferisce come le sorellastre di Cenerentola si siano auto mutilate i piedi pur di indossare la Scarpetta e sposare il principe. Quindi , anche qui il piede è simbolo di sottomissione femminile e strumento di riscatto…Per le ragazze l’unico obiettivo di autorealizzazione e felicità era indossare la scarpetta per accasarsi , a costo di mutilarsi i piedi!!! Siamo tutte vittime del “Principe Azzurro”….Ma questa è un’altra storia!
La nostra conclusione e l’interpretazione che vogliamo dare al nostro cammino è che con la pratica dell ”On zon su “ possiamo riunire e far comunicare queste due parti e con il nostro piccolo contributo , ricordare a noi stesse e agli altri che siamo “unici ed irripetibili” perché siamo ogni giorno il tramite tra Cielo e Terra.
“La simbologia delle mani per il bambino dal punto di vista pedagogico”
Il gioco con le mani che diverte tutti bambini conosce mille varianti. L’importanza di questi giochi sta tutta nel valore simbolico che le mani hanno per il bambino. Maria Montessori ha dedicato intere pagine a questo tema, sottolineando gli effetti positivi del lavoro manuale nello sviluppo mentale del bambino. "I veri ‘caratteri motori’ collegati con l’intelligenza – scriveva la Montessori nel saggio Il segreto dell’infanzia, del 1938 – sono il linguaggio e l’attività della mano a servizio dell’intelligenza per realizzare il lavoro…..Nel subconscio dell’umanità è sentita la mano quale manifestazione dell’io interiore……Il primo avanzarsi di quella piccola mano verso le cose, lo slancio di quel movimento che rappresenta lo sforzo dell’io di penetrare nel mondo, dovrebbe riempire l’animo dell’adulto di ammirazione." Nel grembo materno, immerso in una bolla d’acqua , il feto comincia a sviluppare il senso del tatto. Il bambino porta il pollice in bocca, oppure tutta la mano. A volte si sfiora la testa o il corpo. Che cosa registra la sua mente durante questi movimenti? E che cosa lo spinge a compierli? Il suo DNA agisce come impulso al movimento della mano e la sua capacità intellettiva accoglie questo istinto sotto forma di memoria prenatale. Il gioco con le mani lo accompagnerà per sempre. Le mani dei neonati stringono il dito che si porge loro. Questo contatto tra mani e dita, tra bambino e adulto, è il primo momento di competenza acquisita da parte del bambino sulle mani. Durante l’allattamento al seno, il bambino a un certo punto afferra la mammella della madre in un gesto di appropriazione di ciò che rappresenta tutto il suo mondo. Si afferma come dominatore dell’universo! Le mani passano così a un grado superiore di conoscenza. Tra i 4 e i 6 mesi i bambini li portano continuamente in bocca, li osservano con attenzione, li fotografano, li rielaborano in un quadro cognitivo che li pone in relazione all’ambiente e primariamente al corpo materno. Dopo i 6 mesi le mani sanno già lavorare. Afferrano gli oggetti con precisione. Il bambino sa che deve prendere quell’oggetto che ha puntato ancora prima che la sua mano si muova. E’ importante dirgli sempre il nome dell’oggetto in questione. Perché il legame tra linguaggio e l’attività manuale si imprima nella sua mente in modo permanente. Le filastrocche delle mani esercitano un movimento sulle manine del bambino o della bambina e legano la voce materna all’azione. Battere le manine; prendere le mani del figlio/a e muoverle; suscitare il suo sorriso con le parole e con le mani; sono tutti gesti semplici, ma di grande impatto educativo. Le mani per un bambino possono essere il suo primo teatro della fantasia. Il corpo del bambino viene coinvolto da un ritmo antico come lo è il tamburo: "Perché anche questi ritmi traggono la loro forza altrove: dall’esser suonati col corpo e sul corpo. Non solo dalla bocca che dice o dall’occhio che legge, ma dal corpo che fa. E che fa con piacere, in un rapporto fra corpi dolce e positivo: piacere dell’amore genitoriale, piacere del gioco fra eguali. I tamburi di questi versi sono scanditi sulle dita della mano, i tratti del viso, le parti del corpo, affettuosamente toccate e strapazzate; sono ritmati facendo saltare il bambino sulle ginocchia, o con altre esilaranti acrobazie; sono battuti dalle mani che battono le mani dei compagni di gioco, con virtuosismi acrobatici, incroci, rapidi raddoppi, scambi palmo-dorso…" Scrive Tognolini, il nuovo Rodari delle filastrocche. Io penso alla mano del bambino come a una conchiglia capace di raccogliere sabbia dagli abissi del mare; e come la conchiglia ospita un essere vivente, la mano nasconde una parte spirituale del bambino, risvegliata dall’allegria e dall’intelligenza del movimento.
Renzo Mantero - Secolo XIX
(Pubblicata il 13/03/1992)
Che cos'è che differenzia un uomo da un animale? Renzo Mantero non ha dubbi: le sue mani, lo strumento più perfetto che sia stato dato in dotazione all'umanità. Renzo Mantero è uno dei più grandi esperti di mani che esistano al mondo. E' un ineguagliabile "riparatore" di mani. E' capace di prenderle disastrate e di restituirle come nuove. "La mano", dice, "è l'unico organo di senso interattivo". L'occhio guarda senza essere guardato. L'orecchio ascolta senza essere ascoltato. La mano non può toccare senza essere toccata. Per questo ha un meccanismo di risposta immediata, una specie di corsia preferenziale mani-cervello. La mano è di una incredibile sincerità. Mentre l'occhio può ingannarci ("A volte entriamo in un negozio e diciamo buongiorno ad un manichino"), la mano è incapace di mentire. Dice sempre la verità.Renzo Mantero ha operato più di trentamila mani. Primario di chirurgia generale e chirurgia della mano all'ospedale savonese San Paolo, è oggi uno dei maggiori esperti mondiali della sua disciplina. Portano il suo nome quindici tecniche operatorie, diciotto strumenti chirurgici, duecento pubblicazioni. Ha rimesso a posto le mani di sportivi (la campionessa di scherma Dorina Vaccaroni), di musicisti (il violinista Cogan), di operai infortunati, di bambini malformati. Ha scritto saggi sulle mani "iperabili" di Paganini, sulla mano di Satana, su quella di Dio, sulle mani dipinte dai Tiepolo, da Michelangelo, da Leonardo. E' un fanatico ammiratore delle mani di Rodin e delle poesie di Neruda, così piene di mani ("Vi ho trovato 800 ricorrenze di immagini della mano")."La mano è uno strumento incredibile", dice. "Può fare 40 milioni di movimenti. Serve ai ciechi per vedere, ai muti per parlare". Mantero ne è talmente convinto che cinque anni or sono ha organizzato una mostra di opere d'arte per non vedenti, "Vedere con mano".La mano è anche simbolo. Serve per comunicare con gli altri e con Dio. Ci si dà la mano, si gesticola per aiutare la parola, si tocca per significare simpatia, amore, amicizia, si congiungono le mani per pregare, si benedice con le mani. "La mano rappresenta il rapporto diretto con la divinità (le mani alzate al cielo) oppure la punizione divina, il comando, la legge", spiega Mantero. "I cristiani quando hanno dovuto raffigurare un demonio scacciato, hanno scelto un animale senza mani, il serpente. L'Islam taglia le mani ai malvagi per impedir loro il rapporto con Dio".Mantero ha studiato la mano nell'arte e l'uso che ne fanno i vari pittori. "I Tiepolo usavano le mani per indicare come va guardato il quadro. Un codice per leggerlo", spiega. "Leonardo le caricava di significati numerici, pitagorici, musicali, astrologici. Le mani di Cristo e quelle dei dodici apostoli, nell'"Ultima cena", sono disposte in rapporti musicali e, inserite in un ideale pentagramma, costituiscono l'"Incipit" di una musica che ha voluto rappresentare."Di mani famose ce ne sono tantissime. A Mantero piace ricordare quelle in preghiera di Durer, quelle di Abramo Lincoln. O la mano di Dio dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina. E poi quella di Topolino, una mano che lo appassiona. "Walt Disney era un grande ricercatore, una specie di Konrad Lorenz alla rovescia", dice. "Si era accorto che gli uomini non usavano tutte e cinque le dita e allora disegnava tutti i suoi personaggi con sole quattro dita. Aveva notato anche lui che la mano è uno strumento più perfetto di quanto l'uomo si meriti". Usare tutte e cinque le dita è difficile. Solo i geni ci riescono. Come Paganini che doveva la sua stupefacente abilità nell'usarle anche ad una malattia molto rara, il morbo di Marfan, che aveva deformato la struttura ossea dei suoi arti."La gente normale usa tre dita", dice Mantero. "Moltissimi usano le mani come palette, sono sostanzialmente bidattili, usano cioè il pollice in opposizione alle altre quattro dita usate insieme".L'uomo, in sostanza, non si merita uno strumento così perfetto. E inoltre lo trascura, fa correre loro ogni sorta di rischi. "E' incredibile pensare che usiamo le nostre mani anche per costruire quegli strumenti con i quali le danneggeremo", dice. "Usiamo le mani come deficienti. Costruiamo i petardi che ci scoppieranno in mano. La sega che ci taglierà le dita. Ho visto pittori per i quali le mani sono la vita, tagliarsi i tendini perché volevano fare i vetrai. La notte di Capodanno ho fatto le tre per ricostruire i nervi tagliati di un grande pianista che stava giocando con un trapano elettrico, regalo di Natale. La gente ha una tale fiducia nell'onnipotenza della mano che la espone ai rischi più stupidi. Prendete gli anelli. Sono pericolosissimi. Se rimangono impigliati in una cosa in movimento, un'auto, una moto, possono causare le lesioni peggiori. E' arrivata da me gente con le dita scuoiate, strappate, le arterie accartocciate".Ma è proprio in quel momento che interviene il potere taumaturgico. Oltre alle mani che costruiscono gli strumenti che distruggono altre mani ci sono anche le mani (quelle del chirurgo) che aiutano a guarire le ferite di altre mani. Come la mano che tocca e resuscita, come la mano del re che ridà la salute al malato di peste. Mantero ne è talmente cosciente che porta rispetto, lui esponente della medicina ufficiale, anche per i pranoterapeuti, coloro che sostengono di guarire le malattia "imponendo" le mani sul corpo del paziente. "E' stupido negare tanto per negare. Bisogna entrare nel loro spazio culturale. Io stesso ho visto delle cose che mi hanno lasciato sinceramente perplesso. Ho osservato fenomeni dolorosi scomparire dopo l'intervento di un pranoterapeuta". Le mani dei pranoterapeuti sono miracolose? Speciali? "No, sono normalissime mani. Ma loro vi trasfondono tutte le loro attenzioni. Come fa un pianista, come fa un violinista. Come le mani della Gioconda, mani a riposo in cui è trasferita tutta la sua spiritualità".
Renzo Mantero - Secolo XIX
(Pubblicata il 13/03/1992)
Che cos'è che differenzia un uomo da un animale? Renzo Mantero non ha dubbi: le sue mani, lo strumento più perfetto che sia stato dato in dotazione all'umanità. Renzo Mantero è uno dei più grandi esperti di mani che esistano al mondo. E' un ineguagliabile "riparatore" di mani. E' capace di prenderle disastrate e di restituirle come nuove. "La mano", dice, "è l'unico organo di senso interattivo". L'occhio guarda senza essere guardato. L'orecchio ascolta senza essere ascoltato. La mano non può toccare senza essere toccata. Per questo ha un meccanismo di risposta immediata, una specie di corsia preferenziale mani-cervello. La mano è di una incredibile sincerità. Mentre l'occhio può ingannarci ("A volte entriamo in un negozio e diciamo buongiorno ad un manichino"), la mano è incapace di mentire. Dice sempre la verità.Renzo Mantero ha operato più di trentamila mani. Primario di chirurgia generale e chirurgia della mano all'ospedale savonese San Paolo, è oggi uno dei maggiori esperti mondiali della sua disciplina. Portano il suo nome quindici tecniche operatorie, diciotto strumenti chirurgici, duecento pubblicazioni. Ha rimesso a posto le mani di sportivi (la campionessa di scherma Dorina Vaccaroni), di musicisti (il violinista Cogan), di operai infortunati, di bambini malformati. Ha scritto saggi sulle mani "iperabili" di Paganini, sulla mano di Satana, su quella di Dio, sulle mani dipinte dai Tiepolo, da Michelangelo, da Leonardo. E' un fanatico ammiratore delle mani di Rodin e delle poesie di Neruda, così piene di mani ("Vi ho trovato 800 ricorrenze di immagini della mano")."La mano è uno strumento incredibile", dice. "Può fare 40 milioni di movimenti. Serve ai ciechi per vedere, ai muti per parlare". Mantero ne è talmente convinto che cinque anni or sono ha organizzato una mostra di opere d'arte per non vedenti, "Vedere con mano".La mano è anche simbolo. Serve per comunicare con gli altri e con Dio. Ci si dà la mano, si gesticola per aiutare la parola, si tocca per significare simpatia, amore, amicizia, si congiungono le mani per pregare, si benedice con le mani. "La mano rappresenta il rapporto diretto con la divinità (le mani alzate al cielo) oppure la punizione divina, il comando, la legge", spiega Mantero. "I cristiani quando hanno dovuto raffigurare un demonio scacciato, hanno scelto un animale senza mani, il serpente. L'Islam taglia le mani ai malvagi per impedir loro il rapporto con Dio".Mantero ha studiato la mano nell'arte e l'uso che ne fanno i vari pittori. "I Tiepolo usavano le mani per indicare come va guardato il quadro. Un codice per leggerlo", spiega. "Leonardo le caricava di significati numerici, pitagorici, musicali, astrologici. Le mani di Cristo e quelle dei dodici apostoli, nell'"Ultima cena", sono disposte in rapporti musicali e, inserite in un ideale pentagramma, costituiscono l'"Incipit" di una musica che ha voluto rappresentare."Di mani famose ce ne sono tantissime. A Mantero piace ricordare quelle in preghiera di Durer, quelle di Abramo Lincoln. O la mano di Dio dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina. E poi quella di Topolino, una mano che lo appassiona. "Walt Disney era un grande ricercatore, una specie di Konrad Lorenz alla rovescia", dice. "Si era accorto che gli uomini non usavano tutte e cinque le dita e allora disegnava tutti i suoi personaggi con sole quattro dita. Aveva notato anche lui che la mano è uno strumento più perfetto di quanto l'uomo si meriti". Usare tutte e cinque le dita è difficile. Solo i geni ci riescono. Come Paganini che doveva la sua stupefacente abilità nell'usarle anche ad una malattia molto rara, il morbo di Marfan, che aveva deformato la struttura ossea dei suoi arti."La gente normale usa tre dita", dice Mantero. "Moltissimi usano le mani come palette, sono sostanzialmente bidattili, usano cioè il pollice in opposizione alle altre quattro dita usate insieme".L'uomo, in sostanza, non si merita uno strumento così perfetto. E inoltre lo trascura, fa correre loro ogni sorta di rischi. "E' incredibile pensare che usiamo le nostre mani anche per costruire quegli strumenti con i quali le danneggeremo", dice. "Usiamo le mani come deficienti. Costruiamo i petardi che ci scoppieranno in mano. La sega che ci taglierà le dita. Ho visto pittori per i quali le mani sono la vita, tagliarsi i tendini perché volevano fare i vetrai. La notte di Capodanno ho fatto le tre per ricostruire i nervi tagliati di un grande pianista che stava giocando con un trapano elettrico, regalo di Natale. La gente ha una tale fiducia nell'onnipotenza della mano che la espone ai rischi più stupidi. Prendete gli anelli. Sono pericolosissimi. Se rimangono impigliati in una cosa in movimento, un'auto, una moto, possono causare le lesioni peggiori. E' arrivata da me gente con le dita scuoiate, strappate, le arterie accartocciate".Ma è proprio in quel momento che interviene il potere taumaturgico. Oltre alle mani che costruiscono gli strumenti che distruggono altre mani ci sono anche le mani (quelle del chirurgo) che aiutano a guarire le ferite di altre mani. Come la mano che tocca e resuscita, come la mano del re che ridà la salute al malato di peste. Mantero ne è talmente cosciente che porta rispetto, lui esponente della medicina ufficiale, anche per i pranoterapeuti, coloro che sostengono di guarire le malattia "imponendo" le mani sul corpo del paziente. "E' stupido negare tanto per negare. Bisogna entrare nel loro spazio culturale. Io stesso ho visto delle cose che mi hanno lasciato sinceramente perplesso. Ho osservato fenomeni dolorosi scomparire dopo l'intervento di un pranoterapeuta". Le mani dei pranoterapeuti sono miracolose? Speciali? "No, sono normalissime mani. Ma loro vi trasfondono tutte le loro attenzioni. Come fa un pianista, come fa un violinista. Come le mani della Gioconda, mani a riposo in cui è trasferita tutta la sua spiritualità".
LE TUE MANI
Quando le tue mani muovono,
amore, verso le mie,
cosa mi portano in volo?
Perchè si sono fermate
sulla mia bocca, all'improvviso,
perchè le riconosco
come se una volta, prima,
le avessi toccate,
come se prima di esistere
avessero già percorso
la mia fronte, la mia cintura?
La loro morbidezza giungeva
volando sul tempo,
sul mare, sul fumo,
sulla primavera,
e quando tu hai posato
le tue mani sul mio petto,
ho riconosciuto quelle ali
di colomba dorata,
ho riconosciuto quella creta
e quel colore di grano.
Per tutti gli anni della mia vita
ho vagato cercandole.
Ho salito scale,
ho attraversato scogliere,
mi hanno trascinato via treni,
le acque mi hanno riportato,
e nella pelle dell'uva
mi è sembrato di toccarti.
Il legno di colpo
mi ha portato il tuo contatto,
la mandorla mi annunciava
la tua morbidezza segreta,
finchè si sono strette
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
hanno concluso il loro viaggio.
Pablo Neruda
Quando le tue mani muovono,
amore, verso le mie,
cosa mi portano in volo?
Perchè si sono fermate
sulla mia bocca, all'improvviso,
perchè le riconosco
come se una volta, prima,
le avessi toccate,
come se prima di esistere
avessero già percorso
la mia fronte, la mia cintura?
La loro morbidezza giungeva
volando sul tempo,
sul mare, sul fumo,
sulla primavera,
e quando tu hai posato
le tue mani sul mio petto,
ho riconosciuto quelle ali
di colomba dorata,
ho riconosciuto quella creta
e quel colore di grano.
Per tutti gli anni della mia vita
ho vagato cercandole.
Ho salito scale,
ho attraversato scogliere,
mi hanno trascinato via treni,
le acque mi hanno riportato,
e nella pelle dell'uva
mi è sembrato di toccarti.
Il legno di colpo
mi ha portato il tuo contatto,
la mandorla mi annunciava
la tua morbidezza segreta,
finchè si sono strettele tue mani sul mio petto
e lì come due ali
hanno concluso il loro viaggio.
Pablo Neruda
Quando morrò voglio le tue mani
Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:voglio la luce e il frumento delle tue mani amatepassare una volta ancora su di me la loro freschezza,sentire la soavità che cambiò il mio destino.Voglio che tu viva mentr'io, addormentato, t'attendo,voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,che fiuti l'aroma del mare che amammo unitie che continui a calpestare l'arena che calpestammo.Voglio che ciò che amo continui a esser vivoe te amai e cantai sopra tutte le cose,per questo continua a fiorire, fiorita,perché raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,perché la mia ombra passeggi per la tua chioma,perché così conoscano la ragione del mio canto.
P. Neruda
Mudrā
(Sanscrito, letteralmente "sigillo"; inzō in Giapponese) è un gesto simbolico delle mani o delle dita, insieme alle asana (posizioni) sono utilizzate nella pratica meditativa yoga. Usato nello yoga, nelle asana, nel pranayama o nella meditazione.
(Sanscrito, letteralmente "sigillo"; inzō in Giapponese) è un gesto simbolico delle mani o delle dita, insieme alle asana (posizioni) sono utilizzate nella pratica meditativa yoga. Usato nello yoga, nelle asana, nel pranayama o nella meditazione.
Il Mudra può agire sul piano fisico, energetico e/o spirituale.
I mudra vengono usati molto nel buddhismo tibetano, sono movimenti, gesti, danze delle mani che vanno a completare tecniche, pratiche e meditazioni atte al raggiungimento dell'illuminazione, ma i mudra vengono praticati anche durante le cerimonie come ad esempio nelle cerimonie di iniziazione.
Definizione del termine
Vi sono molte opinioni in merito all’interpretazione del termine “mudrā”; gli studiosi sostengono l’interpretazione legata all’origine etimologica del vocabolo, che identifica la posa della mano come un “sigillo”, una “stampa”, un “segno”, un “marchio”, un “simbolo”, un “gesto simbolico” oltre ad identificare nell’esoterismo, le varie divinità.
Origine
In un racconto contenuto nei Jātaka si narra di un bodhisattva che vedendo una donna, fece un gesto per sapere se era sposata. La donna rispose sempre con un gesto che non aveva marito. È evidente che il bodhisattva stava usando un linguaggio stabilito e convenzionale di gesti eseguiti con le mani. Le mudrā erano quindi espressione di un linguaggio quotidiano, ma non solo; in seguito, esse hanno trovato la loro sistemazione anche nella danza, nello specifico nel Nātya Śāstra di Bharata.
Origine Iconografica
La mudrā passa così da una funzione di linguaggio gestuale quotidiano ad una di esperimento di comunicazione simbolica in ambito artistico, e in seguito si trasforma da icona figurativa ad elemento rituale di cerimonie esoteriche. Attraverso le figure di Mathurā (100 a.C. – 600 d.C.) e soprattutto con le sculture del Gandhāra (100 – 400 d.C.) le mudrā diedero un grande contributo al tantrismo. Nel secondo secolo d.C., vi è la prima raffigurazione del buddha storico, fino ad allora era stato rappresentato come ruota della Legge, trono, colonna o albero.
Le mudra a "mani giunte"
Alcune mudra appartenenti sia alla tradizione buddista che induista sono note come "mudra a mani giunte" in cui la loro posizione ricorda, orientativamente, lal nota mudra definita anjali (che, nel caso specifico, sono collocate al di sopra del capo).
In questa serie il contatto dei palmi varia in rapporto alla forma particolare che si intende richiamare alla coscienza.
Hridaya. I palmi completamente uniti. Indica il cuore (hridaya) fermo e sincero.
Samputa o Samputanjali. Deriva da quella precedente. Il termine sanscrito descrive lo spazio tra due ciotole ed è tradotto in Devanagari sotto la figura.Le dieci dita sono unite assieme, ma tra i palmi viene lasciato un piccolo spazio che rappresenta lo spazio del cuore svuotato delle passioni.
Puna. Simbolizza il fiore di loto che sta sbocciando. In questo mudra le dita sono unite, tranne: indice, medio anulare le quali sono leggermente separate indicando il progressivo dischiudersi del fiore.
Origine
Alcune mudra più conosciute in Occidente sono quelle generalmente praticate nelle scuole di yoga e che accompagnano la meditazione del praticante.Da notare che il corrispondente termine Sino - Giapponese, riporta sempre la parola in.
Abhayamudra [Semui - in]
Quella della mano destra è il gesto della preghiera, ma anche quella di colui che impartisce benedizione e salvezza.Viene definita: " mudra che scaccia la paura".
Srimudra [kichijo in]
Questa mudra si assume unendo la punta del pollice con quella dell'anulare. E' la mudra della buona fortuna e si assume con la mano sinistra la quale rappresenta la concentrazione.Il cerchio che deriva dall'unione delle due dita è simbolo di perfezione che si realizza attraverso l'intelligenza (il pollice) ed il fuoco (l'anulare).
Dhyanamudra [Jo - in]
E' il gesto che si assume durante la meditazione ed è intimamente connesso all'idea del samadhi, il completo riassorbimento del pensiero nell'oggetto di concentrazione
sue varianti:
Adhara. Il termine sanscrito indica il potere di sostenere, di fornire supporto. Le dita sono ricurve a formare una coppa ed il gesto indica l'atto di trattenere l'acqua.
Uttanaja. la mudra simbolizza la chiarezza e la mancanza di dissimulazione, così come la purezza è il simbolo del loto o del Dharma.
Kamala. Questo termine in sanscrito significa fiore di loto. La forma simbolizza il fiore non ancora sbocciato.Lo spazio tra i palmi è leggermente più grande che nel mudra precedente.
Pranama. la mudra del rifugio. Le dita della mano destra sono intrecciate alla sommità con quelle della mano sinistra.
Viparita. Il termine sanscrito significa invertito, al contrario. Nel mudra la mano destra e la sinistra sono unite per i dorsi e le dieci dita sono intrecciate l'una con l'altra.
“SIMBOLOGIA DEI PIEDI AL FEMMINILE”
La scarpetta di Cenerentola
Per illustrare i simboli legati al piede e il loro risvolto culturale , abbiamo voluto analizzare le varie versioni di una delle favole più famose al mondo e diffusa in culture diverse tra loro
"Cenerentola" è la storia di una bellissima giovane che, alle seconde nozze del padre, viene privata del ruolo che le spetta nella famiglia e costretta a una vita di schiavitù domestica dalla crudele matrigna e dalle sorellastre. Costoro la odiano al punto di chiamarla solo col nomignolo "Cenerentola" (dalla cenere di cui la ragazza si sporca pulendo il camino).
La vita di Cenerentola cambia quando giunge notizia che a corte si terrà un ballo durante il quale il principe potrebbe scegliere la sua promessa sposa. (In alcune varianti della storia, ci sono tre balli). Con l'aiuto magico di una fata (la "fata madrina" di Cenerentola), la ragazza viene vestita di un meraviglioso abito da sera e riesce a recarsi segretamente al ballo (nonostante il divieto della matrigna). Al ballo attira l'attenzione del principe. Poiché l'effetto dell'incantesimo è destinato a svanire a mezzanotte, Cenerentola deve fuggire di corsa al rintocco; nella fuga, perde una scarpina di cristallo (nella versione con tre balli, questo accade la terza sera). Il principe, ormai innamorato, trova la scarpina e proclama che sposerà la ragazza capace di calzarla.
Il giorno successivo, incaricati del principe girano dunque per il regno facendo provare la scarpina di cristallo a tutte le ragazze in età da marito, incluse le sorellastre di Cenerentola. In alcune varianti della fiaba, queste cercano di ingannare il principe tagliandosi le dita dei piedi o il tallone per cercare di indossare la scarpetta. Comunque, alla fine Cenerentola prova la propria identità e sposa il principe.
In alcune versioni della fiaba manca il personaggio della fata madrina, e l'abito e le scarpe di Cenerentola vengono da un albero cresciuto sulla tomba di sua madre. Anche nelle versioni con la madrina, è ragionevole affermare che questa figura rappresenta la volontà della buona madre di Cenerentola, verso cui è indirizzata, indirettamente, la crudeltà della matrigna. La stessa madre di Cenerentola compare talvolta sotto forma di un uccello che assiste il principe nella sua ricerca di Cenerentola (per esempio rivelandogli le automutilazioni con cui le sorellastre cercano di ingannarlo). Anche il "coprifuoco" della mezzanotte non è presente in tutte le versioni.
Le versioni di "Cenerentola"
Scultura „Aschenputtel“ (cenerentola), 1970, Katharina Szelinski-Singer
"Cenerentola" compare, in oltre trecento varianti, in numerose tradizioni popolari. La versione più antica è già presente nella tradizione egiziana: Claudio Eliano, ad esempio, riporta la Fortuna storia dell'etera Rodopi (o Rodope) nell'Egitto della XXVI dinastia (Storia Varia. Libro XIII, 23)[1]. Non c'è da meravigliarsi che anche questa favola, come spesso succede, sia presente in tradizioni popolari molto distanti e, apparentemente, non comunicanti. La ritroviamo in Cina nella storia di Yeh-Shen, raccontata da Tuan Ch'ing-Shih. Fra gli elementi della fiaba che derivano dalla versione di Ch'ing-Shih c'è quello dei piedi minuti della protagonista, notoriamente segno di nobiltà e distinzione nella cultura cinese. In effetti, la versione cinese enfatizzava il fatto che Cenerentola (chiamata in effetti Yen-Shen) avesse "i piedi più piccoli del regno". Nelle versioni occidentali e successive, che hanno perso questa premessa, è in effetti abbastanza oscuro il motivo per cui il principe si aspetta che una sola ragazza nel regno sia in grado di indossare la scarpina ritrovata. In alcune versioni, in effetti, non si tratta neppure più di una scarpina, ma di un anello o un braccialetto. Che la scarpina fosse "di cristallo" è vero solo nella versione di Perrault e in quelle derivate (per esempio nella Cenerentola di Disney), e la variante pare originata da un equivoco tra i due nomi francesi con lo stesso suono "vaire" (il vaio, piccolo mammifero simile all'ermellino, della cui pelliccia era rivestita in versioni precedenti della fiaba la scarpina) e "verre" (vetro). Nella variante dei fratelli Grimm si trattava di una scarpetta d'oro.
Fra le altre versioni si possono ricordare in particolare Il vasetto magico (fiaba persiana), Vassilissa la bella (fiaba russa), Peldicenere (fiaba inglese) e La gatta Cenerentola riportata da Giambattista Basile nel 1634. Gli elementi variabili sono numerosi; si può correttamente dire che ogni gruppo sociale e ogni popolo abbia rimaneggiato alcuni elementi della favola, enfatizzandone alcuni ed eliminandone o modificandone altri in modo da riflettere la stessa situazione generale in contesti sociali e storici diversi. La diffusione di questa favola è tale che non pare fuori luogo collocarla nel contesto del mito, né è privo di senso tentare di metterla in relazione con archetipi psicologici e psicoanalitici (vedi per esempio le interpretazioni di Bruno Bettelheim). Ancora oggi continuano a nascere nuove versioni della favola, come The Egyptian Cinderella di Shirley Climo e Cinderella Story di Mark Rosman con Hilary Duff.
Conclusione
L’uomo , il cielo e la Terra fanno parte della trilogia fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese.
L’uomo è parte integrante della natura. Cammina eretto con la testa rivolta verso il Cielo che lo sovrasta e i piedi saldamente ancorati alla Terra che lo sorregge.
Da questa simbologia ne deriva che l’uomo è il tramite tra le energie del Cielo e quelle della Terra , come Microcosmo immerso nel Macrocosmo e deve rispondere alle leggi cosmiche , universali.
Lo Spazio è rappresentato dalla Terra , sulla quale l’uomo esercita il controllo e dalla quale riceve sostegno fisico e alimentare , è il suo Yin , luogo di fecondazione e Madre di tutti gli esseri. Essa è misurabile fisicamente ed è rappresentata dal quadrato.
Il Tempo , simbolicamente il Cielo incombente sull’uomo , è il suo Yang , dal quale riceve ispirazione e al quale sono legati il mistero e la trascendenza. Non è misurabile né comprensibile. Il Tempo non è calcolabile , possiamo segnarlo , ma non misurarlo. Esso è rappresentato dal cerchio.
La medicina cinese classica e il Taoismo consideravano l’essere umano vivente come espressione di una tensione fra questi due poli.
Il Cielo è creatività. Rappresenta le azioni creative dell’uomo, il quale, con il suo potere, risveglia e sviluppa la propria natura superiore. E’ il principio, la fonte delle idee; crea, apporta ordine. E’ veloce, senza fine, incline alla ricerca e all’indagine.Il Cielo si può identificare con l’aria e, come dice Lowen, padre della bioenergetica: “L’aria o la respirazione sono l’equivalente dello spirito, il pneuma delle antiche religioni, un simbolo del potere divino che dimora in Dio-padre, la figura paterna. Il corpo risucchia l’aria. Il modo in cui respiriamo esprime le nostre sensazioni sul diritto di prendere ciò che ci serve nella vita. Respirando ci identifichiamo col principio maschile, il principio attivo, o aggressivo, della vita” .Una insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si specchia in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e perciò in un indebolimento della risposta emozionale ai fatti della vita. Così, ad una respirazione frammentaria corrisponderà una risposta conflittuale ed ambivalente.La Terra invece è ricettività. Costituisce una realtà in contrasto con il potenziale spirituale della creatività. E’ lenta, è la natura. E’ ciò che nutre, che porta a compimento, è sforzo e fatica, è accogliente, delimitata e devota. Troviamo tutto ciò nel concetto di “grounding” (pure introdotto da Lowen) che letteralmente si potrebbe tradurre con “imparare bene a vivere con i piedi per terra”, cioè aver la capacità di essere se stessi, di accettare i propri vissuti emozionali e corporei. La “discesa nelle proprie gambe” significa spostare la consapevolezza verso il basso, riportare l’appoggio dell’essere al sostegno della Madre, di cui, a causa delle tensioni croniche presenti sia nei muscoli sia nei tendini e nelle articolazioni, la maggior parte delle persone vive un’esperienza del tutto parziale.Fra i due poli che ho appena descritto fanno da mediatori le mani, che ci permettono di trasformare le idee in fatti. Nella società attuale gli individui solitamente concentrano energia ed attenzione nella metà superiore del corpo. La gente si prende molta cura della faccia (come della facciata), la competizione non avviene più nel campo della sopravvivenza fisica ma piuttosto della cultura, della personalità e delle idee. Da un punto di vista sociale, potremmo concludere che soffriamo tutti di una iperattività del nostro Cielo, mentre l’uomo primitivo si dibatteva nell’iperattività della sua Terra (dalla madre al padre, dalle società matriarcali a quelle patriarcali di oggi). Siamo sempre più alti, sottili, raffinati e distanti dalla Terra; dobbiamo quindi riportare armonia nell’energia umana di base.I piedi sono il “luogo di incontro” fra le opposte tensioni e possono rappresentare un ottimo ponte attraverso cui muoversi alla ricerca dell’integrazione e dell’equilibrio tra i poli.
Di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008

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