martedì 3 giugno 2008

Le mani e i piedi sono....."AUTOPODI"

Differenze morfologiche nel tempo.....
Come nella maggior parte dei tetrapodi (animali quadrupedi), l'arto dei mammiferi è suddiviso in tre segmenti: stilopodio (ossa del braccio o della coscia), zeugopodio (avambraccio o gamba) ed autopodio (mano o piede).

Sulla terraferma:
uomo
1,2 – gorilla
3,4,5,6,7,8 – scimpanzè
9,10 orango
11,12,13 gibbone
14,15 scimmia nera e bianca (guereza)
16,,17,18 – macaco
19,20 – babbuino
21,22 – scimmie pigmee (marmoset)
La condizione più primitiva è l'arto con 5 dita (pentadattilo) che poggia con tutta la pianta durante la locomozione (plantigrado). Questa condizione è tipica di molti ordini quali gli Insettivori (ricci e talpe) ed i Primati, molti dei quali evidenziano con l'opponibilità del 1° dito l'adattamento ad una vita arboricola (zampe prensili). A differenza degli altri primati, durante il corso dell'evoluzione l'uomo ha perso l'opponibilità dell'alluce, che si è allineato alle altre dita del piede, mentre gli arti inferiori sono più lunghi e potenti di quelli superiori per sostenere il corpo e consentire l'andatura bipede. Anche il pollice è più sviluppato rispetto a quello delle scimmie, per permettere non solo una "presa di forza" ma anche una di "precisione". Per l'adattamento alla corsa, in molti Carnivori e nei Proboscidati (elefanti) l'arto poggia invece solo sulle dita (digitigrado), mentre negli unguligradi (Artiodattili e Perissodattili, cioè ippopotamo, rinnoceronte, cervo, bovini, cavallo ecc..) vengono poggiate solo le falangi distali, ricoperte dalle unghie sviluppate a formare lo zoccolo. Gli Artiodattili vengono detti parassoni perché l'asse di sostegno del corpo passa tra il 3° e 4° dito; il 1° dito è assente, mentre il 2° ed il 5° sono presenti nei Suiformi (ippopotamo, cinghiale, maiale, ecc.), ridotti nei Ruminanti (mucca, pecora, capra, cervo, antilope, canguro ecc.) ed assenti nei Camelidi ( cammello, dromedario, lama ecc.) e nell'antilocapra. I Ruminanti possiedono anche un osso cannone mediano che deriva dalla fusione dei metacarpali e dei metatarsali.

I Perissodattili (cavallo, asino, zebra, tapiro, rinnoceronte) sono invece detti mesassoni in quanto l'asse di sostegno passa per il 3° dito: i Tapiridi presentano 4 dita negli arti anteriori e 3 nei posteriori, i Rinocerontidi hanno 3 dita per ogni arto mentre gli Equidi solo il 3° dito, risultando così altamente specializzati per la corsa. L'adattamento all'ambiente sotterraneo è evidente nella talpe, i cui arti sono simili a palette per l'attività di scavo: lo stilopodio e lo zeugopodio sono molto corti mentre la mano è abbastanza sviluppata e reca cinque dita sindattili munite di forti unghioni. Un ulteriore specializzazione si ritrova nei mammiferi saltatori (lepri, canguri etc.), dove gli arti posteriori sono molto più potenti ed allungati di quelli anteriori per permettere una maggiore spinta del corpo.

Nell'ambiente acquatico:


Conformazione a confronto tra un otaride ed un focide

I mammiferi più specializzati per la vita acquatica appartengono a tre gruppi:Pinnipedi, Sirenidi e Cetacei. I Pinnipedi (foche, otarie, tricheco ed elefanti marini) sono inclusi nell'ordine dei Carnivori. Presentano corti arti che sostengono ampie mani e piedi palmati, trasformati in pinne sorrette da lunghe dita. Quasi tutte le specie sono marine e si riproducono sulla terraferma. Il nuoto più efficiente è quello praticato dai Focidi, che ottiene la spinta dagli arti posteriori mentre il corpo si flette in orizzontale e verticale per le manovre in acqua. Più difficoltà ritrova al suolo, dove sembra "strisciare" portandosi avanti gli arti posteriori, poco manovrabili. Negli Otaridi il nuoto è meno evoluto, avviene grazie alle potenti remate delle loro pinne anteriori, ma sulla terraferma possono portare in avanti le zampe posteriori e camminare meno impacciatamente. Infine, il tricheco nuota come se stesse "correndo" nell'acqua.I Sirenidi (dugongo e lamantini) mostrano un maggiore adattamento all'ambiente acquatico, anche se occasionalmente possono ritrovarsi presso le rive dei fiumi per nutrirsi.
Il corpo è più fusiforme, gli arti posteriori sono assenti e la coda forma una potente pinna orizzontale, simile anche per funzionamento a quella dei Cetacei. Gli arti anteriori formano invece piccole pinne pettorali che fuoriescono dalla parte anteriore del corpo.
Il gruppo di mammiferi che mostra il più elevato adattamento alla vita acquatica è rappresentato dall'ordine dei Cetacei (balene e delfini in senso lato) che non approdano mai sulla terraferma, a meno che non si arenino per poi morire o venire salvati. il corpo ha una notevole idrodinamicità, gli arti posteriori sono assenti (anche se possono ritrovarsi rudimenti di bacino) e la coda sorregge una muscolosa e possente pinna orizzontale che spinge in avanti il corpo per propulsione. Rispetto alla mole, gli arti anteriori formano piccole pinne pettorali e può esistere anche una pinna adiposa dorsale.

Conclusioni:
Dall’analisi degli arti e più in particolare delle mani e dei piedi dei vari primati (sia marini che terrestri) si può notare che le caratteristiche morfologiche di ognuno si sono evolute e modificate col passare del tempo a seconda dell’uso e dell’ambiente circostante in cui ogni specie viveva. Sono variate le dimensioni, a seconda dell’uso dello specifico arto, o semplicemente è variata la conformazione o la mobilità dello stesso. Nell’uomo la differenza tra mani e piedi è sostanziale: gli arti inferiori si sono sviluppati maggiormente rispetto alle braccia per sostenere tutto il nostro corpo e in particolare i piedi hanno aumentato la dimensione della pianta a scapito delle dita per un maggiore piano di appoggio e per aumentare l’equilibrio, mentre le mani hanno ridotto il palmo a favore dell’aumento di lunghezza delle dita per aumentare la manualità.
In piccolissima parte questa cosa si può notare anche da luogo a luogo: nei paesi sottosviluppati (terzo mondo) le mani e i piedi hanno una primaria funzione, servendo per il sostentamento (basti pensare alla scarsità dei mezzi di trasporto e quindi all’uso maggiore dello spostarsi con le proprie forze oppure all’uso delle mani nella quasi totalità dei lavori quotidiani). Nei paesi industrializzati l’uso della tecnologia, la vita frenetica e quindi il minor tempo a disposizione, l’aumento spropositato degli agi e comodità hanno portato l’uomo a impigrirsi sempre più, cercando di trovare la soluzione di minor spreco di energia per ogni attività, e quindi usando sempre meno piedi e mani (se non per premere su qualche pedale o digitare qualche tasto sui vari computer, macchinari ecc…).
La visione è pessimistica ma, visti i vari mutamenti nei millenni e visto il progresso che giorno dopo giorno sviluppa nuove soluzioni, potrebbe portare in un futuro molto lontano e con un po’ di fantasia a un nuovo mutamento, magari con mani piccole e dotate di un unico dito e piedi anch’essi piccoli, magari senza dita o semplicemente del tutto assenti……sarebbe la fine dell’On Zon Su….:-(

di Emanuele Pera, Arcola 2008

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