lunedì 27 aprile 2009

OGGETTO: Posizione fiscale e contributiva dell’Operatore di Riflessologia On Zon Su

L'articolo originale è dello studio GAMMA
di Savina Bonnine e Renzo Chiampo pubblicato su
SHIATSUNEWS SECONDOTRIMESTRE
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Da consegnare al proprio commercialista in caso si prenda la partita IVA

L'inquadramento fiscale e contributivo dell’operatore di riflessologia On Zon Su.

CATEGORIA DI APPARTENENZA

DALLE NUOVE DISPOSIZIONI DEL 2009, L’ATTIVITA’ NON E’ RICONOSCIUTA “PARAMEDICA”, BENSI’ VIENE RICOMPRESA TRA GLI OPERATORI PER IL BENESSERE FISICO”

CODICE ATTIVITA’ IVA - ATECO
“ALTRE ATTIVITA’ DI SERVIZI PER LA PERSONA” nca
TIPOLOGIA ATTIVITA’:

Codice 96 09 09 c c "altra attivita' di servizi per la persona" nca

C.C.I.A.A.:
NON E’ richiesta l’iscrizione alla C.C.I.IA.

UFFICIO IVA
E’ necessaria la preventiva iscrizione all’ufficio IVA al fine di ottenere il numero di partita IVA.Nella dichiarazione di inizio attività nel quadro B, deve essere espressa l’eventuale opzione per i regimi agevolati: es. “contribuenti minimi” – “nuove iniziative imprenditoriali e di lavoratore autonomo”.

INPS
E’ necessaria l’iscrizione nella gestione separata: Codice attività 21 “operatore nel settore dell’igene e della salute” – oppure 26 “operatore per il benessere fisico”.

IL CONTRIBUTO INPS
per l’esercizio 2008, se non si hanno altre coperture previdenziali, è stabilito nella misura del 24%. Tale contributo viene calcolato, sia per il regime ordinario, sia per le nuove iniziative, sia per i contribuenti minimi, sul reddito dell’attività (= RICAVI meno COSTI).
Deve essere conteggiato nel quadro RR del mod. UNICO PF, e viene versato con le stesse
modalità (Mod F24) e termini dell’ IRPEF. E cioè (attualmente):
1. il saldo entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è prodotto il reddito;
2. il primo acconto, in ragione del 40% del contributo dovuto, alla stessa data del saldo;
3. il secondo acconto, di importo pari al primo acconto, entro il 30 novembre dell’anno di cui sopra.
Il versamento del 16 Giugno può essere ripartito in 6 rate (16/6, 16/7, 16/8, 16/9, 16/10, 16/11 calcolando l’interesse del 6% annuo, (=0,5% al mese).
__________________________________________________________________________ SEMPLIFICHIAMO
Poniamo (per praticità di conteggio di aver realizzato nel 2008 un reddito imponibile di 1.000 euro per il quale corrisponde un contributo di 240,00 euro.
Si dovranno versare:
1. il 16 Giugno 2009 = saldo 2008 = € 240,0 + 1° acconto 2009 (€ 96).
2. il 30 Nov. 2009 = 2° acconto 2009 = € 96;
L’anno dopo (2009) presupponendo lo stesso realizzo di 1000 € si dovrà versare:
1. il 16 Giugno 2010 = saldo 2009 = 240-96-96 = 48 €;
2. il 16 Giugno anche il 1°acconto 2010 = 40% di 240,00€ = € 96,00;
3. il 30 Novembre 2010 = 2° acconto 2010 = € 96,00
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L’IMPOSTA SUI REDDITI dovuta allo stato, varia in funzione del regime applicato.

“CONTRIBUENTI MINIMI” (forfettone):
Il reddito dell’attività (=RICAVI – COSTI , dove tra i costi si considera il valore totale dei beni strumentali acquistati nell’anno, che pertanto non devono più essere ammortizzati) DEDOTTI I CONTRIBUTI INPS versati nell’anno, deve essere dichiarato nel quadro RE del mod Unico PF, e viene tassato con un’imposta sostitutiva del 20%.
L’imposta sostitutiva deve essere versata con Mod. F24, entro il 20 Giugno dell’anno successivo a quello in cui si è prodotto il reddito.
__________________________________________________________________________ ESEMPLIFICHIAMO
Poniamo (per praticità di conteggio di aver realizzato nel 2008 un reddito imponibile di 1.000 euro
Si dovranno versare:
1. il 16 Giugno 2009 = saldo 2008 = € 200,00
2. il 30 Novembre 2010 = 2° acconto 2010 = € 96,00
Nota: I contribuenti minimi sono ESCLUSI dai studi di settore e dal versamento IVA.

E' Un'articolo scritto da:
Studio GAMMA
di Savina BonnineeRenzoChiampo
SHIATSUNEWS SECONDOTRIMESTRE

PER VEDERE L'ARTICOLO ORIGINALE:
http://www.shiatsunews.com/numeri-2008/giugno_2008/PDF/14-posizione_fiscale-chiampo-giugno_2008.pdf

Assicurazione Operatori Riflessologia On Zon Su School

Caro operatore On Zon Su , praticante, e/o studente,
se operi a livello professionale, semiprofessionale, amatoriale (anche come tirocinante o durante il corso triennale di On Zon Su), On Zon Su School, in collaborazione con L’Associazione Professionale Operatori DBN (discipline bionaturali), può fornirti importanti servizi utili, anzi indispensabili per la tua attività. Grazie ad un nuovo rapporto di affiliazione con l’Associazione Professionale Operatori Shiatsu e Discipline Bio Naturali (Apos e DBN), siamo in grado di fornirvi servizi quali coperture assicurative, consulenze, strumenti editoriali per la promozione ecc. di alto livello a costi minimi. Clicca sul collegamento per maggiori informazioni

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venerdì 24 ottobre 2008

Bentrovati

Cari tutti, ma proprio "cari" nel senso di amabili, benvoluti, gradevoli, graditi, apprezzati, gentili, teneri; scrivo su questo blog per dirvi quanto sono stata felice di ri-trovarvi.
Piedi nuovi e piedi già noti di nuovo tra le mani...una sensazione di pienezza e complicità che mi piace tantissimo.
"Ci auguro" un altro anno denso di scoperte e di pratica con questo meraviglioso, e anche tanto misterioso direi, "apploccio all'essele umano!" ;-)
Vi abbraccio, Marzia

lunedì 1 settembre 2008

I bimbi vivono i loro piedini con amore e......

Di Alessandra Lovati
VERONA 2008

Quasi sempre solo nei primi anni di vita i bimbi vivono i loro piedini con amore e curiosità, li toccano, finiscono sempre per togliere calze e scarpe. Li esibiscono. Amano i complimenti ai loro piedini, le carezze, i massaggini….
Vanno a toccare con essi molte cose, vanno ad esplorare il mondo. Sono delle ANTENNE PER SCOPRIRE IL MONDO.
Poi si cominciano a chiudere nelle scarpe…I piedi vestono la “moda”, stretta, larga, a punta, col tacco…. Mettono in luce l’armonia delle forme e dei colori, si abbinano allo stile dell’abito, della borsetta, della cravatta…. Per altri invece la calzatura resta un oggetto di pura utilità.
I piedi ne restano spesso ingabbiati. Da fuori non se ne riconosce neanche il numero…
Se li guardiamo nudi a volte hanno addirittura preso la forma della scarpa. Ne sono il loro contenuto.
Se pensiamo alle gambe come le colonne che insieme alla colonna vertebrale ci sostengono, abbiamo spesso la sensazione che siano le scarpe la base di queste colonne e IL PIEDE ABBIA PERSO LA SUA PRIORITA’.
Anche a casa in molte famiglie c’è l’obbligo estate e inverno di indossare la pantofola. Con la scusa di tenere il piede al caldo, o per nascondere qualcosa che a volte puzza o comunque viene considerato “basso”, perché così legato alla terra, calzando nella maggioranza dei casi ciabatte o infradito, si perde il modo naturale di camminare, che diventa strascicato o comunque il più delle volte ben lontano dal movimento di onda suo naturale.
Pochi i momenti della giornata senza scarpe.

Ma quando riceviamo un trattamento di On Zon Su è una cosa tutta diversa. Intanto liberiamo il piede dalle scarpe e questo già ci invita al rilassamento. Può creare imbarazzo, ma in genere si supera presto, se c’è un clima di armonia, dove mani calde accarezzano, premono, stimolano i nostri piedi, dandoci ascolto e accettazione.
Attraverso l’incontro tra piedi e mani, uno stimolo percorre a volte tutto il nostro corpo fino alla testa.
ILPIEDE DIVENTA PARTE ESSENZIALE DI NOI, riprende il suo ruolo di antenna, di sensore. Porta dentro di noi sensazioni nuove o che risvegliano passati che ci sono appartenuti. Attraversiamo in certi momenti una condizione magica che potrei definire di “meditazione”, di “interezza”…
Ci possiamo sentire toccati fino al cuore e nutriti di quello che avevamo bisogno.
Ci possiamo sentire irritati, rabbiosi. Possiamo vivere emozioni che sono nostre e scoprire di averne altre che non conoscevamo. Possiamo accedere a un linguaggio simbolico di immagini, colori, suoni..
A volte prima e dopo il trattamento, anche se l'On Zon Su lavora sul piede per poi lavorare su tutta la persona, mi piace ascoltare prima e dopo il trattamento come il piede appoggia a terra, come sostiene il corpo, come cammina e se è cambiato già qualcosa.
Dentro alla tavola, alle sue difficoltà, alle lancette dell’orologio che scandisce il tempo, in un momento di silenzio e di ascolto vado a massaggiare un piede con le mie mani.

LE MANI SI UNISCONO ATTRAVERSO IL PIEDE. SI FORMA COSI’ UN CERCHIO che attraversa il mio petto (o il mio cuore), percorre un braccio, una mano, il piede l’altra mano l’altro braccio, per ritornare al cuore.
Quel bellissimo esercizio preparatorio del respiro che porta l’inspiro tramite la punta delle dita fino al nostro centro vitale e porta l’espiro al centro del palmo delle mani permette che LE MANI IMPARINO A DIVENIRE SEMPRE PIU’ UN TUTT’UNO CON IL NOSTRO CORPO E CON IL NOSTRO CUORE.

Mi è molto piaciuto il massaggio alle mani fatto in classe.. Due lavoravano contemporaneamente ciascuno una mano di una terza persona.
E’ stato molto bello sentirsi liberi di toccare come il cuore ci porta e anche provare a toccare come fa l’altra persona. La mia compagna che è molto immediata mi ha stimolato a permettermi movimenti meno precisi, ma più sciolti, più delicati, più avvolgenti.
Usare le mani non solo per ritrovare e stimolare i punti della mappa del piede, ma anche per il gusto di toccare, accarezzare…
Ad alcune persone piace molto se dedico pochi minuti a un contatto spontaneo e piace anche a me sia farlo che riceverlo..
Penso che nell'On on Su siano da abbinare spontaneità e precisione della tecnica.
La vera arte del massaggio del piede a mio parere è la FUNZIONE ARMONICA TRA LA CAREZZA RISPETTOSA E AMOREVOLE E LA CURA.

Mi ha colpito moltissimo la ritualità della TAVOLA DEI NOVE PALAZZI in cui si va a bussare alle porte e poi si possono aprire. Questo inizio per me simboleggia l'On Zon Su. TOCCARE CHIEDENDO IL PERMESSO DI FARLO. A casa mi sono inventata un modo per cominciare un trattamento per bussare e chiedere il permesso, con un contatto silenzioso in cui tengo tra le mie mani i piedi dell’altra persona. E’ anche un modo per sintonizzarsi sul respiro, di cercare una stessa lingua per comunicare. E’una richiesta ad essere disponibili alla trasformazione.

A volte il piede durante il trattamento si pone come volesse dirmi “toccami qua”, “qui ho bisogno”.
Mi permetto allora qualche minuto per questa tacita richiesta e spesso mi sento dire che la parte più bella del massaggio è stata quella.
A volte vorrei “migliorare” il piede, separare dita troppo unite, allungarle, sciogliere la parte centrale, tonificare il tallone….. Come se il piede fosse sbagliato. Ho come fretta… Ma poi mi dico: PERCHÈ?
Tutti questi lavori li faccio perché i piedi sono grandi antenne dove scorre energia preziosissima che ci appartiene. Ma è anche importante ACCETTARE che quel dito è duro, l’altro è piegato….
AVRA’ I SUOI MOTIVI PER ESSERLO, LA SUA STORIA, I SUOI PERCHÈ.
COME GLI ALBERI OGNUNO HA UNA FORMA E SONO TUTTI VITA.

lunedì 14 luglio 2008

Finalmente!

Spero presto di dare il mio contributo a questo blog.
Nel frattempo ringrazio tutti gli amici che ho conosciuto attraverso Andrea e l'On Zon Su.
Con Amore

giovedì 26 giugno 2008

Riflessioni si mani e piedi

Riflessioni su mani e piedi

di Marco Boffa - Brescia 2008

Le mani e il cuore, il cuore batte e la mano pulsa. Estremo confine del corpo nella relazione, il tocco traduce sensazioni in emozioni, in pensieri, in immagini. Guardo le mani e i segni del tempo, del passato e del divenire mutevole, compaiono. Le dita artificio, struttura perfetta, consentono di fare, di agire. La mano tocca, accarezza, suona, dipinge, modella, crea, comunica, esprime, riscalda, ama, scrive, serve e ordina. Il linguaggio è nella gestualità della mano, la mano cuore ed emozione, mano che dona un fiore, mano che combatte e distrugge, la mano accarezza, la mano il cuore.
I piedi e i reni, i reni vibrano e i piedi raccolgono e diffondono. Radici dell’origine, sono il nutrimento dell’energia primordiale. Nel piede è racchiusa la nostra storia, il nostro passato, presente e futuro. E’ il nostro potere di deambulare in stazione eretta, il cammino dell’Uomo, l’origine ed il divenire, il percorso che possiamo intraprendere. Sorreggendo il corpo collegano il bacino alla terra, ne determinano l’assetto, agiscono sulla memoria delle origini, là dove vi è ancora la traccia della coda. Prendono l’energia più pura dalla terra e la distribuiscono verso il cielo, dai piedi alle sacrali, percorrendo la colonna vertebrale e gli organi fino alla testa. Nella stazione eretta, sull’asse fondamentale, possiamo sentirci integri, vivi, vicini a noi stessi. Il piede è la nostra libertà di avanzare o indietreggiare, camminare o correre,.
Il piede a terra ci rende consapevoli del cielo sopra di noi. E’ l’esperienza dello spazio che possiamo percorrere.
Nel piede è racchiusa la trasformazione, il piede è più intimo della mano, la mano è la relazione, l’espressione e la comunicazione, il piede è la radice, l’impronta del nostro essere, l’origine, l’energia più pura, vi si trova il subconscio,
Il piede cammina la mano crea. Il piede ci conduce in luoghi nuovi, la mano ne raccoglie i tesori.
La mano sul piede dinamizza l’energia, ne stimola la circolazione e il piede distribuisce, tutto l’essere ne ha beneficio.
E’ il calore della mano a fare evaporare l’acqua originale del piede, che fluisce nel corpo e scatena reazioni là dove da tempo qualcosa è bloccato.
La mano è il collegamento dell’uomo al mondo, il piede è il collegamento del mondo all’uomo.

giovedì 19 giugno 2008

Relazione

LE DIFFERENZE TRA MANI E PIEDI DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE

Emanuela Vici Corso di Roma anno 2007/2008

In questa mia ricerca cercherò di trattare le differenze tra mani e piedi dal punto di vista socio-culturale orientale approfondendo due tradizioni una giapponese e l’altra cinese che riguardano mani e piedi. La prima esalta l’importanza delle mani con la tecnica del Reiki un’arte di guarigione con la sola imposizione delle mani, la seconda la totale indifferenza verso i piedi con la pratica del loto d’oro la fasciatura che veniva praticata alle donne cinesi.

REIKI

Reiki è un’antichissima tecnica di benessere olistico, riscoperta in Giappone nel 1922 dal Dr. Mikao Usui Sensei, basato principalmente sulla imposizione delle mani che basa la sua potenza ed efficacia sull'amore e sull'energia dell'universo e trova innumerevoli utilizzi.

La storia

Secondo la tradizione fu Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865, a sviluppare la pratica del Reiki affermando di avere ricevuto l'abilità di curare dopo tre settimane di digiuno e meditazione sul Monte Kurama. I praticanti il Reiki usano infatti un tecnica analoga alla "imposizione delle mani", che, affermano, canalizza le energie terapeutiche (ki).Nell'aprile del 1922, Usui andò a Tokyo dove fondò l'Usui Reiki Ryoho Gakkai.

Il termine Reiki indica un livello di energia vibrazionale che è comune a tutti gli esseri viventi e che nutre e mantiene le cose in vita. Essere "Canali Reiki" vuol dire entrare in sintonia con quella parte del nostro essere che è un tutt'uno con l’energia universale.

REIKI è una parola giapponese che significa "Energia Vitale Universale" e nasce dall'unione di due concetti:

REI che possiamo chiamare "Energia Universale" ed è tutto ciò che esiste intorno a noi.
E' una forza presente in diverse culture del mondo, è chiamata Dio o identificata e personalizzata in un Essere Supremo con cui si può entrare in contatto attraverso varie forme tra cui la preghiera. Gli esseri umani che ne siano coscienti o no, sono guidati da tale forza, e attraverso essa sono costantemente spinti verso l'esperienza, l'amore e verso il mistero.

KI che è un concetto fondamentale nella Medicina Tradizionale Cinese e nelle Arti Marziali e che possiamo tradurre come "Energia che scorre nel Corpo". La Forza Vitale che scorre in ogni organismo vivente. Dagli Indiani è conosciuta come Prana, nella Medicina Tradizionale Cinese si chiama Chi o Ki, e circola negli organi interni e nei meridiani.

L'unione di REI e KI da origine alla parola Reiki, e che viene utilizzata per definire sia la disciplina o la pratica che l'Energia da esse utilizzata.

La tecnica

Con la massima semplicità, il Reiki viene trasmesso dall'operatore appoggiando le mani su alcuni punti del corpo della persona che percepisce una serie di diverse sensazioni, piacevoli e intense che riescono a sbloccare le tensioni e ad incanalare nell'organismo una nuova energia vivificante e universale, avviando quindi un processo di guarigione che investe il piano fisico, mentale, emozionale e spirituale. Non è assolutamente necessaria alcuna nozione preliminare, nessuno sforzo per cercare di capire che cos'è: lentamente, ognuno con i suoi tempi la sentiamo scorrere in noi. Ed una volta percepita in noi, è molto più facile sentirla scorrere in un'altra persona.
Questa energia Reiki può essere utilizzata a piacere, in qualsiasi posto e da chiunque, non richiedendo nessuna predisposizione o strumento se non la propria volontà ed intento.

Quindi il Reiki non è né una religione né un concetto, è semplicemente la consapevolezza della propria energia, potenzialmente nostra di diritto, sin dalla nascita, e utilizzata al fine di raggiungere una grande armonizzazione interiore, un benessere fisico e mentale attraverso l’uso delle mani.

IL LOTO D’ORO

Con Loto d'oro o Gigli d'oro si indicano i piedi artificialmente deformati delle donne cinesi. Il nome è dovuto all'andatura precaria e oscillante che assumevano le donne sottoposte a questa pratica, in auge nelle dinastie Ming e Qing e gradualmente scomparsa durante la prima metà del XX secolo.

La tecnica

Comparazione radiografica tra un piede normale e un piede fasciato (schema)Per un periodo di 5-10 lunghissimi anni, a partire, a seconda dei casi, da un'età compresa tre i 2 e gli 8 anni, per durare fino ai 13 o 15 anni - gli anni dell'infanzia e della crescita - i piedi delle bambine venivano fasciati con bende di cotone che li tenevano stretti notte e giorno fino a deformarli stabilmente. La forma desiderata - due piccolissime mezzelune - era raggiunta per mezzo di due operazioni: le quattro dita piccole venivano ripiegate e strette con le bende contro la pianta del piede, in modo da renderla più affusolata e, contemporaneamente, il piede veniva accorciato forzando l'alluce ed il calcagno l'uno contro l'altro, in modo che l'arco del piede assumesse una forma fortemente convessa (questo era possibile solo grazie all'elasticità dell'ossatura infantile). Con la crescita l'arco si rompeva, così come si fratturavano le falangi delle dita ripiegate. Di conseguenza, il piede poteva sopportare il peso del corpo soltanto sul tallone. Se questo procedimento iniziava entro i primi anni di vita, l'esperienza della bambina era meno dolorosa che non nei casi in cui soprattutto nelle famiglie contadine, essa veniva lasciata con i piedi intatti fino all'età di dieci -dodici anni, perché potesse aiutare più a lungo in casa e nei campi.

Dopo i primi due anni dall'inizio della fasciatura, il dolore diminuiva, ma in ogni caso la fasciatura dei piedi comportava un tormento quotidiano, che sarebbe continuato per tutta la vita. Una volta deformati a piacere, i piedi bendati erano poco utili a stare in piedi. I piedi, privi della normale elasticità, erano un sostegno instabile e faticoso e, dato che il peso del corpo era trasferito tutto sui talloni, la persona doveva oscillare continuamente avanti e indietro per mantenersi in equilibrio.
I "fiori di loto" esigevano attenzioni quotidiane: bisognava continuamente lavarli e curarli ed era necessario tenerli fasciati e calzati giorno e notte per dare loro il sostegno che avevano perduto, non avendo più una normale pianta distesa. Le unghie andavano tenute sempre ben tagliate, altrimenti potevano penetrare nella pianta del piede, e le bende potevano impedire la circolazione del sangue, provocando setticemia o cancrena. Tutte queste cure venivano fatte ed insegnate ad ogni bambina dalla madre, alla quale era toccata la stessa sorte prima di lei.

Generalmente le fasce smesse venivano gettate tra i rifiuti. Ma vi fu un medico dello Hunan che prese ad usarle per curare alcuni malati con effetti, a suo dire, sorprendenti. Se la malattia era causata dalla presenza di spiriti maligni, per cacciarli bisognava avvolgere bende di giovani fanciulle intorno alla vita del paziente. Per abbassare la febbre si poggiava la vecchia scarpa d’una fanciulla con i piedi fasciati sopra l’ombelico del paziente. Quando la scarpa si riscaldava, la si sostituiva con un’altra; tale procedimento causava il lento decrescere della temperatura. Per far riprendere conoscenza, si bolliva dell’acqua e quindi, dopo averla fatta leggermente raffreddare si lavavano i piedini di una giovane e la si faceva quindi bere al paziente, che riprendeva immediatamente i sensi.

La storia

Si narra che la fasciatura dei piedi sia nata intorno al 900 d.C. per la civetteria di una concubina imperiale, che soleva fasciarsi i minuscoli piedi con bende di seta bianca e ballare per l'imperatore la "danza della luna sul fiore di loto". L'usanza venne poi imitata, diffondendosi gradualmente in seno alle classi superiori nei secoli successivi.

Il Confucianesimo, un sistema sociale che ha sempre privilegiato la stabilità, colse al balzo il vantaggio offerto da questo vezzo di corte, incoraggiando la diffusione di tale moda, nella quale vedeva un sistema perfetto per costringere le donne entro le mura domestiche. La fasciatura dei pedi, infatti, a differenza di altri sistemi di controllo della sessualità femminile, escogitati ad altre latitudini ed in altre culture - come l'infibulazione o la cintura di castità - comportava un controllo totale della persona e della sua mobilità.

Nell'etica confuciana, i tratti apprezzati erano, per la donna, che sostenesse e valorizzasse l'uomo, e per l'uomo, che tenesse a freno e dominasse la donna. La subordinazione femminile era sottolineata quale elemento fondamentale dell'ordine sociale, e la fasciatura dei piedi venne promossa quale mezzo per conservare la castità femminile ed insegnare la separazione tra uomini e donne.
La fasciatura dei piedi si diffuse, all'inizio, come segno di distinzione, superiorità e classe, ma con il tempo divenne un sistema di escalation sociale, che permetteva anche ai contadini di vendere le loro figlie come concubine, così come un modo per compensare la mancanza di avvenenza o qualche difetto fisico e quindi per riuscire ugualmente a sposare figlie non particolarmente attraenti.

La fasciatura dei piedi sostituiva qualunque requisito nella scelta di una moglie, perché la sua portata andava ben oltre il mero fattore estetico. I piedi fasciati garantivano nella sposa il desiderio di compiacere il marito, capacità di sopportazione del dolore, coraggio e disponibilità a fare qualunque cosa per esaudire i desideri dello sposo. Erano il segno tangibile che il carattere della fanciulla era stato definitivamente domato.

Piede fasciato con e senza scarpa Al primo incontro prematrimoniale, i futuri suoceri usavano sollevare leggermente la gonna della promessa sposa per verificarne la dimensione delle estremità. Con un semplice gesto, dunque, quello di sollevare il lembo dell'abito della potenziale futura nuora, le famiglie ricevevano tutte le informazioni fondamentali sulla ragazza.
La fasciatura dei piedi venne proibita negli anni '20, dopo la caduta di un impero durato due millenni, ma è continuata nelle campagne fino all'avvento della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Già alla fine dell'800 era cominciato il movimento contro la fasciatura dei piedi, ma molte madri e figlie si aggrapparono alla vecchia usanza con caparbia ostinazione per sfuggire alla pubblica vergogna cui andava incontro chi aveva piedi grandi.

Forti dunque le donne cinesi, ma sempre all'interno della loro cultura, che cerca la composizione del disaccordo attraverso la mediazione piuttosto che nello scontro diretto. Anche nella Cina di oggi, il raggiungimento degli obiettivi di una donna passa attraverso un'apparente sottomissione. Le donne sanno che, per raggiungere i loro obiettivi, devono "legarsi - metaforicamente - i piedi" e non scendere in piazza come è avvenuto con il femminismo in occidente.

Purtroppo non sono riuscita ad inserire le foto.

mercoledì 11 giugno 2008

"FRA CIELO E TERRA" Viaggio a tre nella simbologia di mani e piedi di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008

Di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008




“Il movimento ha le sua radici nei piedi ,
si sviluppa nelle gambe , è diretto dal busto
e si esprime attraverso le mani e le dita”.

INTRODUZIONE

Quando abbiamo deciso di addentrarci nel vasto ed affascinante mondo della simbologia dell’immaginario collettivo per illustrare le differenze tra mani e piedi dal nostro punto di vista , non avremmo pensato di fare delle scoperte davvero interessanti soprattutto su noi stesse e sul perché abbiamo scelto proprio di massaggiare i piedi.
Il titolo di questo elaborato ci pare illustrare bene il filo conduttore delle nostre ricerche e cioè il fatto che nelle culture di tutti i tempi , sia occidentali che orientali , le mani siano collegate al cielo , all’alto , alla mente e comunque alle nostra facoltà più spirituali e che i piedi invece siano da sempre collegati alla terra e quindi ai nostri istinti più primitivi , alla nostra sessualità , alla nostra parte più concreta e a volte considerata da alcuni meno nobile.
Infatti alle mani sono state dedicate fiumi e fiumi di poesie da illustri poeti come Neruda ad esempio , che secondo uno studioso come il professor Mantero , cita nelle sue opere ben 800 volte le mani e le collega a sentimenti di amore e passione verso la sua amata. Inoltre abbiamo inserito le considerazioni sull’importanza della simbologia delle mani per il bambino , che Maria Montessori ha ampliamente descritto nel suo testo “Il segreto dell’infanzia”.Ed infine abbiamo voluto analizzare la considerazione altissima che viene riservata alle mani anche nelle culture orientali , come quella buddhista , analizzando le Mudra.
A questo punto ci siamo chieste: “ e i piedi?”
La simbologia dei piedi ci riporta sempre a riferimenti sul loro valore sessuale , come ad esempio al “feticismo”. Infatti i piedi sono collegati alla libertà di muoversi , di andare verso il mondo , al “fare” , all’”azione” e quindi , secondo noi all’indipendenza e alla propria autonomia personale. Ed è anche per questi collegamenti concreti che nella Cina antica venivano fasciati i piedi alle donne , cioè per limitare i loro movimenti , per tenerle segregate e limitare la loro autonomia. In conclusione il piccolo piede delle donne cinesi , che veniva collegato alla bellezza e alla grazia , non era altro secondo noi , che l’equivalente orientale della cintura di castità diffusa durante il Medioevo e le Crociate in Occidente.
Per finire abbiamo voluto analizzare una delle favole più famose al mondo: Cenerentola e le varie versioni diffuse nelle culture più lontane e diverse. In una di queste si riferisce come le sorellastre di Cenerentola si siano auto mutilate i piedi pur di indossare la Scarpetta e sposare il principe. Quindi , anche qui il piede è simbolo di sottomissione femminile e strumento di riscatto…Per le ragazze l’unico obiettivo di autorealizzazione e felicità era indossare la scarpetta per accasarsi , a costo di mutilarsi i piedi!!! Siamo tutte vittime del “Principe Azzurro”….Ma questa è un’altra storia!
La nostra conclusione e l’interpretazione che vogliamo dare al nostro cammino è che con la pratica dell ”On zon su “ possiamo riunire e far comunicare queste due parti e con il nostro piccolo contributo , ricordare a noi stesse e agli altri che siamo “unici ed irripetibili” perché siamo ogni giorno il tramite tra Cielo e Terra.

“La simbologia delle mani per il bambino dal punto di vista pedagogico”
Il gioco con le mani che diverte tutti bambini conosce mille varianti. L’importanza di questi giochi sta tutta nel valore simbolico che le mani hanno per il bambino. Maria Montessori ha dedicato intere pagine a questo tema, sottolineando gli effetti positivi del lavoro manuale nello sviluppo mentale del bambino. "I veri ‘caratteri motori’ collegati con l’intelligenza – scriveva la Montessori nel saggio Il segreto dell’infanzia, del 1938 – sono il linguaggio e l’attività della mano a servizio dell’intelligenza per realizzare il lavoro…..Nel subconscio dell’umanità è sentita la mano quale manifestazione dell’io interiore……Il primo avanzarsi di quella piccola mano verso le cose, lo slancio di quel movimento che rappresenta lo sforzo dell’io di penetrare nel mondo, dovrebbe riempire l’animo dell’adulto di ammirazione." Nel grembo materno, immerso in una bolla d’acqua , il feto comincia a sviluppare il senso del tatto. Il bambino porta il pollice in bocca, oppure tutta la mano. A volte si sfiora la testa o il corpo. Che cosa registra la sua mente durante questi movimenti? E che cosa lo spinge a compierli? Il suo DNA agisce come impulso al movimento della mano e la sua capacità intellettiva accoglie questo istinto sotto forma di memoria prenatale. Il gioco con le mani lo accompagnerà per sempre. Le mani dei neonati stringono il dito che si porge loro. Questo contatto tra mani e dita, tra bambino e adulto, è il primo momento di competenza acquisita da parte del bambino sulle mani. Durante l’allattamento al seno, il bambino a un certo punto afferra la mammella della madre in un gesto di appropriazione di ciò che rappresenta tutto il suo mondo. Si afferma come dominatore dell’universo! Le mani passano così a un grado superiore di conoscenza. Tra i 4 e i 6 mesi i bambini li portano continuamente in bocca, li osservano con attenzione, li fotografano, li rielaborano in un quadro cognitivo che li pone in relazione all’ambiente e primariamente al corpo materno. Dopo i 6 mesi le mani sanno già lavorare. Afferrano gli oggetti con precisione. Il bambino sa che deve prendere quell’oggetto che ha puntato ancora prima che la sua mano si muova. E’ importante dirgli sempre il nome dell’oggetto in questione. Perché il legame tra linguaggio e l’attività manuale si imprima nella sua mente in modo permanente. Le filastrocche delle mani esercitano un movimento sulle manine del bambino o della bambina e legano la voce materna all’azione. Battere le manine; prendere le mani del figlio/a e muoverle; suscitare il suo sorriso con le parole e con le mani; sono tutti gesti semplici, ma di grande impatto educativo. Le mani per un bambino possono essere il suo primo teatro della fantasia. Il corpo del bambino viene coinvolto da un ritmo antico come lo è il tamburo: "Perché anche questi ritmi traggono la loro forza altrove: dall’esser suonati col corpo e sul corpo. Non solo dalla bocca che dice o dall’occhio che legge, ma dal corpo che fa. E che fa con piacere, in un rapporto fra corpi dolce e positivo: piacere dell’amore genitoriale, piacere del gioco fra eguali. I tamburi di questi versi sono scanditi sulle dita della mano, i tratti del viso, le parti del corpo, affettuosamente toccate e strapazzate; sono ritmati facendo saltare il bambino sulle ginocchia, o con altre esilaranti acrobazie; sono battuti dalle mani che battono le mani dei compagni di gioco, con virtuosismi acrobatici, incroci, rapidi raddoppi, scambi palmo-dorso…" Scrive Tognolini, il nuovo Rodari delle filastrocche. Io penso alla mano del bambino come a una conchiglia capace di raccogliere sabbia dagli abissi del mare; e come la conchiglia ospita un essere vivente, la mano nasconde una parte spirituale del bambino, risvegliata dall’allegria e dall’intelligenza del movimento.

Renzo Mantero - Secolo XIX
(Pubblicata il 13/03/1992)

Che cos'è che differenzia un uomo da un animale? Renzo Mantero non ha dubbi: le sue mani, lo strumento più perfetto che sia stato dato in dotazione all'umanità. Renzo Mantero è uno dei più grandi esperti di mani che esistano al mondo. E' un ineguagliabile "riparatore" di mani. E' capace di prenderle disastrate e di restituirle come nuove. "La mano", dice, "è l'unico organo di senso interattivo". L'occhio guarda senza essere guardato. L'orecchio ascolta senza essere ascoltato. La mano non può toccare senza essere toccata. Per questo ha un meccanismo di risposta immediata, una specie di corsia preferenziale mani-cervello. La mano è di una incredibile sincerità. Mentre l'occhio può ingannarci ("A volte entriamo in un negozio e diciamo buongiorno ad un manichino"), la mano è incapace di mentire. Dice sempre la verità.Renzo Mantero ha operato più di trentamila mani. Primario di chirurgia generale e chirurgia della mano all'ospedale savonese San Paolo, è oggi uno dei maggiori esperti mondiali della sua disciplina. Portano il suo nome quindici tecniche operatorie, diciotto strumenti chirurgici, duecento pubblicazioni. Ha rimesso a posto le mani di sportivi (la campionessa di scherma Dorina Vaccaroni), di musicisti (il violinista Cogan), di operai infortunati, di bambini malformati. Ha scritto saggi sulle mani "iperabili" di Paganini, sulla mano di Satana, su quella di Dio, sulle mani dipinte dai Tiepolo, da Michelangelo, da Leonardo. E' un fanatico ammiratore delle mani di Rodin e delle poesie di Neruda, così piene di mani ("Vi ho trovato 800 ricorrenze di immagini della mano")."La mano è uno strumento incredibile", dice. "Può fare 40 milioni di movimenti. Serve ai ciechi per vedere, ai muti per parlare". Mantero ne è talmente convinto che cinque anni or sono ha organizzato una mostra di opere d'arte per non vedenti, "Vedere con mano".La mano è anche simbolo. Serve per comunicare con gli altri e con Dio. Ci si dà la mano, si gesticola per aiutare la parola, si tocca per significare simpatia, amore, amicizia, si congiungono le mani per pregare, si benedice con le mani. "La mano rappresenta il rapporto diretto con la divinità (le mani alzate al cielo) oppure la punizione divina, il comando, la legge", spiega Mantero. "I cristiani quando hanno dovuto raffigurare un demonio scacciato, hanno scelto un animale senza mani, il serpente. L'Islam taglia le mani ai malvagi per impedir loro il rapporto con Dio".Mantero ha studiato la mano nell'arte e l'uso che ne fanno i vari pittori. "I Tiepolo usavano le mani per indicare come va guardato il quadro. Un codice per leggerlo", spiega. "Leonardo le caricava di significati numerici, pitagorici, musicali, astrologici. Le mani di Cristo e quelle dei dodici apostoli, nell'"Ultima cena", sono disposte in rapporti musicali e, inserite in un ideale pentagramma, costituiscono l'"Incipit" di una musica che ha voluto rappresentare."Di mani famose ce ne sono tantissime. A Mantero piace ricordare quelle in preghiera di Durer, quelle di Abramo Lincoln. O la mano di Dio dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina. E poi quella di Topolino, una mano che lo appassiona. "Walt Disney era un grande ricercatore, una specie di Konrad Lorenz alla rovescia", dice. "Si era accorto che gli uomini non usavano tutte e cinque le dita e allora disegnava tutti i suoi personaggi con sole quattro dita. Aveva notato anche lui che la mano è uno strumento più perfetto di quanto l'uomo si meriti". Usare tutte e cinque le dita è difficile. Solo i geni ci riescono. Come Paganini che doveva la sua stupefacente abilità nell'usarle anche ad una malattia molto rara, il morbo di Marfan, che aveva deformato la struttura ossea dei suoi arti."La gente normale usa tre dita", dice Mantero. "Moltissimi usano le mani come palette, sono sostanzialmente bidattili, usano cioè il pollice in opposizione alle altre quattro dita usate insieme".L'uomo, in sostanza, non si merita uno strumento così perfetto. E inoltre lo trascura, fa correre loro ogni sorta di rischi. "E' incredibile pensare che usiamo le nostre mani anche per costruire quegli strumenti con i quali le danneggeremo", dice. "Usiamo le mani come deficienti. Costruiamo i petardi che ci scoppieranno in mano. La sega che ci taglierà le dita. Ho visto pittori per i quali le mani sono la vita, tagliarsi i tendini perché volevano fare i vetrai. La notte di Capodanno ho fatto le tre per ricostruire i nervi tagliati di un grande pianista che stava giocando con un trapano elettrico, regalo di Natale. La gente ha una tale fiducia nell'onnipotenza della mano che la espone ai rischi più stupidi. Prendete gli anelli. Sono pericolosissimi. Se rimangono impigliati in una cosa in movimento, un'auto, una moto, possono causare le lesioni peggiori. E' arrivata da me gente con le dita scuoiate, strappate, le arterie accartocciate".Ma è proprio in quel momento che interviene il potere taumaturgico. Oltre alle mani che costruiscono gli strumenti che distruggono altre mani ci sono anche le mani (quelle del chirurgo) che aiutano a guarire le ferite di altre mani. Come la mano che tocca e resuscita, come la mano del re che ridà la salute al malato di peste. Mantero ne è talmente cosciente che porta rispetto, lui esponente della medicina ufficiale, anche per i pranoterapeuti, coloro che sostengono di guarire le malattia "imponendo" le mani sul corpo del paziente. "E' stupido negare tanto per negare. Bisogna entrare nel loro spazio culturale. Io stesso ho visto delle cose che mi hanno lasciato sinceramente perplesso. Ho osservato fenomeni dolorosi scomparire dopo l'intervento di un pranoterapeuta". Le mani dei pranoterapeuti sono miracolose? Speciali? "No, sono normalissime mani. Ma loro vi trasfondono tutte le loro attenzioni. Come fa un pianista, come fa un violinista. Come le mani della Gioconda, mani a riposo in cui è trasferita tutta la sua spiritualità".
LE TUE MANI

Quando le tue mani muovono,
amore, verso le mie,
cosa mi portano in volo?
Perchè si sono fermate
sulla mia bocca, all'improvviso,
perchè le riconosco
come se una volta, prima,
le avessi toccate,
come se prima di esistere
avessero già percorso
la mia fronte, la mia cintura?
La loro morbidezza giungeva
volando sul tempo,
sul mare, sul fumo,
sulla primavera,
e quando tu hai posato
le tue mani sul mio petto,
ho riconosciuto quelle ali
di colomba dorata,
ho riconosciuto quella creta
e quel colore di grano.
Per tutti gli anni della mia vita
ho vagato cercandole.
Ho salito scale,
ho attraversato scogliere,
mi hanno trascinato via treni,
le acque mi hanno riportato,
e nella pelle dell'uva
mi è sembrato di toccarti.
Il legno di colpo
mi ha portato il tuo contatto,
la mandorla mi annunciava
la tua morbidezza segreta,
Corsivofinchè si sono strette
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
hanno concluso il loro viaggio.

Pablo Neruda
Quando morrò voglio le tue mani
Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:voglio la luce e il frumento delle tue mani amatepassare una volta ancora su di me la loro freschezza,sentire la soavità che cambiò il mio destino.Voglio che tu viva mentr'io, addormentato, t'attendo,voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,che fiuti l'aroma del mare che amammo unitie che continui a calpestare l'arena che calpestammo.Voglio che ciò che amo continui a esser vivoe te amai e cantai sopra tutte le cose,per questo continua a fiorire, fiorita,perché raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,perché la mia ombra passeggi per la tua chioma,perché così conoscano la ragione del mio canto.
P. Neruda
Mudrā

(Sanscrito, letteralmente "sigillo"; inzō in Giapponese) è un gesto simbolico delle mani o delle dita, insieme alle asana (posizioni) sono utilizzate nella pratica meditativa yoga. Usato nello yoga, nelle asana, nel pranayama o nella meditazione.

Il Mudra può agire sul piano fisico, energetico e/o spirituale.
I mudra vengono usati molto nel buddhismo tibetano, sono movimenti, gesti, danze delle mani che vanno a completare tecniche, pratiche e meditazioni atte al raggiungimento dell'illuminazione, ma i mudra vengono praticati anche durante le cerimonie come ad esempio nelle cerimonie di iniziazione.

Definizione del termine
Vi sono molte opinioni in merito all’interpretazione del termine “mudrā”; gli studiosi sostengono l’interpretazione legata all’origine etimologica del vocabolo, che identifica la posa della mano come un “sigillo”, una “stampa”, un “segno”, un “marchio”, un “simbolo”, un “gesto simbolico” oltre ad identificare nell’esoterismo, le varie divinità.
Origine
In un racconto contenuto nei Jātaka si narra di un bodhisattva che vedendo una donna, fece un gesto per sapere se era sposata. La donna rispose sempre con un gesto che non aveva marito. È evidente che il bodhisattva stava usando un linguaggio stabilito e convenzionale di gesti eseguiti con le mani. Le mudrā erano quindi espressione di un linguaggio quotidiano, ma non solo; in seguito, esse hanno trovato la loro sistemazione anche nella danza, nello specifico nel Nātya Śāstra di Bharata.
Origine Iconografica
La mudrā passa così da una funzione di linguaggio gestuale quotidiano ad una di esperimento di comunicazione simbolica in ambito artistico, e in seguito si trasforma da icona figurativa ad elemento rituale di cerimonie esoteriche. Attraverso le figure di Mathurā (100 a.C. – 600 d.C.) e soprattutto con le sculture del Gandhāra (100 – 400 d.C.) le mudrā diedero un grande contributo al tantrismo. Nel secondo secolo d.C., vi è la prima raffigurazione del buddha storico, fino ad allora era stato rappresentato come ruota della Legge, trono, colonna o albero.

Le mudra a "mani giunte"
Alcune mudra appartenenti sia alla tradizione buddista che induista sono note come "mudra a mani giunte" in cui la loro posizione ricorda, orientativamente, lal nota mudra definita anjali (che, nel caso specifico, sono collocate al di sopra del capo).
In questa serie il contatto dei palmi varia in rapporto alla forma particolare che si intende richiamare alla coscienza.

Hridaya. I palmi completamente uniti. Indica il cuore (hridaya) fermo e sincero.
Samputa o Samputanjali. Deriva da quella precedente. Il termine sanscrito descrive lo spazio tra due ciotole ed è tradotto in Devanagari sotto la figura.Le dieci dita sono unite assieme, ma tra i palmi viene lasciato un piccolo spazio che rappresenta lo spazio del cuore svuotato delle passioni.
Puna. Simbolizza il fiore di loto che sta sbocciando. In questo mudra le dita sono unite, tranne: indice, medio anulare le quali sono leggermente separate indicando il progressivo dischiudersi del fiore.



Origine
Alcune mudra più conosciute in Occidente sono quelle generalmente praticate nelle scuole di yoga e che accompagnano la meditazione del praticante.Da notare che il corrispondente termine Sino - Giapponese, riporta sempre la parola in.
Abhayamudra [Semui - in]
Quella della mano destra è il gesto della preghiera, ma anche quella di colui che impartisce benedizione e salvezza.Viene definita: " mudra che scaccia la paura".
Srimudra [kichijo in]
Questa mudra si assume unendo la punta del pollice con quella dell'anulare. E' la mudra della buona fortuna e si assume con la mano sinistra la quale rappresenta la concentrazione.Il cerchio che deriva dall'unione delle due dita è simbolo di perfezione che si realizza attraverso l'intelligenza (il pollice) ed il fuoco (l'anulare).
Dhyanamudra [Jo - in]
E' il gesto che si assume durante la meditazione ed è intimamente connesso all'idea del samadhi, il completo riassorbimento del pensiero nell'oggetto di concentrazione
sue varianti:


Adhara. Il termine sanscrito indica il potere di sostenere, di fornire supporto. Le dita sono ricurve a formare una coppa ed il gesto indica l'atto di trattenere l'acqua.
Uttanaja. la mudra simbolizza la chiarezza e la mancanza di dissimulazione, così come la purezza è il simbolo del loto o del Dharma.
Kamala. Questo termine in sanscrito significa fiore di loto. La forma simbolizza il fiore non ancora sbocciato.Lo spazio tra i palmi è leggermente più grande che nel mudra precedente.
Pranama. la mudra del rifugio. Le dita della mano destra sono intrecciate alla sommità con quelle della mano sinistra.
Viparita. Il termine sanscrito significa invertito, al contrario. Nel mudra la mano destra e la sinistra sono unite per i dorsi e le dieci dita sono intrecciate l'una con l'altra.




“SIMBOLOGIA DEI PIEDI AL FEMMINILE”
La scarpetta di Cenerentola

Per illustrare i simboli legati al piede e il loro risvolto culturale , abbiamo voluto analizzare le varie versioni di una delle favole più famose al mondo e diffusa in culture diverse tra loro

"Cenerentola" è la storia di una bellissima giovane che, alle seconde nozze del padre, viene privata del ruolo che le spetta nella famiglia e costretta a una vita di schiavitù domestica dalla crudele matrigna e dalle sorellastre. Costoro la odiano al punto di chiamarla solo col nomignolo "Cenerentola" (dalla cenere di cui la ragazza si sporca pulendo il camino).
La vita di Cenerentola cambia quando giunge notizia che a corte si terrà un ballo durante il quale il principe potrebbe scegliere la sua promessa sposa. (In alcune varianti della storia, ci sono tre balli). Con l'aiuto magico di una fata (la "fata madrina" di Cenerentola), la ragazza viene vestita di un meraviglioso abito da sera e riesce a recarsi segretamente al ballo (nonostante il divieto della matrigna). Al ballo attira l'attenzione del principe. Poiché l'effetto dell'incantesimo è destinato a svanire a mezzanotte, Cenerentola deve fuggire di corsa al rintocco; nella fuga, perde una scarpina di cristallo (nella versione con tre balli, questo accade la terza sera). Il principe, ormai innamorato, trova la scarpina e proclama che sposerà la ragazza capace di calzarla.
Il giorno successivo, incaricati del principe girano dunque per il regno facendo provare la scarpina di cristallo a tutte le ragazze in età da marito, incluse le sorellastre di Cenerentola. In alcune varianti della fiaba, queste cercano di ingannare il principe tagliandosi le dita dei piedi o il tallone per cercare di indossare la scarpetta. Comunque, alla fine Cenerentola prova la propria identità e sposa il principe.
In alcune versioni della fiaba manca il personaggio della fata madrina, e l'abito e le scarpe di Cenerentola vengono da un albero cresciuto sulla tomba di sua madre. Anche nelle versioni con la madrina, è ragionevole affermare che questa figura rappresenta la volontà della buona madre di Cenerentola, verso cui è indirizzata, indirettamente, la crudeltà della matrigna. La stessa madre di Cenerentola compare talvolta sotto forma di un uccello che assiste il principe nella sua ricerca di Cenerentola (per esempio rivelandogli le automutilazioni con cui le sorellastre cercano di ingannarlo). Anche il "coprifuoco" della mezzanotte non è presente in tutte le versioni.
Le versioni di "Cenerentola"


Scultura „Aschenputtel“ (cenerentola), 1970, Katharina Szelinski-Singer


"Cenerentola" compare, in oltre trecento varianti, in numerose tradizioni popolari. La versione più antica è già presente nella tradizione egiziana: Claudio Eliano, ad esempio, riporta la Fortuna storia dell'etera Rodopi (o Rodope) nell'Egitto della XXVI dinastia (Storia Varia. Libro XIII, 23)[1]. Non c'è da meravigliarsi che anche questa favola, come spesso succede, sia presente in tradizioni popolari molto distanti e, apparentemente, non comunicanti. La ritroviamo in Cina nella storia di Yeh-Shen, raccontata da Tuan Ch'ing-Shih. Fra gli elementi della fiaba che derivano dalla versione di Ch'ing-Shih c'è quello dei piedi minuti della protagonista, notoriamente segno di nobiltà e distinzione nella cultura cinese. In effetti, la versione cinese enfatizzava il fatto che Cenerentola (chiamata in effetti Yen-Shen) avesse "i piedi più piccoli del regno". Nelle versioni occidentali e successive, che hanno perso questa premessa, è in effetti abbastanza oscuro il motivo per cui il principe si aspetta che una sola ragazza nel regno sia in grado di indossare la scarpina ritrovata. In alcune versioni, in effetti, non si tratta neppure più di una scarpina, ma di un anello o un braccialetto. Che la scarpina fosse "di cristallo" è vero solo nella versione di Perrault e in quelle derivate (per esempio nella Cenerentola di Disney), e la variante pare originata da un equivoco tra i due nomi francesi con lo stesso suono "vaire" (il vaio, piccolo mammifero simile all'ermellino, della cui pelliccia era rivestita in versioni precedenti della fiaba la scarpina) e "verre" (vetro). Nella variante dei fratelli Grimm si trattava di una scarpetta d'oro.
Fra le altre versioni si possono ricordare in particolare Il vasetto magico (fiaba persiana), Vassilissa la bella (fiaba russa), Peldicenere (fiaba inglese) e La gatta Cenerentola riportata da Giambattista Basile nel 1634. Gli elementi variabili sono numerosi; si può correttamente dire che ogni gruppo sociale e ogni popolo abbia rimaneggiato alcuni elementi della favola, enfatizzandone alcuni ed eliminandone o modificandone altri in modo da riflettere la stessa situazione generale in contesti sociali e storici diversi. La diffusione di questa favola è tale che non pare fuori luogo collocarla nel contesto del mito, né è privo di senso tentare di metterla in relazione con archetipi psicologici e psicoanalitici (vedi per esempio le interpretazioni di Bruno Bettelheim). Ancora oggi continuano a nascere nuove versioni della favola, come The Egyptian Cinderella di Shirley Climo e Cinderella Story di Mark Rosman con Hilary Duff.



Conclusione




L’uomo , il cielo e la Terra fanno parte della trilogia fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese.
L’uomo è parte integrante della natura. Cammina eretto con la testa rivolta verso il Cielo che lo sovrasta e i piedi saldamente ancorati alla Terra che lo sorregge.
Da questa simbologia ne deriva che l’uomo è il tramite tra le energie del Cielo e quelle della Terra , come Microcosmo immerso nel Macrocosmo e deve rispondere alle leggi cosmiche , universali.
Lo Spazio è rappresentato dalla Terra , sulla quale l’uomo esercita il controllo e dalla quale riceve sostegno fisico e alimentare , è il suo Yin , luogo di fecondazione e Madre di tutti gli esseri. Essa è misurabile fisicamente ed è rappresentata dal quadrato.
Il Tempo , simbolicamente il Cielo incombente sull’uomo , è il suo Yang , dal quale riceve ispirazione e al quale sono legati il mistero e la trascendenza. Non è misurabile né comprensibile. Il Tempo non è calcolabile , possiamo segnarlo , ma non misurarlo. Esso è rappresentato dal cerchio.
La medicina cinese classica e il Taoismo consideravano l’essere umano vivente come espressione di una tensione fra questi due poli.
Il Cielo è creatività. Rappresenta le azioni creative dell’uomo, il quale, con il suo potere, risveglia e sviluppa la propria natura superiore. E’ il principio, la fonte delle idee; crea, apporta ordine. E’ veloce, senza fine, incline alla ricerca e all’indagine.Il Cielo si può identificare con l’aria e, come dice Lowen, padre della bioenergetica: “L’aria o la respirazione sono l’equivalente dello spirito, il pneuma delle antiche religioni, un simbolo del potere divino che dimora in Dio-padre, la figura paterna. Il corpo risucchia l’aria. Il modo in cui respiriamo esprime le nostre sensazioni sul diritto di prendere ciò che ci serve nella vita. Respirando ci identifichiamo col principio maschile, il principio attivo, o aggressivo, della vita” .Una insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si specchia in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e perciò in un indebolimento della risposta emozionale ai fatti della vita. Così, ad una respirazione frammentaria corrisponderà una risposta conflittuale ed ambivalente.La Terra invece è ricettività. Costituisce una realtà in contrasto con il potenziale spirituale della creatività. E’ lenta, è la natura. E’ ciò che nutre, che porta a compimento, è sforzo e fatica, è accogliente, delimitata e devota. Troviamo tutto ciò nel concetto di “grounding” (pure introdotto da Lowen) che letteralmente si potrebbe tradurre con “imparare bene a vivere con i piedi per terra”, cioè aver la capacità di essere se stessi, di accettare i propri vissuti emozionali e corporei. La “discesa nelle proprie gambe” significa spostare la consapevolezza verso il basso, riportare l’appoggio dell’essere al sostegno della Madre, di cui, a causa delle tensioni croniche presenti sia nei muscoli sia nei tendini e nelle articolazioni, la maggior parte delle persone vive un’esperienza del tutto parziale.Fra i due poli che ho appena descritto fanno da mediatori le mani, che ci permettono di trasformare le idee in fatti. Nella società attuale gli individui solitamente concentrano energia ed attenzione nella metà superiore del corpo. La gente si prende molta cura della faccia (come della facciata), la competizione non avviene più nel campo della sopravvivenza fisica ma piuttosto della cultura, della personalità e delle idee. Da un punto di vista sociale, potremmo concludere che soffriamo tutti di una iperattività del nostro Cielo, mentre l’uomo primitivo si dibatteva nell’iperattività della sua Terra (dalla madre al padre, dalle società matriarcali a quelle patriarcali di oggi). Siamo sempre più alti, sottili, raffinati e distanti dalla Terra; dobbiamo quindi riportare armonia nell’energia umana di base.I piedi sono il “luogo di incontro” fra le opposte tensioni e possono rappresentare un ottimo ponte attraverso cui muoversi alla ricerca dell’integrazione e dell’equilibrio tra i poli.
Di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008




















martedì 10 giugno 2008

L'On Zon Su......Un incontro tra madre e figlia



Di Giovanna Rossi - Arcola 2008

C'era una volta un comunissimo coltellino, che se ne stava lì, tutto tranquillo......
passò un uomo, lo prese e lo usò come un'arma......
poi lo trovò un altro uomo che lo raccolse per scolpire un pezzo di legno......
infine, venne trovato da un uomo che lo usava ogni giorno per procurarsi il cibo......

In modo simile, lungo la strada della mia vita, INCONTRAI l'On Zon Su; io accolsi quest'arte per imparare a diventare una madre migliore.

Quando 14 anni fa, fui guarita con soli quattro incontri di On Zon Su, sentii che non era stata una tecnica speciale ad avermi fatto star bene e neppure una persona molto preparata, ma era stato L'INCONTRO.

Qualche anno più tardi concepii e partorii la mia prima figlia per dare uno scopo di vita a mia madre, allora malata di tumore; avevo fatto il passo più lungo della mia gamba: in realtà avevo molti conflitti e insicurezze e non ero assolutamente pronta per diventare madre.

Quando la bimba era piccolina, infatti, sorgevano già i primi problemi: non riuscivo a sentire il senso materno, lei era arabbiata ed ergevamo un muro sempre più spesso....

così come per mia madre era stato impossibile uscire dal suo mondo per avvicinarsi a me, come ancora prima di lei non c'era riuscita mia nonna.

Ma a differenza delle altre donne della mia famiglia, in me fu messa una scintilla che mi faceva accorgere delle cose; per questo sentivo la responsabilità di dover cambiare, di voler spezzare una catena che altrimenti sarebbe continuata per generazioni.
Nella memoria del mio corpo era rimasto un segno positivo dell'incontro avuto con l'On Zon Su......fu un'orma importante lasciata nella mia anima, che mi aiutò a trovare la strada......

Mi iscrissi al corso......per imparare ad INCONTRARE MIA FIGLIA.

Lei aveva 3 anni,tutte le sere, nel suo lettino, la massaggiavo fino a quando si addormentava serena....non mi parlava, non le parlavo......a scuola mi dicevano che stava isolata, qualche amica mi diceva di portarla dalla psicologa.....

Io continuavo solo a massaggiarla: ogni sera, quei massaggi, quell'atmosfera, quelle ore, portavano a me sempre più serenità.....sentivo che tutto ciò di cui avevamo bisogno per risolvere i problemi era lì, in quei momenti.

Sembrava che intorno a noi si creasse una sfera intensa e dolce, così reale da poterla toccare. La sua pelle assorbì qualcosa che non so dire,che l'attraversò fino nel profondo.
Una sera scoppiò a piangere, tanto, con singhiozzi....dopo mi parlò e mi disse tutto quello che l'angosciava.

Rimasi colpita di come una bimba di 3 anni potesse essere riuscita ad esprimere così chiaramente le sue paure, i suoi tormenti, le sue angosce e i suoi sensi di colpa ( per di più senza psicologa!) e rimasi sorpresa di come tante cose così grandi potessero stare in un corpicino tanto piccolo!

Ma da quella sera cambiò subito la sua espressione e alcuni comportamenti; in seguito per me divenne più semplice rassicurarla perchè conoscevo i suoi tormenti.

Continuai il mio percorso....con gratitudine per l'esistenza dell'On Zon Su e per coloro che hanno permesso che giungesse fino alla strada in cui lo trovai......

In un modo o nell'altro mi nutro giornalmente attraverso un pò di On Zon Su......Quando ho bisogno di trovare subito serenità nel mio cuore, ad esempio, apro un libro o una dispensa sul massaggio del piede cinese e studio; mi sono accorta che mi fa quasi lo stesso effetto di ricevere un massaggio.

Naturalmente continuo a fare i massaggi ad Alice.....Ma NON tutte le sere!!
Ora per esempio sto facendole un ciclo con la tavola dei monti, per i dolori della sinusite e naso chiuso.
Un mese fa mi ha detto che quando sarà grande, invece di frequentare corsi di storia dell'arte, o di cucito, o di altre cose, come fanno le sue nonne, vorrebbe frequentare i corsi di On Zon Su,come faccio io.

Dopo aver raccontato ad Andrea questa cosa, mi ha dato la preziosa occasione di portarla ogni tanto con me il lunedì sera insieme al gruppo di pratica di On Zon Su, senza dover aspettere che diventi grande di altezza o di età: nel dojo, insieme ad altre persone, ci scambiamo il massaggio io e lei, in tutta calma e silenzio, come piace a lei e senza il fratellino che mi salta sulla schiena mentre la massaggio .....lei mi sente tutta per sè.

Non so ancora valutare se i massaggi per la sinusite stanno avendo effetto.....ma avete capito che il seme lasciato nell'orto.....che stiamo curando tutti noi insieme ....è un'altro... ." Magari io non ti guarisco, ma ti faccio amare uno strumento che ti permetterà di guarirti anche da sola....."

Giovanna Rossi - Arcola 2008

domenica 8 giugno 2008

Il piede.........la parte inferiore del monte

Di Sara Marchesi Brescia 2008

ETIMOLOGIA:

PIEDE:
dal latino PEDEM ( in sanscrito PADA) dalla radice PAD- (affine a PAT-, penna)
ha il senso di muoversi, andare, da cui il sanscrito PAD-YA-MI, cado, mi accosto, PAD-A-M, passo, traccia, pedata; ecc
la parte inferiore della gamba che posa sul suolo e supporta il corpo; per similitudine, la parte inferiore dello stelo di una pianta e di qualsiasi cosa a cui serva sostegno, la parte inferiore del monte, la parte estrema di una cosa

MANO:
dal latino MANUS, dalla radice MA- (sanscrito MATI) misurare, preparare, costruire; sanscrito anche MA-NAM quello che misura, che si estende, che abbraccia, ovvero che costruisce (richiamo a madre, mensa, mese , metro)
Ha dato luogo a molte locuzioni: es. dare man forte, lavarsene le mani, persona alla mano, ecc.

ANATOMIA:
PIEDE La struttura del piede e della mano umane sono estremamente simili ed entrambi dotati di cinque dita: si tratta infatti della specializzazione di organi originariamente identici.
Il piede è una parte anatomica situata all'estremità distale degli arti inferiori del corpo umano e di numerosi altre specie animali.
E' costituito da tre parti:
• Tarso: formato da astragalo, calcagno, navicolare, cuboide, cuneiformi mediale, intermedio, laterale
• Metatarso: costituito dalle cinque ossa metatarsali, articolate con i tre cuneiformi e il cuboide del tarso
• Falangi: che sono tre per ogni dito (prossimale, intermedia, distale), tranne nel primo dito in cui sono due (prossimale e distale).
MANO La mano, nell’uomo, è l'organo prensile che si trova all'estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile.
La mano è il primo strumento dell'uomo, ed è anche un modo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni.

È costituita da tre parti:
• Carpo (polso): formato da 8 ossa, in due file distinte: prossimale e distale. La fila prossimale comprende: Scafoide, Semilunare, Piramidale e Pisiforme. La fila distale invece comprende: Trapezio, Trapezoide, Capitato e Uncinato. Il carpo entra in articolazione diretta con l' epifisi distale del Radio (avambraccio). L'ulna non forma articolazione diretta, ma partecipa con una struttura definita Disco Cartilagineo Ulnare;
• Metacarpo (palmo): comprende 5 ossa lunghe, cave, ricche di midollo osseo. Si articolano prossimalmente con il carpo e distalmente con le falangi.
• Falangi (dita): comportano 14 ossa: 2 per il pollice, 3 per le altre dita:
o la falange distale, che porta l'unghia;
o la falange media (non è presente nel pollice);
o la falange prossimale, che collega il dito al metacarpo.
TRA ARTE E SPIRITUALITA’
PIEDE La danza ha origini antichissime: presso gli antichi Greci era presente in tutte le cerimonie di carattere sociale e religioso. Nel Medioevo, la danza continuò a vivere in occasioni di feste e si diffuse ben presto anche nelle corti e nei castelli.
Tramandate per via pratica durante tutto il Medioevo, solo nel Rinascimento si cominciò a codificare i passi che contraddistinsero le singole danze.
La danza, che fino ad allora aveva avuto solo la funzione di intrattenere gli invitati alle feste, grazie all’opera dei maestri di ballo incominciò ad assumere le caratteristiche di vero e proprio spettacolo. La persona che decideva i passi ed i ruoli di ogni ballerino, quindi la coreografia, era il maestro di ballo.
Nell'Ottocento, iniziarono ad apparire le scarpette da punta. Nel 1823 si iniziò ad andare sulle punte, per lo più per due o tre passaggi, fino a che, per la prima volta, Maria Taglioni nel 1832 danzò l'intero balletto La Sylphide sulle punte.

MANO Mudrà è un termine in Sanscrito che ha significato di “gesto” e viene riferito a posizioni che si possono fare con le dita delle mani. Mudrà in senso proprio significa anche “sigillo” oppure “segno”. Si tratta di posture che hanno una valenza importante e vengono fatte con le mani, con le braccia e anche di gesti. Questi gesti assumono nella loro molteplicità un linguaggio estremamente di coscienza sia fisica sia mentale sia emotiva. La mano occupa sulla corteccia cerebrale l’area più estesa di ogni altra parte del corpo, ogni dito della mano è posto in relazione a un’ansa del cervello, dalle dita partono tanti canali energetici che scorrono percorrendo l’intero corpo. Le mani hanno più prana, energia vitale, che ogni altra zona dell’organismo.
Le mudrà posseggono il pieno potere creativo, tra il simbolo delle mudrà e tra la volontà della mente cosmica che vuole creare vi è una perfetta intesa. Possiamo dire che è un’arte creativa praticata con le mani, un’arte viva. In tutta la cultura Indiana, ma anche in altre culture arcaiche, la simbologia gestuale occupa una funzione di rilievo sia nel campo Spirituale ma anche in quello artistico. I trattati descrivono trentasei tipi di sguardi, tredici movimenti con il capo e sessantaquattro gesti fatti con le mani, in parte come rappresentazione drammatica, altri di danza. Oggi la gestualità è stata studiata in modo più approfondito, sappiamo tutto anche della gestualità “informale”, quella che facciamo tutti i giorni ma è una gestualità del quotidiano che può essere rivista appunto con l’aiuto delle mudrà che fanno parte dello Yoga.


EVOLUZIONE
PIEDE Il piede dell'uomo non è nato come tale, ma come è oggi, rappresenta l'espressione di un processo evolutivo filogenetico durato circa 20 milioni di anni ed iniziato quando alcuni tipi di scimmie, i "drimopitechi", furono costretti ad abbandonare la vita sugli alberi. Per ragioni di difesa ed offesa ebbe inizio il passaggio dalla posizione quadrupede a quella bipede, con progressivo sollevamento sugli arti posteriori al fine di liberare gli arti anteriori dai compiti della statica e della locomozione. Da quel momento è cominciata per l'antenato uomo quella che è stata definita la "battaglia antigravitaria", cioè la lotta contro la forza di gravità che rendeva precaria la nuova posizione assunta. L'uomo ha così cominciato a sviluppare progressivamente una anatomia ed una fisiologia del piede e di tutto l'apparato muscolo-scheletrico con dei sistemi di controllo che, attraverso successive modifiche, lo hanno portato alla situazione attuale. A tutt'oggi però non si può dire che tale processo sia terminato: in altre parole ancora non si è raggiunta la perfezione. Tanto per citare alcuni esempi si pensi alla frequenza delle scoliosi, delle varici, dell'artrosi e di alcune deformità del piede, tutte chiare espressioni di una inadeguatezza ancora importante di molte strutture del corpo umano a far fronte adeguatamente ai continui attacchi della forza di gravità. In quella che abbiamo definito la "battaglia antigravitaria" il piede rappresenta l'avamposto, la primalinea, essendo l'unica struttura sempre a contatto con il terreno. Nella deambulazione e nella corsa è infatti sul piede che grava il peso del corpo e agiscono gli stimoli provenienti dall'ambiente esterno che, elaborati dal sistema nervoso centrale, permettono efficaci risposte motorie per il controllo del corpo nello spazio, in qualsiasi momento. L'importanza del piede come organo di informazione può essere rilevata dalla sua maggiore rappresentazione corticale nell'area sensitiva rispetto a quella motoria, inversamente a quanto si verifica per la mano. (Ma della mano ci sono più numerose rappresentazioni). La stazione eretta ed il cammino quindi, come del resto la visione o l'udito, sono il prodotto di una complessa elaborazione di dati che può essere paragonata per le funzioni svolte, ad un computer di altissime prestazioni, sicuramente inimitabili, con le attuali tecnologie. In generale si può dire che esiste un equilibrio fra entità degli stress a cui il piede è sottoposto e capacità da parte delle sue strutture a farvi fronte mediante i numerosi e complessi meccanismi di controllo. Questo equilibrio può essere rotto o da un aumento assoluto degli stress applicati al piede, come avviene nel caso di una pratica sportiva, o da una riduzione della capacità del piede a far fronte a stress anche fisiologici. Questo avviene in caso di deformità o di malattie sistemiche, come ad esempio l'artrite reumatoide o il diabete, che possono indebolire la resistenza meccanica delle strutture del piede o sovrasegmentarie. In tutti i casi si stabilisce un sovraccarico che determina dolore da infiammazione e con il tempo, lesioni croniche secondarie delle strutture stesse.
MANO L' uomo, con molte probabilità, non avrebbe potuto dominare il mondo se non avesse potuto usare le mani. Fino a poco tempo fa si riteneva che una diretta conseguenza (quasi una relazione causa-effetto) della liberazione degli arti anteriori dalla deambulazione fosse stato lo sviluppo di una cultura materiale, grazie all'allungamento e al raddrizzamento del pollice che aveva reso possibile la sua opposizione a tutte le altre dita. In realtà, tali modificazioni erano presenti in un antichissimo e piccolo primate trovato in Italia, l'Oreopithecus bambolii, datato tra i 7 e i 9 milioni di anni fa, che però non ha mai prodotto strumenti litici e che non rientra nemmeno della famiglia degli ominidi. Siamo chiaramente di fronte ad una convergenza evolutiva: l'opponibilità del pollice era già stata sperimentata molto prima dell'origine della nostra linea evolutiva. Solo i nostri antenati africani però, sfrutteranno la capacità di movimento della mano (e dell'intero arto superiore) acquisita in ambienti ancora forestali, per produrre i primi manufatti litici e sviluppare la prima "tecnologia". Le mani dell' australopitecine avevano caratteristiche simili a quelle umane, con queste però essi, non erano in grado di compiere movimenti di precisione. Con Homo habilis e Homo erectus la situazione cambiò anche se molto lentamente; negli esemplari più tardi di quest'ultimo si notò un allargamento delle vertebre del collo in corrispondenza dei nervi che collegano la mano con il cervello, segno di un miglior controllo dei movimenti. A differenza degli altri primati, nell'uomo mani e piedi sono diversi per forma e funzioni; le possibilità di movimento delle mani dell'uomo sono:
- la convergenza: capacità di avvicinare le dita fra loro
- la divergenza: capacità di allontanare le dita
- la prensione: capacità di afferrare gli oggetti flettendo le dita verso il palmo, ed è derivata dalla necessità di arrampicarsi
- l'opposizione: capacità di muovere il pollice ruotandolo in modo da opporlo alle altre dita. Ciò permette movimenti di precisione utili per costruire utensili. Per la prima volta si sviluppa nelle scimmie antropomorfe per esempio nel gorilla, però in esso il pollice era corto e tozzo e le falangi sono ricurve; nell'uomo moderno le falangi delle dita sono diritte l'ultima falange del pollice è molto più lunga rispetto a quelle delle scimmie antropomorfe. Le eccezionali capacità della mano umana sono il risultato, oltre che di una notevole sensibilità di una grande mobilità di tutte le articolazioni, comprese quelle del braccio e della spalla, ma soprattutto di un raffinato controllo dei movimenti: tutto ciò ha permesso all'animale-uomo di raggiungere un successo organizzativo e tecnologico strabiliante.

NOTA SULLE DITA
PIEDE Le cinque dita vengono chiamate, per lo più in ambito anatomico e medico, in base alla loro posizione nel piede (dall'interno verso l'esterno: I dito, II dito ecc. sino al V dito), ma posseggono anche dei nomi, simili a quelli delle dita della mano, che sono i seguenti: alluce, melluce (o billuce), trilluce, anulo e mellino (o pendulo) .
In base al rapporto di lunghezza intercorrente tra alluce e secondo dito, il piede prende il nome di piede egizio, greco o romano: se l'alluce è maggiore delle altre dita (come in gran parte dei casi), il piede è egizio; se l'alluce è minore del secondo dito, il piede è definito greco; se hanno pari lunghezza, il piede è allora romano.
MANO Le 5 dita della mano: pollice, indice, medio, anulare, mignolo.
Pollice, di etimologia incerta potrebbe derivare dal significato di potente, forte.
L'indice deve il suo nome al fatto di essere il dito utilizzato durante azioni in cui si indica un oggetto/persona, o una direzione, il medio è quello centrale (ed è anche il più lungo), l'anulare è così chiamato perché usato per portare la fede nuziale, il mignolo è il più piccolo.

Sara Marchesi Brescia 2008

venerdì 6 giugno 2008

La mano ha più possibilità di movimento ......

Di Giorgio Bresciani - Arcola 2008

La mano ha più possibilità di movimento in funzione della sua anatomia: la mano si può chiudere completamente a pugno, si possono puntare le singole dita, usarne una per volta, si possono allineare più dita assieme, si può fare della mano una conchiglia, una sorta di lama, la si può aprire completamente.
Le dita della mano sono molto più lunghe e mobili grazie alle falangi, quelle del piede sono corte, in ogni caso più corte di quelle della mano. Nella mano, l'articolazione del pollice si trova in posizione non in linea con le altre dita e questo dà la possibilità di afferrare oggetti di praticamente ogni genere; nella mano il pollice è più largo, ma più tozzo delle altre dita. Il palmo e il dorso hanno più o meno una superficie di uguale dimensione in quanto l'articolazione dell'avambraccio si trova sulla stessa linea della mano.
Il piede è assai più rigido della mano, almeno nella gente comune; le articolazioni delle dita sono tutte praticamente sulla stessa linea; l'alluce è spesso, non sempre, il più lungo delle dita, sicuramente il più massiccio. La pianta del piede ha una superficie più ampia rispetto al dorso poiché su quest'ultimo si incastra l'articolazione della caviglia perpendicolarmente.

Le dimensioni, sia di mani che di piedi, sono normalmente proporzionate all'altezza della persona, ma non sempre. Ad ogni modo, lavoro o specifiche attività sportive, ecc., possono modificare la forma e la dimensione delle mani, col tempo anche in modo vistoso. Per il piede, cambiamenti anatomici vistosi sono meno frequenti, salvo costrizioni abnormi o, comunque, in conseguenza all'uso di calzature che costringano il piede in una forma innaturale.

Il piede, assieme alla gamba, è la parte del corpo che ci consente di stare in posizione eretta e di spostarci nel modo più naturale possibile, camminando, correndo, saltando, serve per aiutarci a guidare l'auto, la moto, ecc. (in questi casi, lo stesso deve dirsi della mano).

La mano è lo strumento per compiere o aiutare a compiere la maggior parte delle attività pratiche degli esseri umani: applaudire, massaggiare, suonare, schiaffeggiare, accarezzare, mangiare, impugnare utensili o strumenti di lavoro, ecc. In altre pratiche, la mano coadiuva l'attività che si sta svolgendo: nella meditazione o nelle pratiche respiratorie, per esempio, le mani hanno una funzione importante.
In molte culture, la mano accompagna l'eloquio con movimenti e gesti, con le mani si può addirittura parlare per mezzo della gestualità (linguaggio dei sordomuti, per esempio)

Artistico
La musica, gli strumenti musicali si suonano con le mani o con l'aiuto indispensabile delle mani (es. strumenti a fiato). La mano è la parte del corpo con cui si scrive con la penna, con il computer, anche un romanzo o una poesia. La pittura: un quadro si concepisce con la mente o se ne studia il soggetto con gli occhi, ma, nella maggior parte dei casi lo si realizza con le mani. Per la scultura vale la stessa regola.
Nella danza, apparentemente mani e piedi hanno entrambi una funzione importante, che varia a seconda del tipo di ballo che si esegue.
Nella recitazione, sebbene sia la parola ad essere protagonista, le mani, la loro gestualità, sono un importante complemento.

Sociale
Credo che la mano sia uno dei mezzi più importanti tramite cui una madre (o un padre) comunica con il propri figli già in fase neo-natale (forse anche prima): il semplice contatto fra la mano e il corpo del neonato, le carezze, i massaggi più o meno consapevoli sono un modo di comunicare senza parole. Più tardi, il dare la mano ai propri figli è uno dei gesti più consueti, è un modo per mantenere il contatto e dare sicurezza, è un'abitudine che in molte persone dura per tutta la vita: si dà la mano al fidanzato, alla propria moglie, una volta adulti.
Si stringe la mano quando ci viene presentato qualcuno o, con persone che già si conoscono, come saluto formale; con la mano si saluta quando si lascia qualcuno, quando si parte per un viaggio.
La mano è anche un importante strumento di conoscenza per i bambini: tramite l'uso della mano avviene una parte importante dell'apprendimento in tutte le fasi della loro crescita: si tocca, si impugna, si esplorano gli oggetti e il corpo; i lattanti usano anche le mani per gattonare.

Il piede, nella società occidentale, è per lo più l'immagine che ne danno le calzature che portiamo, comodo o scomode, ma soprattutto adatte all'una o all'altra occasione. Quindi, il piede, dal punto di vista sociale riveste un ruolo piuttosto estetico, può diventare esso stesso quasi un accessorio, utilizzato per esaltare questa o quella calzatura (lo stivale, il mocassino, il sandalo, etc).
C'è, a volte, anche una certa ritrosia a mostrare i piedi tali e quali da parte di alcune persone.
Diciamo che apparentemente in occidente il piede è socialmente un po' in secondo piano rispetto alla mano.

Giorgio Bresciani Arcola 2008

giovedì 5 giugno 2008

Ho scelto di personalizzare la tavola ..........

Hanne Bendtson, Arcola 2008

RELAZIONE ”1”
DICHIARAZIONE PERSONA:
M.L., Donna, 41 anni, libera professionista é venuta per il primo massaggio a dicembre 2007.
Motivo principale: Benessere Generale.
Informazione ricevuto dal colloquio: É venuta da me su raccomandazione dopo che avevo aiutato una sua amica per problemi con ciclo. Mi diceva di aver “da sempre problemi con l’utero” senza dare piú spiegazioni, non c’era nessun segno che lei stesse entrando in menopausa (secondo il suo ginecólogo) ma per problemi di mestruazione molto abbondante, dolorosa ed irregolare, con frequenza di 18-28 giorni, e un stato anemico, aveva preso accordi con il suo medico ginecologo per affrontare il problema con una cura specifica. Ha desiso inoltre di provare l'On Zon per verificarne gli effetti su di Lei dal punto di vista del benessere generale.

DICHIARAZIONE MIA:
Lei mi dava subito l’impressione di essere piú vecchia di quella che é. Sembrava spenta, pallida, e aveva in particolare la muscolatura e la pelle flaccida. Notavo che aveva le unghie brutte e maldeformate.
E quindi avevo deciso di usare la tavola del “Paesaggio interno”.
Facevo i seguenti collegamenti sulla base delle informazioni ricevute dal colloquio e dalle mie osservazioni:
Elemento ACQUA: apparato genito urinario;
Elemento LEGNO: Muscolatura e apparato genitale;
Elemento TERRA: Pallore, nutrimento
Elemento FUOCO: É molto timida e ha problemi ad esprimersi.
Elemento METALLO: -
Ho scelto di personalizzare la tavola usando le informazioni ricevute dall’interrogatorio combinati con palpazione fatta su tutti e due piede.
Il risultato della palpazione confermava che i 3 elementi piú importanti da massaggare erano:
ACQUA:
LEGNO:
TERRA:
Ho deciso di massagiare questi 3 elementi 6-7 minuti ognuno, e dividere gli ultimi 10minutti per preliminari, elemento Fuoco, e Metallo.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 3 MASSAGGI:
M.L. dichiarava di sentirsi meno stanca, e lei si sentiva bene dopo i massaggi ( che ancora erano molto dolorosi per lei).
La mia osservazione era che lei sembrava meno pallida, piú rilassata ( anche durante il massaggio).

COMMENTI DURANTE 5’ MASSAGGIO:
M.L. dichiarava di avere avuto le prime mestruazioni dopo l’inizio. Era per lei meno doloroso e meno “intensa”.
La mia osservazione era che il riflesso milza si era “svegliato”,non si poteva quasi neanche toccare !

RISULTATI e COMMENTI DOPO 7 MASSAGGI:
M.L. dichiarava che sentiva che qualcosa era “cambiato”, il massaggio le dava un “altra sensazione” durante e dopo. Lei si sentiva una “tranquillita dentro” che non aveva mai sentito prima.
La mia osservazione era che, lei sembrava piú giovane di prima, anche per me il massaggio dava un’altra sensazione, come se qualcosa fosse cambiato dentro lei. Il massaggio sicuramente era meno doloroso, e cosí potevo lavorare piú “insistentemente”.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 9 MASSAGGI:
M.L. dichiarava di avere di nuovo avuto le mestruazioni dopo solo 15 giorni, ma senza che le desse nessun tipo di fastidio.
La mia osservazione era che aveva un bel colore di viso, e non sembrava per niente anemica.

COMMENTI DURANTE 11’ MASSAGGIO:
M.L. dichiarava di aver fatto una visita dal Ginecólogo. Lui era rimasto sorpresa per il fatto che lei aveva cercato “aiuto” nelle Discipline Bionaturali. Lei aveva detto che voleva dare ancora qualche mese ai massaggi prima di iniziare una cura ormonale. Finalmente lui le aveva consigliato di continuare i massaggi visto che la faceva stare bene, ma con un controllo da lui ogni mezz’anno.

Durante l’undicesimo massaggio lei mi disse di aver qualcosa da chiedere, perche lei da qualche tempo aveva avuto un problema con l’incontinenza d’urine (incontinenza d’ergenza), e da quando avevamo iniziato i massaggi questa problema era migliorato notevolmente, ed adesso lei si chiedeva se potessero essere i massaggi ad avere dato questi risultati.

Io sono rimasto un po’ male per il fatto che lei non mi avesse mai parlato d’incontinenza d’urina. Dal modo in qui lei me l’ha raccontato, ho capito che era una cosa del quale si vergognava molto, e mi ha detto che la situazione non era ancora cosi grave che lei si sentisse pronta a parlarne con qualcuno. Era una situazione che lei si era aspettata perche sia la madre, che sua nonna, che una sorella più grande avevano vissuto le stessi problemi, e lei personalmente aveva gia da anni fatto gli esercizi per stimolare i muscoli del pavimento palvico.

Potevo solo confermare che (probabilmente) erano i massaggi ad avere migliorato la sua situazione, visto che lei non aveva fatto altri tipi di “cure”, ed i massaggi erano stati fatti sull’elemento Acqua completo, e cosi anche la vescica come organo, e sull’elemento Legno che stimola i muscoli della parete della vescica. L’incontinenza si puó manifestare quando c’é un’instabilita nel controllo della muscolatura e/o del sistema nervoso, che controlla il meccanismo di svuotamento della vescica e di chiusura dell’uretra.

CONSIDERAZIONE FINALE:
M.L. dichiarava di essere contenta di aver fatto i massaggi On Zon Su. Aveva capito che i massaggi avevano aiutato il suo corpo a guarirsi da solo, senza medicina. Lei aveva appena fatto un controllo del sangue, e per la prima volta in tanti anni, il livello di Ferro era normale.
La mia considerazione era di fare una pausa e dopo riniziare, per migliorare ancora la situazione e tenere i risultati.

Dopo una pausa di un mese abbiamo iniziato un altro ciclo di 12 massaggi. Abbiamo appena fatto il 5° massaggio ed i risultati sono sempre positivi, anche se i miglioramenti avvengono piú “lenti”. Per motivi personali di M.L. la frequenza dei massaggi é adesso a 1-2 al mese !! Per qualche mese le mestruazioni le vengono regolarmente in ritmo (28 giorni) e quantitá, e la perdita d’urine diventa sempre minore.

Il percorso ed i risultati venuti fuori da questi massaggi fatti con M.L. mi convince e mi stupisce ancora una volta per il fatto che il massaggio On Zon Su® è un metodo molto efficace per il benessere della persona. E mi convince ancora una volta l’importanza di fare la palpazione prima di iniziare un ciclo per avere la risposta “vera” dal piede, visto che ogni tanto si trovano persone che per diversi motivi non raccontano tutta la “veritá”.

RELAZIONE ”2”

DICHIARAZIONE PERSONA:
M.M., uomo, 40 anni, muratore, é venuto a fare il primo massaggio a metá Aprile 2008
Motivo principale: malesseri generali, indolenzimenti, tensioni.

L’informazione ricevuta dal colloquio: Ha da parecchi anni dolori quasi ogni giorni nelle zone del collo, cervicali, spalle. Secondo lui I problemi sono collegati al lavoro, che é pesante fisicamente, con tanti spostamenti di peso, tanti movimenti scomodi, e postura sbagliata. É venuto fuori dal colloquio che lui ha lo stomaco generalmente molto sensibile. Qualsiasi disturbo finisce nello stomaco ! Mi ha chiesto di provare il massaggio On Zon Su per vedere se aveva dei benefici generali di rilassamento e benessere. Gli ho detto che potevamo provare ma che non avrebbe dovuto interrompere eventuali cure mediche, e che per il trattamento dovevamo avere il consenso del suo medico, con il quale era in cura.

DICHIARAZIONE MIA:
Ho deciso di usare la tavola del “Paesaggio esterno”.

Ho fatto i seguenti collegamenti sulla base delle informazioni ricevute dal colloquio: Il massaggio si doveva concentrare sulla parte superiore del piede, le dita (specialmente 3-4-5). Nel massaggio preliminare avevo inserito i monti Kuan Lun, Wha, Tai, Hon e Han (ultime 3 vengono fatte solo per metá). Ho deciso di stare anche un pó sul punto dell’ombelico.

Ho scelto di personalizzare la tavola usando le informazioni ricevute dai collegamenti combinati con palpazione fatta su tutti e due piede.

Il risultato della palpazione dava tutti i lati interni della dita molto dolorosi, dita 3,4 e 5 sensibili, alcuni riflessi più sensibili, ma diaframma era il punto in assoluto piú fastidioso, parte del lato esterno del piede era sensibile.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 3 MASSAGGI:
M.M. dichiarava di avere sempre dolori nella parte alta del corpo, non sentiva nessun miglioramento, ma aveva piú flessibilitá nel movimento del collo.
Ho deciso di continuare senza cambiamenti.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 5 MASSAGGI:
M.M. dichiarava di avere ancora il “fastidio” uguale a prima, ma che il mal di testa non veniva piú con la stessa frequenza.
Prima di fare il 6’ massaggio ho fatto di nuovo una palpazione che confermava gli stessi punti sensibili, ma stavolta molto meno dolorosi.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 9 MASSAGGI:
M.M. dichiarava di aver avuto una reazione nel periodo fra 8’ e 9’ massaggio. É stato colpito da una tonsillite, che con l’antibiotica era durata 10 giorni, con febbre alta per 6 giorni. Da un po di tempo lui aveva sentito un tipo di fastidio dentro la gola (non lo sapevo, aveva sempre parlato “solo” di fastidi di tipo osso/muscolare).
La mia osservazione é che quando si fa massaggiare é piú rilassato e con meno fastidi. Si vedeva che le spalle erano rilassate, e camminava piú diritto.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 12 MASSAGGI:
M.M. dichiarava che dopo gli ultimi 2-3 massaggi la situazione era migliorata. Lui sentiva di aver piú flessibilitá nelle spalle, meno fastidi alle cervicali, si sentiva in generale piú rilassato. Per una settimana non ha avuto mal di testa.
La mia osservazione era che lui sicuramente era piú rilassato,aveva meno dolore nel parte alta del corpo, si vedeva anche nel modo in quale lui si metteva sul lettino. Durante gli ultimi massaggi lui riusciva anche a dormire profondamente.

CONSIDERAZIONE FINALE:
Questa persona ha capito che i massaggi aiutano a togliere il fastidio e a liberare i muscoli, dargli un buon riposo durante il sonno e cosí ha deciso di continuare con i massaggi on zon su, se possibile una volta alla settimana per tenere i risultati.

La mia considerazione é che per lui forse è meglio cambiare lavoro, per proteggere la parte debole del suo corpo........ Visto che questo non é “possibile” al momento, i massaggi sono una strumento per lui per togliere lo stress e la tensione accumulata nella muscolatura del corpo, e cosí riuscire ad avere una buona vita senza troppi dolori muscolari e serate disturbate dal mal di testa.