lunedì 27 aprile 2009

OGGETTO: Posizione fiscale e contributiva dell’Operatore di Riflessologia On Zon Su

L'articolo originale è dello studio GAMMA
di Savina Bonnine e Renzo Chiampo pubblicato su
SHIATSUNEWS SECONDOTRIMESTRE
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Da consegnare al proprio commercialista in caso si prenda la partita IVA

L'inquadramento fiscale e contributivo dell’operatore di riflessologia On Zon Su.

CATEGORIA DI APPARTENENZA

DALLE NUOVE DISPOSIZIONI DEL 2009, L’ATTIVITA’ NON E’ RICONOSCIUTA “PARAMEDICA”, BENSI’ VIENE RICOMPRESA TRA GLI OPERATORI PER IL BENESSERE FISICO”

CODICE ATTIVITA’ IVA - ATECO
“ALTRE ATTIVITA’ DI SERVIZI PER LA PERSONA” nca
TIPOLOGIA ATTIVITA’:

Codice 96 09 09 c c "altra attivita' di servizi per la persona" nca

C.C.I.A.A.:
NON E’ richiesta l’iscrizione alla C.C.I.IA.

UFFICIO IVA
E’ necessaria la preventiva iscrizione all’ufficio IVA al fine di ottenere il numero di partita IVA.Nella dichiarazione di inizio attività nel quadro B, deve essere espressa l’eventuale opzione per i regimi agevolati: es. “contribuenti minimi” – “nuove iniziative imprenditoriali e di lavoratore autonomo”.

INPS
E’ necessaria l’iscrizione nella gestione separata: Codice attività 21 “operatore nel settore dell’igene e della salute” – oppure 26 “operatore per il benessere fisico”.

IL CONTRIBUTO INPS
per l’esercizio 2008, se non si hanno altre coperture previdenziali, è stabilito nella misura del 24%. Tale contributo viene calcolato, sia per il regime ordinario, sia per le nuove iniziative, sia per i contribuenti minimi, sul reddito dell’attività (= RICAVI meno COSTI).
Deve essere conteggiato nel quadro RR del mod. UNICO PF, e viene versato con le stesse
modalità (Mod F24) e termini dell’ IRPEF. E cioè (attualmente):
1. il saldo entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è prodotto il reddito;
2. il primo acconto, in ragione del 40% del contributo dovuto, alla stessa data del saldo;
3. il secondo acconto, di importo pari al primo acconto, entro il 30 novembre dell’anno di cui sopra.
Il versamento del 16 Giugno può essere ripartito in 6 rate (16/6, 16/7, 16/8, 16/9, 16/10, 16/11 calcolando l’interesse del 6% annuo, (=0,5% al mese).
__________________________________________________________________________ SEMPLIFICHIAMO
Poniamo (per praticità di conteggio di aver realizzato nel 2008 un reddito imponibile di 1.000 euro per il quale corrisponde un contributo di 240,00 euro.
Si dovranno versare:
1. il 16 Giugno 2009 = saldo 2008 = € 240,0 + 1° acconto 2009 (€ 96).
2. il 30 Nov. 2009 = 2° acconto 2009 = € 96;
L’anno dopo (2009) presupponendo lo stesso realizzo di 1000 € si dovrà versare:
1. il 16 Giugno 2010 = saldo 2009 = 240-96-96 = 48 €;
2. il 16 Giugno anche il 1°acconto 2010 = 40% di 240,00€ = € 96,00;
3. il 30 Novembre 2010 = 2° acconto 2010 = € 96,00
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L’IMPOSTA SUI REDDITI dovuta allo stato, varia in funzione del regime applicato.

“CONTRIBUENTI MINIMI” (forfettone):
Il reddito dell’attività (=RICAVI – COSTI , dove tra i costi si considera il valore totale dei beni strumentali acquistati nell’anno, che pertanto non devono più essere ammortizzati) DEDOTTI I CONTRIBUTI INPS versati nell’anno, deve essere dichiarato nel quadro RE del mod Unico PF, e viene tassato con un’imposta sostitutiva del 20%.
L’imposta sostitutiva deve essere versata con Mod. F24, entro il 20 Giugno dell’anno successivo a quello in cui si è prodotto il reddito.
__________________________________________________________________________ ESEMPLIFICHIAMO
Poniamo (per praticità di conteggio di aver realizzato nel 2008 un reddito imponibile di 1.000 euro
Si dovranno versare:
1. il 16 Giugno 2009 = saldo 2008 = € 200,00
2. il 30 Novembre 2010 = 2° acconto 2010 = € 96,00
Nota: I contribuenti minimi sono ESCLUSI dai studi di settore e dal versamento IVA.

E' Un'articolo scritto da:
Studio GAMMA
di Savina BonnineeRenzoChiampo
SHIATSUNEWS SECONDOTRIMESTRE

PER VEDERE L'ARTICOLO ORIGINALE:
http://www.shiatsunews.com/numeri-2008/giugno_2008/PDF/14-posizione_fiscale-chiampo-giugno_2008.pdf

Assicurazione Operatori Riflessologia On Zon Su School

Caro operatore On Zon Su , praticante, e/o studente,
se operi a livello professionale, semiprofessionale, amatoriale (anche come tirocinante o durante il corso triennale di On Zon Su), On Zon Su School, in collaborazione con L’Associazione Professionale Operatori DBN (discipline bionaturali), può fornirti importanti servizi utili, anzi indispensabili per la tua attività. Grazie ad un nuovo rapporto di affiliazione con l’Associazione Professionale Operatori Shiatsu e Discipline Bio Naturali (Apos e DBN), siamo in grado di fornirvi servizi quali coperture assicurative, consulenze, strumenti editoriali per la promozione ecc. di alto livello a costi minimi. Clicca sul collegamento per maggiori informazioni

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venerdì 24 ottobre 2008

Bentrovati

Cari tutti, ma proprio "cari" nel senso di amabili, benvoluti, gradevoli, graditi, apprezzati, gentili, teneri; scrivo su questo blog per dirvi quanto sono stata felice di ri-trovarvi.
Piedi nuovi e piedi già noti di nuovo tra le mani...una sensazione di pienezza e complicità che mi piace tantissimo.
"Ci auguro" un altro anno denso di scoperte e di pratica con questo meraviglioso, e anche tanto misterioso direi, "apploccio all'essele umano!" ;-)
Vi abbraccio, Marzia

lunedì 1 settembre 2008

I bimbi vivono i loro piedini con amore e......

Di Alessandra Lovati
VERONA 2008

Quasi sempre solo nei primi anni di vita i bimbi vivono i loro piedini con amore e curiosità, li toccano, finiscono sempre per togliere calze e scarpe. Li esibiscono. Amano i complimenti ai loro piedini, le carezze, i massaggini….
Vanno a toccare con essi molte cose, vanno ad esplorare il mondo. Sono delle ANTENNE PER SCOPRIRE IL MONDO.
Poi si cominciano a chiudere nelle scarpe…I piedi vestono la “moda”, stretta, larga, a punta, col tacco…. Mettono in luce l’armonia delle forme e dei colori, si abbinano allo stile dell’abito, della borsetta, della cravatta…. Per altri invece la calzatura resta un oggetto di pura utilità.
I piedi ne restano spesso ingabbiati. Da fuori non se ne riconosce neanche il numero…
Se li guardiamo nudi a volte hanno addirittura preso la forma della scarpa. Ne sono il loro contenuto.
Se pensiamo alle gambe come le colonne che insieme alla colonna vertebrale ci sostengono, abbiamo spesso la sensazione che siano le scarpe la base di queste colonne e IL PIEDE ABBIA PERSO LA SUA PRIORITA’.
Anche a casa in molte famiglie c’è l’obbligo estate e inverno di indossare la pantofola. Con la scusa di tenere il piede al caldo, o per nascondere qualcosa che a volte puzza o comunque viene considerato “basso”, perché così legato alla terra, calzando nella maggioranza dei casi ciabatte o infradito, si perde il modo naturale di camminare, che diventa strascicato o comunque il più delle volte ben lontano dal movimento di onda suo naturale.
Pochi i momenti della giornata senza scarpe.

Ma quando riceviamo un trattamento di On Zon Su è una cosa tutta diversa. Intanto liberiamo il piede dalle scarpe e questo già ci invita al rilassamento. Può creare imbarazzo, ma in genere si supera presto, se c’è un clima di armonia, dove mani calde accarezzano, premono, stimolano i nostri piedi, dandoci ascolto e accettazione.
Attraverso l’incontro tra piedi e mani, uno stimolo percorre a volte tutto il nostro corpo fino alla testa.
ILPIEDE DIVENTA PARTE ESSENZIALE DI NOI, riprende il suo ruolo di antenna, di sensore. Porta dentro di noi sensazioni nuove o che risvegliano passati che ci sono appartenuti. Attraversiamo in certi momenti una condizione magica che potrei definire di “meditazione”, di “interezza”…
Ci possiamo sentire toccati fino al cuore e nutriti di quello che avevamo bisogno.
Ci possiamo sentire irritati, rabbiosi. Possiamo vivere emozioni che sono nostre e scoprire di averne altre che non conoscevamo. Possiamo accedere a un linguaggio simbolico di immagini, colori, suoni..
A volte prima e dopo il trattamento, anche se l'On Zon Su lavora sul piede per poi lavorare su tutta la persona, mi piace ascoltare prima e dopo il trattamento come il piede appoggia a terra, come sostiene il corpo, come cammina e se è cambiato già qualcosa.
Dentro alla tavola, alle sue difficoltà, alle lancette dell’orologio che scandisce il tempo, in un momento di silenzio e di ascolto vado a massaggiare un piede con le mie mani.

LE MANI SI UNISCONO ATTRAVERSO IL PIEDE. SI FORMA COSI’ UN CERCHIO che attraversa il mio petto (o il mio cuore), percorre un braccio, una mano, il piede l’altra mano l’altro braccio, per ritornare al cuore.
Quel bellissimo esercizio preparatorio del respiro che porta l’inspiro tramite la punta delle dita fino al nostro centro vitale e porta l’espiro al centro del palmo delle mani permette che LE MANI IMPARINO A DIVENIRE SEMPRE PIU’ UN TUTT’UNO CON IL NOSTRO CORPO E CON IL NOSTRO CUORE.

Mi è molto piaciuto il massaggio alle mani fatto in classe.. Due lavoravano contemporaneamente ciascuno una mano di una terza persona.
E’ stato molto bello sentirsi liberi di toccare come il cuore ci porta e anche provare a toccare come fa l’altra persona. La mia compagna che è molto immediata mi ha stimolato a permettermi movimenti meno precisi, ma più sciolti, più delicati, più avvolgenti.
Usare le mani non solo per ritrovare e stimolare i punti della mappa del piede, ma anche per il gusto di toccare, accarezzare…
Ad alcune persone piace molto se dedico pochi minuti a un contatto spontaneo e piace anche a me sia farlo che riceverlo..
Penso che nell'On on Su siano da abbinare spontaneità e precisione della tecnica.
La vera arte del massaggio del piede a mio parere è la FUNZIONE ARMONICA TRA LA CAREZZA RISPETTOSA E AMOREVOLE E LA CURA.

Mi ha colpito moltissimo la ritualità della TAVOLA DEI NOVE PALAZZI in cui si va a bussare alle porte e poi si possono aprire. Questo inizio per me simboleggia l'On Zon Su. TOCCARE CHIEDENDO IL PERMESSO DI FARLO. A casa mi sono inventata un modo per cominciare un trattamento per bussare e chiedere il permesso, con un contatto silenzioso in cui tengo tra le mie mani i piedi dell’altra persona. E’ anche un modo per sintonizzarsi sul respiro, di cercare una stessa lingua per comunicare. E’una richiesta ad essere disponibili alla trasformazione.

A volte il piede durante il trattamento si pone come volesse dirmi “toccami qua”, “qui ho bisogno”.
Mi permetto allora qualche minuto per questa tacita richiesta e spesso mi sento dire che la parte più bella del massaggio è stata quella.
A volte vorrei “migliorare” il piede, separare dita troppo unite, allungarle, sciogliere la parte centrale, tonificare il tallone….. Come se il piede fosse sbagliato. Ho come fretta… Ma poi mi dico: PERCHÈ?
Tutti questi lavori li faccio perché i piedi sono grandi antenne dove scorre energia preziosissima che ci appartiene. Ma è anche importante ACCETTARE che quel dito è duro, l’altro è piegato….
AVRA’ I SUOI MOTIVI PER ESSERLO, LA SUA STORIA, I SUOI PERCHÈ.
COME GLI ALBERI OGNUNO HA UNA FORMA E SONO TUTTI VITA.

lunedì 14 luglio 2008

Finalmente!

Spero presto di dare il mio contributo a questo blog.
Nel frattempo ringrazio tutti gli amici che ho conosciuto attraverso Andrea e l'On Zon Su.
Con Amore

giovedì 26 giugno 2008

Riflessioni si mani e piedi

Riflessioni su mani e piedi

di Marco Boffa - Brescia 2008

Le mani e il cuore, il cuore batte e la mano pulsa. Estremo confine del corpo nella relazione, il tocco traduce sensazioni in emozioni, in pensieri, in immagini. Guardo le mani e i segni del tempo, del passato e del divenire mutevole, compaiono. Le dita artificio, struttura perfetta, consentono di fare, di agire. La mano tocca, accarezza, suona, dipinge, modella, crea, comunica, esprime, riscalda, ama, scrive, serve e ordina. Il linguaggio è nella gestualità della mano, la mano cuore ed emozione, mano che dona un fiore, mano che combatte e distrugge, la mano accarezza, la mano il cuore.
I piedi e i reni, i reni vibrano e i piedi raccolgono e diffondono. Radici dell’origine, sono il nutrimento dell’energia primordiale. Nel piede è racchiusa la nostra storia, il nostro passato, presente e futuro. E’ il nostro potere di deambulare in stazione eretta, il cammino dell’Uomo, l’origine ed il divenire, il percorso che possiamo intraprendere. Sorreggendo il corpo collegano il bacino alla terra, ne determinano l’assetto, agiscono sulla memoria delle origini, là dove vi è ancora la traccia della coda. Prendono l’energia più pura dalla terra e la distribuiscono verso il cielo, dai piedi alle sacrali, percorrendo la colonna vertebrale e gli organi fino alla testa. Nella stazione eretta, sull’asse fondamentale, possiamo sentirci integri, vivi, vicini a noi stessi. Il piede è la nostra libertà di avanzare o indietreggiare, camminare o correre,.
Il piede a terra ci rende consapevoli del cielo sopra di noi. E’ l’esperienza dello spazio che possiamo percorrere.
Nel piede è racchiusa la trasformazione, il piede è più intimo della mano, la mano è la relazione, l’espressione e la comunicazione, il piede è la radice, l’impronta del nostro essere, l’origine, l’energia più pura, vi si trova il subconscio,
Il piede cammina la mano crea. Il piede ci conduce in luoghi nuovi, la mano ne raccoglie i tesori.
La mano sul piede dinamizza l’energia, ne stimola la circolazione e il piede distribuisce, tutto l’essere ne ha beneficio.
E’ il calore della mano a fare evaporare l’acqua originale del piede, che fluisce nel corpo e scatena reazioni là dove da tempo qualcosa è bloccato.
La mano è il collegamento dell’uomo al mondo, il piede è il collegamento del mondo all’uomo.

giovedì 19 giugno 2008

Relazione

LE DIFFERENZE TRA MANI E PIEDI DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE

Emanuela Vici Corso di Roma anno 2007/2008

In questa mia ricerca cercherò di trattare le differenze tra mani e piedi dal punto di vista socio-culturale orientale approfondendo due tradizioni una giapponese e l’altra cinese che riguardano mani e piedi. La prima esalta l’importanza delle mani con la tecnica del Reiki un’arte di guarigione con la sola imposizione delle mani, la seconda la totale indifferenza verso i piedi con la pratica del loto d’oro la fasciatura che veniva praticata alle donne cinesi.

REIKI

Reiki è un’antichissima tecnica di benessere olistico, riscoperta in Giappone nel 1922 dal Dr. Mikao Usui Sensei, basato principalmente sulla imposizione delle mani che basa la sua potenza ed efficacia sull'amore e sull'energia dell'universo e trova innumerevoli utilizzi.

La storia

Secondo la tradizione fu Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865, a sviluppare la pratica del Reiki affermando di avere ricevuto l'abilità di curare dopo tre settimane di digiuno e meditazione sul Monte Kurama. I praticanti il Reiki usano infatti un tecnica analoga alla "imposizione delle mani", che, affermano, canalizza le energie terapeutiche (ki).Nell'aprile del 1922, Usui andò a Tokyo dove fondò l'Usui Reiki Ryoho Gakkai.

Il termine Reiki indica un livello di energia vibrazionale che è comune a tutti gli esseri viventi e che nutre e mantiene le cose in vita. Essere "Canali Reiki" vuol dire entrare in sintonia con quella parte del nostro essere che è un tutt'uno con l’energia universale.

REIKI è una parola giapponese che significa "Energia Vitale Universale" e nasce dall'unione di due concetti:

REI che possiamo chiamare "Energia Universale" ed è tutto ciò che esiste intorno a noi.
E' una forza presente in diverse culture del mondo, è chiamata Dio o identificata e personalizzata in un Essere Supremo con cui si può entrare in contatto attraverso varie forme tra cui la preghiera. Gli esseri umani che ne siano coscienti o no, sono guidati da tale forza, e attraverso essa sono costantemente spinti verso l'esperienza, l'amore e verso il mistero.

KI che è un concetto fondamentale nella Medicina Tradizionale Cinese e nelle Arti Marziali e che possiamo tradurre come "Energia che scorre nel Corpo". La Forza Vitale che scorre in ogni organismo vivente. Dagli Indiani è conosciuta come Prana, nella Medicina Tradizionale Cinese si chiama Chi o Ki, e circola negli organi interni e nei meridiani.

L'unione di REI e KI da origine alla parola Reiki, e che viene utilizzata per definire sia la disciplina o la pratica che l'Energia da esse utilizzata.

La tecnica

Con la massima semplicità, il Reiki viene trasmesso dall'operatore appoggiando le mani su alcuni punti del corpo della persona che percepisce una serie di diverse sensazioni, piacevoli e intense che riescono a sbloccare le tensioni e ad incanalare nell'organismo una nuova energia vivificante e universale, avviando quindi un processo di guarigione che investe il piano fisico, mentale, emozionale e spirituale. Non è assolutamente necessaria alcuna nozione preliminare, nessuno sforzo per cercare di capire che cos'è: lentamente, ognuno con i suoi tempi la sentiamo scorrere in noi. Ed una volta percepita in noi, è molto più facile sentirla scorrere in un'altra persona.
Questa energia Reiki può essere utilizzata a piacere, in qualsiasi posto e da chiunque, non richiedendo nessuna predisposizione o strumento se non la propria volontà ed intento.

Quindi il Reiki non è né una religione né un concetto, è semplicemente la consapevolezza della propria energia, potenzialmente nostra di diritto, sin dalla nascita, e utilizzata al fine di raggiungere una grande armonizzazione interiore, un benessere fisico e mentale attraverso l’uso delle mani.

IL LOTO D’ORO

Con Loto d'oro o Gigli d'oro si indicano i piedi artificialmente deformati delle donne cinesi. Il nome è dovuto all'andatura precaria e oscillante che assumevano le donne sottoposte a questa pratica, in auge nelle dinastie Ming e Qing e gradualmente scomparsa durante la prima metà del XX secolo.

La tecnica

Comparazione radiografica tra un piede normale e un piede fasciato (schema)Per un periodo di 5-10 lunghissimi anni, a partire, a seconda dei casi, da un'età compresa tre i 2 e gli 8 anni, per durare fino ai 13 o 15 anni - gli anni dell'infanzia e della crescita - i piedi delle bambine venivano fasciati con bende di cotone che li tenevano stretti notte e giorno fino a deformarli stabilmente. La forma desiderata - due piccolissime mezzelune - era raggiunta per mezzo di due operazioni: le quattro dita piccole venivano ripiegate e strette con le bende contro la pianta del piede, in modo da renderla più affusolata e, contemporaneamente, il piede veniva accorciato forzando l'alluce ed il calcagno l'uno contro l'altro, in modo che l'arco del piede assumesse una forma fortemente convessa (questo era possibile solo grazie all'elasticità dell'ossatura infantile). Con la crescita l'arco si rompeva, così come si fratturavano le falangi delle dita ripiegate. Di conseguenza, il piede poteva sopportare il peso del corpo soltanto sul tallone. Se questo procedimento iniziava entro i primi anni di vita, l'esperienza della bambina era meno dolorosa che non nei casi in cui soprattutto nelle famiglie contadine, essa veniva lasciata con i piedi intatti fino all'età di dieci -dodici anni, perché potesse aiutare più a lungo in casa e nei campi.

Dopo i primi due anni dall'inizio della fasciatura, il dolore diminuiva, ma in ogni caso la fasciatura dei piedi comportava un tormento quotidiano, che sarebbe continuato per tutta la vita. Una volta deformati a piacere, i piedi bendati erano poco utili a stare in piedi. I piedi, privi della normale elasticità, erano un sostegno instabile e faticoso e, dato che il peso del corpo era trasferito tutto sui talloni, la persona doveva oscillare continuamente avanti e indietro per mantenersi in equilibrio.
I "fiori di loto" esigevano attenzioni quotidiane: bisognava continuamente lavarli e curarli ed era necessario tenerli fasciati e calzati giorno e notte per dare loro il sostegno che avevano perduto, non avendo più una normale pianta distesa. Le unghie andavano tenute sempre ben tagliate, altrimenti potevano penetrare nella pianta del piede, e le bende potevano impedire la circolazione del sangue, provocando setticemia o cancrena. Tutte queste cure venivano fatte ed insegnate ad ogni bambina dalla madre, alla quale era toccata la stessa sorte prima di lei.

Generalmente le fasce smesse venivano gettate tra i rifiuti. Ma vi fu un medico dello Hunan che prese ad usarle per curare alcuni malati con effetti, a suo dire, sorprendenti. Se la malattia era causata dalla presenza di spiriti maligni, per cacciarli bisognava avvolgere bende di giovani fanciulle intorno alla vita del paziente. Per abbassare la febbre si poggiava la vecchia scarpa d’una fanciulla con i piedi fasciati sopra l’ombelico del paziente. Quando la scarpa si riscaldava, la si sostituiva con un’altra; tale procedimento causava il lento decrescere della temperatura. Per far riprendere conoscenza, si bolliva dell’acqua e quindi, dopo averla fatta leggermente raffreddare si lavavano i piedini di una giovane e la si faceva quindi bere al paziente, che riprendeva immediatamente i sensi.

La storia

Si narra che la fasciatura dei piedi sia nata intorno al 900 d.C. per la civetteria di una concubina imperiale, che soleva fasciarsi i minuscoli piedi con bende di seta bianca e ballare per l'imperatore la "danza della luna sul fiore di loto". L'usanza venne poi imitata, diffondendosi gradualmente in seno alle classi superiori nei secoli successivi.

Il Confucianesimo, un sistema sociale che ha sempre privilegiato la stabilità, colse al balzo il vantaggio offerto da questo vezzo di corte, incoraggiando la diffusione di tale moda, nella quale vedeva un sistema perfetto per costringere le donne entro le mura domestiche. La fasciatura dei pedi, infatti, a differenza di altri sistemi di controllo della sessualità femminile, escogitati ad altre latitudini ed in altre culture - come l'infibulazione o la cintura di castità - comportava un controllo totale della persona e della sua mobilità.

Nell'etica confuciana, i tratti apprezzati erano, per la donna, che sostenesse e valorizzasse l'uomo, e per l'uomo, che tenesse a freno e dominasse la donna. La subordinazione femminile era sottolineata quale elemento fondamentale dell'ordine sociale, e la fasciatura dei piedi venne promossa quale mezzo per conservare la castità femminile ed insegnare la separazione tra uomini e donne.
La fasciatura dei piedi si diffuse, all'inizio, come segno di distinzione, superiorità e classe, ma con il tempo divenne un sistema di escalation sociale, che permetteva anche ai contadini di vendere le loro figlie come concubine, così come un modo per compensare la mancanza di avvenenza o qualche difetto fisico e quindi per riuscire ugualmente a sposare figlie non particolarmente attraenti.

La fasciatura dei piedi sostituiva qualunque requisito nella scelta di una moglie, perché la sua portata andava ben oltre il mero fattore estetico. I piedi fasciati garantivano nella sposa il desiderio di compiacere il marito, capacità di sopportazione del dolore, coraggio e disponibilità a fare qualunque cosa per esaudire i desideri dello sposo. Erano il segno tangibile che il carattere della fanciulla era stato definitivamente domato.

Piede fasciato con e senza scarpa Al primo incontro prematrimoniale, i futuri suoceri usavano sollevare leggermente la gonna della promessa sposa per verificarne la dimensione delle estremità. Con un semplice gesto, dunque, quello di sollevare il lembo dell'abito della potenziale futura nuora, le famiglie ricevevano tutte le informazioni fondamentali sulla ragazza.
La fasciatura dei piedi venne proibita negli anni '20, dopo la caduta di un impero durato due millenni, ma è continuata nelle campagne fino all'avvento della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Già alla fine dell'800 era cominciato il movimento contro la fasciatura dei piedi, ma molte madri e figlie si aggrapparono alla vecchia usanza con caparbia ostinazione per sfuggire alla pubblica vergogna cui andava incontro chi aveva piedi grandi.

Forti dunque le donne cinesi, ma sempre all'interno della loro cultura, che cerca la composizione del disaccordo attraverso la mediazione piuttosto che nello scontro diretto. Anche nella Cina di oggi, il raggiungimento degli obiettivi di una donna passa attraverso un'apparente sottomissione. Le donne sanno che, per raggiungere i loro obiettivi, devono "legarsi - metaforicamente - i piedi" e non scendere in piazza come è avvenuto con il femminismo in occidente.

Purtroppo non sono riuscita ad inserire le foto.

mercoledì 11 giugno 2008

"FRA CIELO E TERRA" Viaggio a tre nella simbologia di mani e piedi di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008

Di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008




“Il movimento ha le sua radici nei piedi ,
si sviluppa nelle gambe , è diretto dal busto
e si esprime attraverso le mani e le dita”.

INTRODUZIONE

Quando abbiamo deciso di addentrarci nel vasto ed affascinante mondo della simbologia dell’immaginario collettivo per illustrare le differenze tra mani e piedi dal nostro punto di vista , non avremmo pensato di fare delle scoperte davvero interessanti soprattutto su noi stesse e sul perché abbiamo scelto proprio di massaggiare i piedi.
Il titolo di questo elaborato ci pare illustrare bene il filo conduttore delle nostre ricerche e cioè il fatto che nelle culture di tutti i tempi , sia occidentali che orientali , le mani siano collegate al cielo , all’alto , alla mente e comunque alle nostra facoltà più spirituali e che i piedi invece siano da sempre collegati alla terra e quindi ai nostri istinti più primitivi , alla nostra sessualità , alla nostra parte più concreta e a volte considerata da alcuni meno nobile.
Infatti alle mani sono state dedicate fiumi e fiumi di poesie da illustri poeti come Neruda ad esempio , che secondo uno studioso come il professor Mantero , cita nelle sue opere ben 800 volte le mani e le collega a sentimenti di amore e passione verso la sua amata. Inoltre abbiamo inserito le considerazioni sull’importanza della simbologia delle mani per il bambino , che Maria Montessori ha ampliamente descritto nel suo testo “Il segreto dell’infanzia”.Ed infine abbiamo voluto analizzare la considerazione altissima che viene riservata alle mani anche nelle culture orientali , come quella buddhista , analizzando le Mudra.
A questo punto ci siamo chieste: “ e i piedi?”
La simbologia dei piedi ci riporta sempre a riferimenti sul loro valore sessuale , come ad esempio al “feticismo”. Infatti i piedi sono collegati alla libertà di muoversi , di andare verso il mondo , al “fare” , all’”azione” e quindi , secondo noi all’indipendenza e alla propria autonomia personale. Ed è anche per questi collegamenti concreti che nella Cina antica venivano fasciati i piedi alle donne , cioè per limitare i loro movimenti , per tenerle segregate e limitare la loro autonomia. In conclusione il piccolo piede delle donne cinesi , che veniva collegato alla bellezza e alla grazia , non era altro secondo noi , che l’equivalente orientale della cintura di castità diffusa durante il Medioevo e le Crociate in Occidente.
Per finire abbiamo voluto analizzare una delle favole più famose al mondo: Cenerentola e le varie versioni diffuse nelle culture più lontane e diverse. In una di queste si riferisce come le sorellastre di Cenerentola si siano auto mutilate i piedi pur di indossare la Scarpetta e sposare il principe. Quindi , anche qui il piede è simbolo di sottomissione femminile e strumento di riscatto…Per le ragazze l’unico obiettivo di autorealizzazione e felicità era indossare la scarpetta per accasarsi , a costo di mutilarsi i piedi!!! Siamo tutte vittime del “Principe Azzurro”….Ma questa è un’altra storia!
La nostra conclusione e l’interpretazione che vogliamo dare al nostro cammino è che con la pratica dell ”On zon su “ possiamo riunire e far comunicare queste due parti e con il nostro piccolo contributo , ricordare a noi stesse e agli altri che siamo “unici ed irripetibili” perché siamo ogni giorno il tramite tra Cielo e Terra.

“La simbologia delle mani per il bambino dal punto di vista pedagogico”
Il gioco con le mani che diverte tutti bambini conosce mille varianti. L’importanza di questi giochi sta tutta nel valore simbolico che le mani hanno per il bambino. Maria Montessori ha dedicato intere pagine a questo tema, sottolineando gli effetti positivi del lavoro manuale nello sviluppo mentale del bambino. "I veri ‘caratteri motori’ collegati con l’intelligenza – scriveva la Montessori nel saggio Il segreto dell’infanzia, del 1938 – sono il linguaggio e l’attività della mano a servizio dell’intelligenza per realizzare il lavoro…..Nel subconscio dell’umanità è sentita la mano quale manifestazione dell’io interiore……Il primo avanzarsi di quella piccola mano verso le cose, lo slancio di quel movimento che rappresenta lo sforzo dell’io di penetrare nel mondo, dovrebbe riempire l’animo dell’adulto di ammirazione." Nel grembo materno, immerso in una bolla d’acqua , il feto comincia a sviluppare il senso del tatto. Il bambino porta il pollice in bocca, oppure tutta la mano. A volte si sfiora la testa o il corpo. Che cosa registra la sua mente durante questi movimenti? E che cosa lo spinge a compierli? Il suo DNA agisce come impulso al movimento della mano e la sua capacità intellettiva accoglie questo istinto sotto forma di memoria prenatale. Il gioco con le mani lo accompagnerà per sempre. Le mani dei neonati stringono il dito che si porge loro. Questo contatto tra mani e dita, tra bambino e adulto, è il primo momento di competenza acquisita da parte del bambino sulle mani. Durante l’allattamento al seno, il bambino a un certo punto afferra la mammella della madre in un gesto di appropriazione di ciò che rappresenta tutto il suo mondo. Si afferma come dominatore dell’universo! Le mani passano così a un grado superiore di conoscenza. Tra i 4 e i 6 mesi i bambini li portano continuamente in bocca, li osservano con attenzione, li fotografano, li rielaborano in un quadro cognitivo che li pone in relazione all’ambiente e primariamente al corpo materno. Dopo i 6 mesi le mani sanno già lavorare. Afferrano gli oggetti con precisione. Il bambino sa che deve prendere quell’oggetto che ha puntato ancora prima che la sua mano si muova. E’ importante dirgli sempre il nome dell’oggetto in questione. Perché il legame tra linguaggio e l’attività manuale si imprima nella sua mente in modo permanente. Le filastrocche delle mani esercitano un movimento sulle manine del bambino o della bambina e legano la voce materna all’azione. Battere le manine; prendere le mani del figlio/a e muoverle; suscitare il suo sorriso con le parole e con le mani; sono tutti gesti semplici, ma di grande impatto educativo. Le mani per un bambino possono essere il suo primo teatro della fantasia. Il corpo del bambino viene coinvolto da un ritmo antico come lo è il tamburo: "Perché anche questi ritmi traggono la loro forza altrove: dall’esser suonati col corpo e sul corpo. Non solo dalla bocca che dice o dall’occhio che legge, ma dal corpo che fa. E che fa con piacere, in un rapporto fra corpi dolce e positivo: piacere dell’amore genitoriale, piacere del gioco fra eguali. I tamburi di questi versi sono scanditi sulle dita della mano, i tratti del viso, le parti del corpo, affettuosamente toccate e strapazzate; sono ritmati facendo saltare il bambino sulle ginocchia, o con altre esilaranti acrobazie; sono battuti dalle mani che battono le mani dei compagni di gioco, con virtuosismi acrobatici, incroci, rapidi raddoppi, scambi palmo-dorso…" Scrive Tognolini, il nuovo Rodari delle filastrocche. Io penso alla mano del bambino come a una conchiglia capace di raccogliere sabbia dagli abissi del mare; e come la conchiglia ospita un essere vivente, la mano nasconde una parte spirituale del bambino, risvegliata dall’allegria e dall’intelligenza del movimento.

Renzo Mantero - Secolo XIX
(Pubblicata il 13/03/1992)

Che cos'è che differenzia un uomo da un animale? Renzo Mantero non ha dubbi: le sue mani, lo strumento più perfetto che sia stato dato in dotazione all'umanità. Renzo Mantero è uno dei più grandi esperti di mani che esistano al mondo. E' un ineguagliabile "riparatore" di mani. E' capace di prenderle disastrate e di restituirle come nuove. "La mano", dice, "è l'unico organo di senso interattivo". L'occhio guarda senza essere guardato. L'orecchio ascolta senza essere ascoltato. La mano non può toccare senza essere toccata. Per questo ha un meccanismo di risposta immediata, una specie di corsia preferenziale mani-cervello. La mano è di una incredibile sincerità. Mentre l'occhio può ingannarci ("A volte entriamo in un negozio e diciamo buongiorno ad un manichino"), la mano è incapace di mentire. Dice sempre la verità.Renzo Mantero ha operato più di trentamila mani. Primario di chirurgia generale e chirurgia della mano all'ospedale savonese San Paolo, è oggi uno dei maggiori esperti mondiali della sua disciplina. Portano il suo nome quindici tecniche operatorie, diciotto strumenti chirurgici, duecento pubblicazioni. Ha rimesso a posto le mani di sportivi (la campionessa di scherma Dorina Vaccaroni), di musicisti (il violinista Cogan), di operai infortunati, di bambini malformati. Ha scritto saggi sulle mani "iperabili" di Paganini, sulla mano di Satana, su quella di Dio, sulle mani dipinte dai Tiepolo, da Michelangelo, da Leonardo. E' un fanatico ammiratore delle mani di Rodin e delle poesie di Neruda, così piene di mani ("Vi ho trovato 800 ricorrenze di immagini della mano")."La mano è uno strumento incredibile", dice. "Può fare 40 milioni di movimenti. Serve ai ciechi per vedere, ai muti per parlare". Mantero ne è talmente convinto che cinque anni or sono ha organizzato una mostra di opere d'arte per non vedenti, "Vedere con mano".La mano è anche simbolo. Serve per comunicare con gli altri e con Dio. Ci si dà la mano, si gesticola per aiutare la parola, si tocca per significare simpatia, amore, amicizia, si congiungono le mani per pregare, si benedice con le mani. "La mano rappresenta il rapporto diretto con la divinità (le mani alzate al cielo) oppure la punizione divina, il comando, la legge", spiega Mantero. "I cristiani quando hanno dovuto raffigurare un demonio scacciato, hanno scelto un animale senza mani, il serpente. L'Islam taglia le mani ai malvagi per impedir loro il rapporto con Dio".Mantero ha studiato la mano nell'arte e l'uso che ne fanno i vari pittori. "I Tiepolo usavano le mani per indicare come va guardato il quadro. Un codice per leggerlo", spiega. "Leonardo le caricava di significati numerici, pitagorici, musicali, astrologici. Le mani di Cristo e quelle dei dodici apostoli, nell'"Ultima cena", sono disposte in rapporti musicali e, inserite in un ideale pentagramma, costituiscono l'"Incipit" di una musica che ha voluto rappresentare."Di mani famose ce ne sono tantissime. A Mantero piace ricordare quelle in preghiera di Durer, quelle di Abramo Lincoln. O la mano di Dio dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina. E poi quella di Topolino, una mano che lo appassiona. "Walt Disney era un grande ricercatore, una specie di Konrad Lorenz alla rovescia", dice. "Si era accorto che gli uomini non usavano tutte e cinque le dita e allora disegnava tutti i suoi personaggi con sole quattro dita. Aveva notato anche lui che la mano è uno strumento più perfetto di quanto l'uomo si meriti". Usare tutte e cinque le dita è difficile. Solo i geni ci riescono. Come Paganini che doveva la sua stupefacente abilità nell'usarle anche ad una malattia molto rara, il morbo di Marfan, che aveva deformato la struttura ossea dei suoi arti."La gente normale usa tre dita", dice Mantero. "Moltissimi usano le mani come palette, sono sostanzialmente bidattili, usano cioè il pollice in opposizione alle altre quattro dita usate insieme".L'uomo, in sostanza, non si merita uno strumento così perfetto. E inoltre lo trascura, fa correre loro ogni sorta di rischi. "E' incredibile pensare che usiamo le nostre mani anche per costruire quegli strumenti con i quali le danneggeremo", dice. "Usiamo le mani come deficienti. Costruiamo i petardi che ci scoppieranno in mano. La sega che ci taglierà le dita. Ho visto pittori per i quali le mani sono la vita, tagliarsi i tendini perché volevano fare i vetrai. La notte di Capodanno ho fatto le tre per ricostruire i nervi tagliati di un grande pianista che stava giocando con un trapano elettrico, regalo di Natale. La gente ha una tale fiducia nell'onnipotenza della mano che la espone ai rischi più stupidi. Prendete gli anelli. Sono pericolosissimi. Se rimangono impigliati in una cosa in movimento, un'auto, una moto, possono causare le lesioni peggiori. E' arrivata da me gente con le dita scuoiate, strappate, le arterie accartocciate".Ma è proprio in quel momento che interviene il potere taumaturgico. Oltre alle mani che costruiscono gli strumenti che distruggono altre mani ci sono anche le mani (quelle del chirurgo) che aiutano a guarire le ferite di altre mani. Come la mano che tocca e resuscita, come la mano del re che ridà la salute al malato di peste. Mantero ne è talmente cosciente che porta rispetto, lui esponente della medicina ufficiale, anche per i pranoterapeuti, coloro che sostengono di guarire le malattia "imponendo" le mani sul corpo del paziente. "E' stupido negare tanto per negare. Bisogna entrare nel loro spazio culturale. Io stesso ho visto delle cose che mi hanno lasciato sinceramente perplesso. Ho osservato fenomeni dolorosi scomparire dopo l'intervento di un pranoterapeuta". Le mani dei pranoterapeuti sono miracolose? Speciali? "No, sono normalissime mani. Ma loro vi trasfondono tutte le loro attenzioni. Come fa un pianista, come fa un violinista. Come le mani della Gioconda, mani a riposo in cui è trasferita tutta la sua spiritualità".
LE TUE MANI

Quando le tue mani muovono,
amore, verso le mie,
cosa mi portano in volo?
Perchè si sono fermate
sulla mia bocca, all'improvviso,
perchè le riconosco
come se una volta, prima,
le avessi toccate,
come se prima di esistere
avessero già percorso
la mia fronte, la mia cintura?
La loro morbidezza giungeva
volando sul tempo,
sul mare, sul fumo,
sulla primavera,
e quando tu hai posato
le tue mani sul mio petto,
ho riconosciuto quelle ali
di colomba dorata,
ho riconosciuto quella creta
e quel colore di grano.
Per tutti gli anni della mia vita
ho vagato cercandole.
Ho salito scale,
ho attraversato scogliere,
mi hanno trascinato via treni,
le acque mi hanno riportato,
e nella pelle dell'uva
mi è sembrato di toccarti.
Il legno di colpo
mi ha portato il tuo contatto,
la mandorla mi annunciava
la tua morbidezza segreta,
Corsivofinchè si sono strette
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
hanno concluso il loro viaggio.

Pablo Neruda
Quando morrò voglio le tue mani
Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:voglio la luce e il frumento delle tue mani amatepassare una volta ancora su di me la loro freschezza,sentire la soavità che cambiò il mio destino.Voglio che tu viva mentr'io, addormentato, t'attendo,voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,che fiuti l'aroma del mare che amammo unitie che continui a calpestare l'arena che calpestammo.Voglio che ciò che amo continui a esser vivoe te amai e cantai sopra tutte le cose,per questo continua a fiorire, fiorita,perché raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,perché la mia ombra passeggi per la tua chioma,perché così conoscano la ragione del mio canto.
P. Neruda
Mudrā

(Sanscrito, letteralmente "sigillo"; inzō in Giapponese) è un gesto simbolico delle mani o delle dita, insieme alle asana (posizioni) sono utilizzate nella pratica meditativa yoga. Usato nello yoga, nelle asana, nel pranayama o nella meditazione.

Il Mudra può agire sul piano fisico, energetico e/o spirituale.
I mudra vengono usati molto nel buddhismo tibetano, sono movimenti, gesti, danze delle mani che vanno a completare tecniche, pratiche e meditazioni atte al raggiungimento dell'illuminazione, ma i mudra vengono praticati anche durante le cerimonie come ad esempio nelle cerimonie di iniziazione.

Definizione del termine
Vi sono molte opinioni in merito all’interpretazione del termine “mudrā”; gli studiosi sostengono l’interpretazione legata all’origine etimologica del vocabolo, che identifica la posa della mano come un “sigillo”, una “stampa”, un “segno”, un “marchio”, un “simbolo”, un “gesto simbolico” oltre ad identificare nell’esoterismo, le varie divinità.
Origine
In un racconto contenuto nei Jātaka si narra di un bodhisattva che vedendo una donna, fece un gesto per sapere se era sposata. La donna rispose sempre con un gesto che non aveva marito. È evidente che il bodhisattva stava usando un linguaggio stabilito e convenzionale di gesti eseguiti con le mani. Le mudrā erano quindi espressione di un linguaggio quotidiano, ma non solo; in seguito, esse hanno trovato la loro sistemazione anche nella danza, nello specifico nel Nātya Śāstra di Bharata.
Origine Iconografica
La mudrā passa così da una funzione di linguaggio gestuale quotidiano ad una di esperimento di comunicazione simbolica in ambito artistico, e in seguito si trasforma da icona figurativa ad elemento rituale di cerimonie esoteriche. Attraverso le figure di Mathurā (100 a.C. – 600 d.C.) e soprattutto con le sculture del Gandhāra (100 – 400 d.C.) le mudrā diedero un grande contributo al tantrismo. Nel secondo secolo d.C., vi è la prima raffigurazione del buddha storico, fino ad allora era stato rappresentato come ruota della Legge, trono, colonna o albero.

Le mudra a "mani giunte"
Alcune mudra appartenenti sia alla tradizione buddista che induista sono note come "mudra a mani giunte" in cui la loro posizione ricorda, orientativamente, lal nota mudra definita anjali (che, nel caso specifico, sono collocate al di sopra del capo).
In questa serie il contatto dei palmi varia in rapporto alla forma particolare che si intende richiamare alla coscienza.

Hridaya. I palmi completamente uniti. Indica il cuore (hridaya) fermo e sincero.
Samputa o Samputanjali. Deriva da quella precedente. Il termine sanscrito descrive lo spazio tra due ciotole ed è tradotto in Devanagari sotto la figura.Le dieci dita sono unite assieme, ma tra i palmi viene lasciato un piccolo spazio che rappresenta lo spazio del cuore svuotato delle passioni.
Puna. Simbolizza il fiore di loto che sta sbocciando. In questo mudra le dita sono unite, tranne: indice, medio anulare le quali sono leggermente separate indicando il progressivo dischiudersi del fiore.



Origine
Alcune mudra più conosciute in Occidente sono quelle generalmente praticate nelle scuole di yoga e che accompagnano la meditazione del praticante.Da notare che il corrispondente termine Sino - Giapponese, riporta sempre la parola in.
Abhayamudra [Semui - in]
Quella della mano destra è il gesto della preghiera, ma anche quella di colui che impartisce benedizione e salvezza.Viene definita: " mudra che scaccia la paura".
Srimudra [kichijo in]
Questa mudra si assume unendo la punta del pollice con quella dell'anulare. E' la mudra della buona fortuna e si assume con la mano sinistra la quale rappresenta la concentrazione.Il cerchio che deriva dall'unione delle due dita è simbolo di perfezione che si realizza attraverso l'intelligenza (il pollice) ed il fuoco (l'anulare).
Dhyanamudra [Jo - in]
E' il gesto che si assume durante la meditazione ed è intimamente connesso all'idea del samadhi, il completo riassorbimento del pensiero nell'oggetto di concentrazione
sue varianti:


Adhara. Il termine sanscrito indica il potere di sostenere, di fornire supporto. Le dita sono ricurve a formare una coppa ed il gesto indica l'atto di trattenere l'acqua.
Uttanaja. la mudra simbolizza la chiarezza e la mancanza di dissimulazione, così come la purezza è il simbolo del loto o del Dharma.
Kamala. Questo termine in sanscrito significa fiore di loto. La forma simbolizza il fiore non ancora sbocciato.Lo spazio tra i palmi è leggermente più grande che nel mudra precedente.
Pranama. la mudra del rifugio. Le dita della mano destra sono intrecciate alla sommità con quelle della mano sinistra.
Viparita. Il termine sanscrito significa invertito, al contrario. Nel mudra la mano destra e la sinistra sono unite per i dorsi e le dieci dita sono intrecciate l'una con l'altra.




“SIMBOLOGIA DEI PIEDI AL FEMMINILE”
La scarpetta di Cenerentola

Per illustrare i simboli legati al piede e il loro risvolto culturale , abbiamo voluto analizzare le varie versioni di una delle favole più famose al mondo e diffusa in culture diverse tra loro

"Cenerentola" è la storia di una bellissima giovane che, alle seconde nozze del padre, viene privata del ruolo che le spetta nella famiglia e costretta a una vita di schiavitù domestica dalla crudele matrigna e dalle sorellastre. Costoro la odiano al punto di chiamarla solo col nomignolo "Cenerentola" (dalla cenere di cui la ragazza si sporca pulendo il camino).
La vita di Cenerentola cambia quando giunge notizia che a corte si terrà un ballo durante il quale il principe potrebbe scegliere la sua promessa sposa. (In alcune varianti della storia, ci sono tre balli). Con l'aiuto magico di una fata (la "fata madrina" di Cenerentola), la ragazza viene vestita di un meraviglioso abito da sera e riesce a recarsi segretamente al ballo (nonostante il divieto della matrigna). Al ballo attira l'attenzione del principe. Poiché l'effetto dell'incantesimo è destinato a svanire a mezzanotte, Cenerentola deve fuggire di corsa al rintocco; nella fuga, perde una scarpina di cristallo (nella versione con tre balli, questo accade la terza sera). Il principe, ormai innamorato, trova la scarpina e proclama che sposerà la ragazza capace di calzarla.
Il giorno successivo, incaricati del principe girano dunque per il regno facendo provare la scarpina di cristallo a tutte le ragazze in età da marito, incluse le sorellastre di Cenerentola. In alcune varianti della fiaba, queste cercano di ingannare il principe tagliandosi le dita dei piedi o il tallone per cercare di indossare la scarpetta. Comunque, alla fine Cenerentola prova la propria identità e sposa il principe.
In alcune versioni della fiaba manca il personaggio della fata madrina, e l'abito e le scarpe di Cenerentola vengono da un albero cresciuto sulla tomba di sua madre. Anche nelle versioni con la madrina, è ragionevole affermare che questa figura rappresenta la volontà della buona madre di Cenerentola, verso cui è indirizzata, indirettamente, la crudeltà della matrigna. La stessa madre di Cenerentola compare talvolta sotto forma di un uccello che assiste il principe nella sua ricerca di Cenerentola (per esempio rivelandogli le automutilazioni con cui le sorellastre cercano di ingannarlo). Anche il "coprifuoco" della mezzanotte non è presente in tutte le versioni.
Le versioni di "Cenerentola"


Scultura „Aschenputtel“ (cenerentola), 1970, Katharina Szelinski-Singer


"Cenerentola" compare, in oltre trecento varianti, in numerose tradizioni popolari. La versione più antica è già presente nella tradizione egiziana: Claudio Eliano, ad esempio, riporta la Fortuna storia dell'etera Rodopi (o Rodope) nell'Egitto della XXVI dinastia (Storia Varia. Libro XIII, 23)[1]. Non c'è da meravigliarsi che anche questa favola, come spesso succede, sia presente in tradizioni popolari molto distanti e, apparentemente, non comunicanti. La ritroviamo in Cina nella storia di Yeh-Shen, raccontata da Tuan Ch'ing-Shih. Fra gli elementi della fiaba che derivano dalla versione di Ch'ing-Shih c'è quello dei piedi minuti della protagonista, notoriamente segno di nobiltà e distinzione nella cultura cinese. In effetti, la versione cinese enfatizzava il fatto che Cenerentola (chiamata in effetti Yen-Shen) avesse "i piedi più piccoli del regno". Nelle versioni occidentali e successive, che hanno perso questa premessa, è in effetti abbastanza oscuro il motivo per cui il principe si aspetta che una sola ragazza nel regno sia in grado di indossare la scarpina ritrovata. In alcune versioni, in effetti, non si tratta neppure più di una scarpina, ma di un anello o un braccialetto. Che la scarpina fosse "di cristallo" è vero solo nella versione di Perrault e in quelle derivate (per esempio nella Cenerentola di Disney), e la variante pare originata da un equivoco tra i due nomi francesi con lo stesso suono "vaire" (il vaio, piccolo mammifero simile all'ermellino, della cui pelliccia era rivestita in versioni precedenti della fiaba la scarpina) e "verre" (vetro). Nella variante dei fratelli Grimm si trattava di una scarpetta d'oro.
Fra le altre versioni si possono ricordare in particolare Il vasetto magico (fiaba persiana), Vassilissa la bella (fiaba russa), Peldicenere (fiaba inglese) e La gatta Cenerentola riportata da Giambattista Basile nel 1634. Gli elementi variabili sono numerosi; si può correttamente dire che ogni gruppo sociale e ogni popolo abbia rimaneggiato alcuni elementi della favola, enfatizzandone alcuni ed eliminandone o modificandone altri in modo da riflettere la stessa situazione generale in contesti sociali e storici diversi. La diffusione di questa favola è tale che non pare fuori luogo collocarla nel contesto del mito, né è privo di senso tentare di metterla in relazione con archetipi psicologici e psicoanalitici (vedi per esempio le interpretazioni di Bruno Bettelheim). Ancora oggi continuano a nascere nuove versioni della favola, come The Egyptian Cinderella di Shirley Climo e Cinderella Story di Mark Rosman con Hilary Duff.



Conclusione




L’uomo , il cielo e la Terra fanno parte della trilogia fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese.
L’uomo è parte integrante della natura. Cammina eretto con la testa rivolta verso il Cielo che lo sovrasta e i piedi saldamente ancorati alla Terra che lo sorregge.
Da questa simbologia ne deriva che l’uomo è il tramite tra le energie del Cielo e quelle della Terra , come Microcosmo immerso nel Macrocosmo e deve rispondere alle leggi cosmiche , universali.
Lo Spazio è rappresentato dalla Terra , sulla quale l’uomo esercita il controllo e dalla quale riceve sostegno fisico e alimentare , è il suo Yin , luogo di fecondazione e Madre di tutti gli esseri. Essa è misurabile fisicamente ed è rappresentata dal quadrato.
Il Tempo , simbolicamente il Cielo incombente sull’uomo , è il suo Yang , dal quale riceve ispirazione e al quale sono legati il mistero e la trascendenza. Non è misurabile né comprensibile. Il Tempo non è calcolabile , possiamo segnarlo , ma non misurarlo. Esso è rappresentato dal cerchio.
La medicina cinese classica e il Taoismo consideravano l’essere umano vivente come espressione di una tensione fra questi due poli.
Il Cielo è creatività. Rappresenta le azioni creative dell’uomo, il quale, con il suo potere, risveglia e sviluppa la propria natura superiore. E’ il principio, la fonte delle idee; crea, apporta ordine. E’ veloce, senza fine, incline alla ricerca e all’indagine.Il Cielo si può identificare con l’aria e, come dice Lowen, padre della bioenergetica: “L’aria o la respirazione sono l’equivalente dello spirito, il pneuma delle antiche religioni, un simbolo del potere divino che dimora in Dio-padre, la figura paterna. Il corpo risucchia l’aria. Il modo in cui respiriamo esprime le nostre sensazioni sul diritto di prendere ciò che ci serve nella vita. Respirando ci identifichiamo col principio maschile, il principio attivo, o aggressivo, della vita” .Una insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si specchia in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e perciò in un indebolimento della risposta emozionale ai fatti della vita. Così, ad una respirazione frammentaria corrisponderà una risposta conflittuale ed ambivalente.La Terra invece è ricettività. Costituisce una realtà in contrasto con il potenziale spirituale della creatività. E’ lenta, è la natura. E’ ciò che nutre, che porta a compimento, è sforzo e fatica, è accogliente, delimitata e devota. Troviamo tutto ciò nel concetto di “grounding” (pure introdotto da Lowen) che letteralmente si potrebbe tradurre con “imparare bene a vivere con i piedi per terra”, cioè aver la capacità di essere se stessi, di accettare i propri vissuti emozionali e corporei. La “discesa nelle proprie gambe” significa spostare la consapevolezza verso il basso, riportare l’appoggio dell’essere al sostegno della Madre, di cui, a causa delle tensioni croniche presenti sia nei muscoli sia nei tendini e nelle articolazioni, la maggior parte delle persone vive un’esperienza del tutto parziale.Fra i due poli che ho appena descritto fanno da mediatori le mani, che ci permettono di trasformare le idee in fatti. Nella società attuale gli individui solitamente concentrano energia ed attenzione nella metà superiore del corpo. La gente si prende molta cura della faccia (come della facciata), la competizione non avviene più nel campo della sopravvivenza fisica ma piuttosto della cultura, della personalità e delle idee. Da un punto di vista sociale, potremmo concludere che soffriamo tutti di una iperattività del nostro Cielo, mentre l’uomo primitivo si dibatteva nell’iperattività della sua Terra (dalla madre al padre, dalle società matriarcali a quelle patriarcali di oggi). Siamo sempre più alti, sottili, raffinati e distanti dalla Terra; dobbiamo quindi riportare armonia nell’energia umana di base.I piedi sono il “luogo di incontro” fra le opposte tensioni e possono rappresentare un ottimo ponte attraverso cui muoversi alla ricerca dell’integrazione e dell’equilibrio tra i poli.
Di Loredana Fadani , Raffaella Frassi e Sara Degani - BRESCIA 2008




















martedì 10 giugno 2008

L'On Zon Su......Un incontro tra madre e figlia



Di Giovanna Rossi - Arcola 2008

C'era una volta un comunissimo coltellino, che se ne stava lì, tutto tranquillo......
passò un uomo, lo prese e lo usò come un'arma......
poi lo trovò un altro uomo che lo raccolse per scolpire un pezzo di legno......
infine, venne trovato da un uomo che lo usava ogni giorno per procurarsi il cibo......

In modo simile, lungo la strada della mia vita, INCONTRAI l'On Zon Su; io accolsi quest'arte per imparare a diventare una madre migliore.

Quando 14 anni fa, fui guarita con soli quattro incontri di On Zon Su, sentii che non era stata una tecnica speciale ad avermi fatto star bene e neppure una persona molto preparata, ma era stato L'INCONTRO.

Qualche anno più tardi concepii e partorii la mia prima figlia per dare uno scopo di vita a mia madre, allora malata di tumore; avevo fatto il passo più lungo della mia gamba: in realtà avevo molti conflitti e insicurezze e non ero assolutamente pronta per diventare madre.

Quando la bimba era piccolina, infatti, sorgevano già i primi problemi: non riuscivo a sentire il senso materno, lei era arabbiata ed ergevamo un muro sempre più spesso....

così come per mia madre era stato impossibile uscire dal suo mondo per avvicinarsi a me, come ancora prima di lei non c'era riuscita mia nonna.

Ma a differenza delle altre donne della mia famiglia, in me fu messa una scintilla che mi faceva accorgere delle cose; per questo sentivo la responsabilità di dover cambiare, di voler spezzare una catena che altrimenti sarebbe continuata per generazioni.
Nella memoria del mio corpo era rimasto un segno positivo dell'incontro avuto con l'On Zon Su......fu un'orma importante lasciata nella mia anima, che mi aiutò a trovare la strada......

Mi iscrissi al corso......per imparare ad INCONTRARE MIA FIGLIA.

Lei aveva 3 anni,tutte le sere, nel suo lettino, la massaggiavo fino a quando si addormentava serena....non mi parlava, non le parlavo......a scuola mi dicevano che stava isolata, qualche amica mi diceva di portarla dalla psicologa.....

Io continuavo solo a massaggiarla: ogni sera, quei massaggi, quell'atmosfera, quelle ore, portavano a me sempre più serenità.....sentivo che tutto ciò di cui avevamo bisogno per risolvere i problemi era lì, in quei momenti.

Sembrava che intorno a noi si creasse una sfera intensa e dolce, così reale da poterla toccare. La sua pelle assorbì qualcosa che non so dire,che l'attraversò fino nel profondo.
Una sera scoppiò a piangere, tanto, con singhiozzi....dopo mi parlò e mi disse tutto quello che l'angosciava.

Rimasi colpita di come una bimba di 3 anni potesse essere riuscita ad esprimere così chiaramente le sue paure, i suoi tormenti, le sue angosce e i suoi sensi di colpa ( per di più senza psicologa!) e rimasi sorpresa di come tante cose così grandi potessero stare in un corpicino tanto piccolo!

Ma da quella sera cambiò subito la sua espressione e alcuni comportamenti; in seguito per me divenne più semplice rassicurarla perchè conoscevo i suoi tormenti.

Continuai il mio percorso....con gratitudine per l'esistenza dell'On Zon Su e per coloro che hanno permesso che giungesse fino alla strada in cui lo trovai......

In un modo o nell'altro mi nutro giornalmente attraverso un pò di On Zon Su......Quando ho bisogno di trovare subito serenità nel mio cuore, ad esempio, apro un libro o una dispensa sul massaggio del piede cinese e studio; mi sono accorta che mi fa quasi lo stesso effetto di ricevere un massaggio.

Naturalmente continuo a fare i massaggi ad Alice.....Ma NON tutte le sere!!
Ora per esempio sto facendole un ciclo con la tavola dei monti, per i dolori della sinusite e naso chiuso.
Un mese fa mi ha detto che quando sarà grande, invece di frequentare corsi di storia dell'arte, o di cucito, o di altre cose, come fanno le sue nonne, vorrebbe frequentare i corsi di On Zon Su,come faccio io.

Dopo aver raccontato ad Andrea questa cosa, mi ha dato la preziosa occasione di portarla ogni tanto con me il lunedì sera insieme al gruppo di pratica di On Zon Su, senza dover aspettere che diventi grande di altezza o di età: nel dojo, insieme ad altre persone, ci scambiamo il massaggio io e lei, in tutta calma e silenzio, come piace a lei e senza il fratellino che mi salta sulla schiena mentre la massaggio .....lei mi sente tutta per sè.

Non so ancora valutare se i massaggi per la sinusite stanno avendo effetto.....ma avete capito che il seme lasciato nell'orto.....che stiamo curando tutti noi insieme ....è un'altro... ." Magari io non ti guarisco, ma ti faccio amare uno strumento che ti permetterà di guarirti anche da sola....."

Giovanna Rossi - Arcola 2008

domenica 8 giugno 2008

Il piede.........la parte inferiore del monte

Di Sara Marchesi Brescia 2008

ETIMOLOGIA:

PIEDE:
dal latino PEDEM ( in sanscrito PADA) dalla radice PAD- (affine a PAT-, penna)
ha il senso di muoversi, andare, da cui il sanscrito PAD-YA-MI, cado, mi accosto, PAD-A-M, passo, traccia, pedata; ecc
la parte inferiore della gamba che posa sul suolo e supporta il corpo; per similitudine, la parte inferiore dello stelo di una pianta e di qualsiasi cosa a cui serva sostegno, la parte inferiore del monte, la parte estrema di una cosa

MANO:
dal latino MANUS, dalla radice MA- (sanscrito MATI) misurare, preparare, costruire; sanscrito anche MA-NAM quello che misura, che si estende, che abbraccia, ovvero che costruisce (richiamo a madre, mensa, mese , metro)
Ha dato luogo a molte locuzioni: es. dare man forte, lavarsene le mani, persona alla mano, ecc.

ANATOMIA:
PIEDE La struttura del piede e della mano umane sono estremamente simili ed entrambi dotati di cinque dita: si tratta infatti della specializzazione di organi originariamente identici.
Il piede è una parte anatomica situata all'estremità distale degli arti inferiori del corpo umano e di numerosi altre specie animali.
E' costituito da tre parti:
• Tarso: formato da astragalo, calcagno, navicolare, cuboide, cuneiformi mediale, intermedio, laterale
• Metatarso: costituito dalle cinque ossa metatarsali, articolate con i tre cuneiformi e il cuboide del tarso
• Falangi: che sono tre per ogni dito (prossimale, intermedia, distale), tranne nel primo dito in cui sono due (prossimale e distale).
MANO La mano, nell’uomo, è l'organo prensile che si trova all'estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile.
La mano è il primo strumento dell'uomo, ed è anche un modo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni.

È costituita da tre parti:
• Carpo (polso): formato da 8 ossa, in due file distinte: prossimale e distale. La fila prossimale comprende: Scafoide, Semilunare, Piramidale e Pisiforme. La fila distale invece comprende: Trapezio, Trapezoide, Capitato e Uncinato. Il carpo entra in articolazione diretta con l' epifisi distale del Radio (avambraccio). L'ulna non forma articolazione diretta, ma partecipa con una struttura definita Disco Cartilagineo Ulnare;
• Metacarpo (palmo): comprende 5 ossa lunghe, cave, ricche di midollo osseo. Si articolano prossimalmente con il carpo e distalmente con le falangi.
• Falangi (dita): comportano 14 ossa: 2 per il pollice, 3 per le altre dita:
o la falange distale, che porta l'unghia;
o la falange media (non è presente nel pollice);
o la falange prossimale, che collega il dito al metacarpo.
TRA ARTE E SPIRITUALITA’
PIEDE La danza ha origini antichissime: presso gli antichi Greci era presente in tutte le cerimonie di carattere sociale e religioso. Nel Medioevo, la danza continuò a vivere in occasioni di feste e si diffuse ben presto anche nelle corti e nei castelli.
Tramandate per via pratica durante tutto il Medioevo, solo nel Rinascimento si cominciò a codificare i passi che contraddistinsero le singole danze.
La danza, che fino ad allora aveva avuto solo la funzione di intrattenere gli invitati alle feste, grazie all’opera dei maestri di ballo incominciò ad assumere le caratteristiche di vero e proprio spettacolo. La persona che decideva i passi ed i ruoli di ogni ballerino, quindi la coreografia, era il maestro di ballo.
Nell'Ottocento, iniziarono ad apparire le scarpette da punta. Nel 1823 si iniziò ad andare sulle punte, per lo più per due o tre passaggi, fino a che, per la prima volta, Maria Taglioni nel 1832 danzò l'intero balletto La Sylphide sulle punte.

MANO Mudrà è un termine in Sanscrito che ha significato di “gesto” e viene riferito a posizioni che si possono fare con le dita delle mani. Mudrà in senso proprio significa anche “sigillo” oppure “segno”. Si tratta di posture che hanno una valenza importante e vengono fatte con le mani, con le braccia e anche di gesti. Questi gesti assumono nella loro molteplicità un linguaggio estremamente di coscienza sia fisica sia mentale sia emotiva. La mano occupa sulla corteccia cerebrale l’area più estesa di ogni altra parte del corpo, ogni dito della mano è posto in relazione a un’ansa del cervello, dalle dita partono tanti canali energetici che scorrono percorrendo l’intero corpo. Le mani hanno più prana, energia vitale, che ogni altra zona dell’organismo.
Le mudrà posseggono il pieno potere creativo, tra il simbolo delle mudrà e tra la volontà della mente cosmica che vuole creare vi è una perfetta intesa. Possiamo dire che è un’arte creativa praticata con le mani, un’arte viva. In tutta la cultura Indiana, ma anche in altre culture arcaiche, la simbologia gestuale occupa una funzione di rilievo sia nel campo Spirituale ma anche in quello artistico. I trattati descrivono trentasei tipi di sguardi, tredici movimenti con il capo e sessantaquattro gesti fatti con le mani, in parte come rappresentazione drammatica, altri di danza. Oggi la gestualità è stata studiata in modo più approfondito, sappiamo tutto anche della gestualità “informale”, quella che facciamo tutti i giorni ma è una gestualità del quotidiano che può essere rivista appunto con l’aiuto delle mudrà che fanno parte dello Yoga.


EVOLUZIONE
PIEDE Il piede dell'uomo non è nato come tale, ma come è oggi, rappresenta l'espressione di un processo evolutivo filogenetico durato circa 20 milioni di anni ed iniziato quando alcuni tipi di scimmie, i "drimopitechi", furono costretti ad abbandonare la vita sugli alberi. Per ragioni di difesa ed offesa ebbe inizio il passaggio dalla posizione quadrupede a quella bipede, con progressivo sollevamento sugli arti posteriori al fine di liberare gli arti anteriori dai compiti della statica e della locomozione. Da quel momento è cominciata per l'antenato uomo quella che è stata definita la "battaglia antigravitaria", cioè la lotta contro la forza di gravità che rendeva precaria la nuova posizione assunta. L'uomo ha così cominciato a sviluppare progressivamente una anatomia ed una fisiologia del piede e di tutto l'apparato muscolo-scheletrico con dei sistemi di controllo che, attraverso successive modifiche, lo hanno portato alla situazione attuale. A tutt'oggi però non si può dire che tale processo sia terminato: in altre parole ancora non si è raggiunta la perfezione. Tanto per citare alcuni esempi si pensi alla frequenza delle scoliosi, delle varici, dell'artrosi e di alcune deformità del piede, tutte chiare espressioni di una inadeguatezza ancora importante di molte strutture del corpo umano a far fronte adeguatamente ai continui attacchi della forza di gravità. In quella che abbiamo definito la "battaglia antigravitaria" il piede rappresenta l'avamposto, la primalinea, essendo l'unica struttura sempre a contatto con il terreno. Nella deambulazione e nella corsa è infatti sul piede che grava il peso del corpo e agiscono gli stimoli provenienti dall'ambiente esterno che, elaborati dal sistema nervoso centrale, permettono efficaci risposte motorie per il controllo del corpo nello spazio, in qualsiasi momento. L'importanza del piede come organo di informazione può essere rilevata dalla sua maggiore rappresentazione corticale nell'area sensitiva rispetto a quella motoria, inversamente a quanto si verifica per la mano. (Ma della mano ci sono più numerose rappresentazioni). La stazione eretta ed il cammino quindi, come del resto la visione o l'udito, sono il prodotto di una complessa elaborazione di dati che può essere paragonata per le funzioni svolte, ad un computer di altissime prestazioni, sicuramente inimitabili, con le attuali tecnologie. In generale si può dire che esiste un equilibrio fra entità degli stress a cui il piede è sottoposto e capacità da parte delle sue strutture a farvi fronte mediante i numerosi e complessi meccanismi di controllo. Questo equilibrio può essere rotto o da un aumento assoluto degli stress applicati al piede, come avviene nel caso di una pratica sportiva, o da una riduzione della capacità del piede a far fronte a stress anche fisiologici. Questo avviene in caso di deformità o di malattie sistemiche, come ad esempio l'artrite reumatoide o il diabete, che possono indebolire la resistenza meccanica delle strutture del piede o sovrasegmentarie. In tutti i casi si stabilisce un sovraccarico che determina dolore da infiammazione e con il tempo, lesioni croniche secondarie delle strutture stesse.
MANO L' uomo, con molte probabilità, non avrebbe potuto dominare il mondo se non avesse potuto usare le mani. Fino a poco tempo fa si riteneva che una diretta conseguenza (quasi una relazione causa-effetto) della liberazione degli arti anteriori dalla deambulazione fosse stato lo sviluppo di una cultura materiale, grazie all'allungamento e al raddrizzamento del pollice che aveva reso possibile la sua opposizione a tutte le altre dita. In realtà, tali modificazioni erano presenti in un antichissimo e piccolo primate trovato in Italia, l'Oreopithecus bambolii, datato tra i 7 e i 9 milioni di anni fa, che però non ha mai prodotto strumenti litici e che non rientra nemmeno della famiglia degli ominidi. Siamo chiaramente di fronte ad una convergenza evolutiva: l'opponibilità del pollice era già stata sperimentata molto prima dell'origine della nostra linea evolutiva. Solo i nostri antenati africani però, sfrutteranno la capacità di movimento della mano (e dell'intero arto superiore) acquisita in ambienti ancora forestali, per produrre i primi manufatti litici e sviluppare la prima "tecnologia". Le mani dell' australopitecine avevano caratteristiche simili a quelle umane, con queste però essi, non erano in grado di compiere movimenti di precisione. Con Homo habilis e Homo erectus la situazione cambiò anche se molto lentamente; negli esemplari più tardi di quest'ultimo si notò un allargamento delle vertebre del collo in corrispondenza dei nervi che collegano la mano con il cervello, segno di un miglior controllo dei movimenti. A differenza degli altri primati, nell'uomo mani e piedi sono diversi per forma e funzioni; le possibilità di movimento delle mani dell'uomo sono:
- la convergenza: capacità di avvicinare le dita fra loro
- la divergenza: capacità di allontanare le dita
- la prensione: capacità di afferrare gli oggetti flettendo le dita verso il palmo, ed è derivata dalla necessità di arrampicarsi
- l'opposizione: capacità di muovere il pollice ruotandolo in modo da opporlo alle altre dita. Ciò permette movimenti di precisione utili per costruire utensili. Per la prima volta si sviluppa nelle scimmie antropomorfe per esempio nel gorilla, però in esso il pollice era corto e tozzo e le falangi sono ricurve; nell'uomo moderno le falangi delle dita sono diritte l'ultima falange del pollice è molto più lunga rispetto a quelle delle scimmie antropomorfe. Le eccezionali capacità della mano umana sono il risultato, oltre che di una notevole sensibilità di una grande mobilità di tutte le articolazioni, comprese quelle del braccio e della spalla, ma soprattutto di un raffinato controllo dei movimenti: tutto ciò ha permesso all'animale-uomo di raggiungere un successo organizzativo e tecnologico strabiliante.

NOTA SULLE DITA
PIEDE Le cinque dita vengono chiamate, per lo più in ambito anatomico e medico, in base alla loro posizione nel piede (dall'interno verso l'esterno: I dito, II dito ecc. sino al V dito), ma posseggono anche dei nomi, simili a quelli delle dita della mano, che sono i seguenti: alluce, melluce (o billuce), trilluce, anulo e mellino (o pendulo) .
In base al rapporto di lunghezza intercorrente tra alluce e secondo dito, il piede prende il nome di piede egizio, greco o romano: se l'alluce è maggiore delle altre dita (come in gran parte dei casi), il piede è egizio; se l'alluce è minore del secondo dito, il piede è definito greco; se hanno pari lunghezza, il piede è allora romano.
MANO Le 5 dita della mano: pollice, indice, medio, anulare, mignolo.
Pollice, di etimologia incerta potrebbe derivare dal significato di potente, forte.
L'indice deve il suo nome al fatto di essere il dito utilizzato durante azioni in cui si indica un oggetto/persona, o una direzione, il medio è quello centrale (ed è anche il più lungo), l'anulare è così chiamato perché usato per portare la fede nuziale, il mignolo è il più piccolo.

Sara Marchesi Brescia 2008

venerdì 6 giugno 2008

La mano ha più possibilità di movimento ......

Di Giorgio Bresciani - Arcola 2008

La mano ha più possibilità di movimento in funzione della sua anatomia: la mano si può chiudere completamente a pugno, si possono puntare le singole dita, usarne una per volta, si possono allineare più dita assieme, si può fare della mano una conchiglia, una sorta di lama, la si può aprire completamente.
Le dita della mano sono molto più lunghe e mobili grazie alle falangi, quelle del piede sono corte, in ogni caso più corte di quelle della mano. Nella mano, l'articolazione del pollice si trova in posizione non in linea con le altre dita e questo dà la possibilità di afferrare oggetti di praticamente ogni genere; nella mano il pollice è più largo, ma più tozzo delle altre dita. Il palmo e il dorso hanno più o meno una superficie di uguale dimensione in quanto l'articolazione dell'avambraccio si trova sulla stessa linea della mano.
Il piede è assai più rigido della mano, almeno nella gente comune; le articolazioni delle dita sono tutte praticamente sulla stessa linea; l'alluce è spesso, non sempre, il più lungo delle dita, sicuramente il più massiccio. La pianta del piede ha una superficie più ampia rispetto al dorso poiché su quest'ultimo si incastra l'articolazione della caviglia perpendicolarmente.

Le dimensioni, sia di mani che di piedi, sono normalmente proporzionate all'altezza della persona, ma non sempre. Ad ogni modo, lavoro o specifiche attività sportive, ecc., possono modificare la forma e la dimensione delle mani, col tempo anche in modo vistoso. Per il piede, cambiamenti anatomici vistosi sono meno frequenti, salvo costrizioni abnormi o, comunque, in conseguenza all'uso di calzature che costringano il piede in una forma innaturale.

Il piede, assieme alla gamba, è la parte del corpo che ci consente di stare in posizione eretta e di spostarci nel modo più naturale possibile, camminando, correndo, saltando, serve per aiutarci a guidare l'auto, la moto, ecc. (in questi casi, lo stesso deve dirsi della mano).

La mano è lo strumento per compiere o aiutare a compiere la maggior parte delle attività pratiche degli esseri umani: applaudire, massaggiare, suonare, schiaffeggiare, accarezzare, mangiare, impugnare utensili o strumenti di lavoro, ecc. In altre pratiche, la mano coadiuva l'attività che si sta svolgendo: nella meditazione o nelle pratiche respiratorie, per esempio, le mani hanno una funzione importante.
In molte culture, la mano accompagna l'eloquio con movimenti e gesti, con le mani si può addirittura parlare per mezzo della gestualità (linguaggio dei sordomuti, per esempio)

Artistico
La musica, gli strumenti musicali si suonano con le mani o con l'aiuto indispensabile delle mani (es. strumenti a fiato). La mano è la parte del corpo con cui si scrive con la penna, con il computer, anche un romanzo o una poesia. La pittura: un quadro si concepisce con la mente o se ne studia il soggetto con gli occhi, ma, nella maggior parte dei casi lo si realizza con le mani. Per la scultura vale la stessa regola.
Nella danza, apparentemente mani e piedi hanno entrambi una funzione importante, che varia a seconda del tipo di ballo che si esegue.
Nella recitazione, sebbene sia la parola ad essere protagonista, le mani, la loro gestualità, sono un importante complemento.

Sociale
Credo che la mano sia uno dei mezzi più importanti tramite cui una madre (o un padre) comunica con il propri figli già in fase neo-natale (forse anche prima): il semplice contatto fra la mano e il corpo del neonato, le carezze, i massaggi più o meno consapevoli sono un modo di comunicare senza parole. Più tardi, il dare la mano ai propri figli è uno dei gesti più consueti, è un modo per mantenere il contatto e dare sicurezza, è un'abitudine che in molte persone dura per tutta la vita: si dà la mano al fidanzato, alla propria moglie, una volta adulti.
Si stringe la mano quando ci viene presentato qualcuno o, con persone che già si conoscono, come saluto formale; con la mano si saluta quando si lascia qualcuno, quando si parte per un viaggio.
La mano è anche un importante strumento di conoscenza per i bambini: tramite l'uso della mano avviene una parte importante dell'apprendimento in tutte le fasi della loro crescita: si tocca, si impugna, si esplorano gli oggetti e il corpo; i lattanti usano anche le mani per gattonare.

Il piede, nella società occidentale, è per lo più l'immagine che ne danno le calzature che portiamo, comodo o scomode, ma soprattutto adatte all'una o all'altra occasione. Quindi, il piede, dal punto di vista sociale riveste un ruolo piuttosto estetico, può diventare esso stesso quasi un accessorio, utilizzato per esaltare questa o quella calzatura (lo stivale, il mocassino, il sandalo, etc).
C'è, a volte, anche una certa ritrosia a mostrare i piedi tali e quali da parte di alcune persone.
Diciamo che apparentemente in occidente il piede è socialmente un po' in secondo piano rispetto alla mano.

Giorgio Bresciani Arcola 2008

giovedì 5 giugno 2008

Ho scelto di personalizzare la tavola ..........

Hanne Bendtson, Arcola 2008

RELAZIONE ”1”
DICHIARAZIONE PERSONA:
M.L., Donna, 41 anni, libera professionista é venuta per il primo massaggio a dicembre 2007.
Motivo principale: Benessere Generale.
Informazione ricevuto dal colloquio: É venuta da me su raccomandazione dopo che avevo aiutato una sua amica per problemi con ciclo. Mi diceva di aver “da sempre problemi con l’utero” senza dare piú spiegazioni, non c’era nessun segno che lei stesse entrando in menopausa (secondo il suo ginecólogo) ma per problemi di mestruazione molto abbondante, dolorosa ed irregolare, con frequenza di 18-28 giorni, e un stato anemico, aveva preso accordi con il suo medico ginecologo per affrontare il problema con una cura specifica. Ha desiso inoltre di provare l'On Zon per verificarne gli effetti su di Lei dal punto di vista del benessere generale.

DICHIARAZIONE MIA:
Lei mi dava subito l’impressione di essere piú vecchia di quella che é. Sembrava spenta, pallida, e aveva in particolare la muscolatura e la pelle flaccida. Notavo che aveva le unghie brutte e maldeformate.
E quindi avevo deciso di usare la tavola del “Paesaggio interno”.
Facevo i seguenti collegamenti sulla base delle informazioni ricevute dal colloquio e dalle mie osservazioni:
Elemento ACQUA: apparato genito urinario;
Elemento LEGNO: Muscolatura e apparato genitale;
Elemento TERRA: Pallore, nutrimento
Elemento FUOCO: É molto timida e ha problemi ad esprimersi.
Elemento METALLO: -
Ho scelto di personalizzare la tavola usando le informazioni ricevute dall’interrogatorio combinati con palpazione fatta su tutti e due piede.
Il risultato della palpazione confermava che i 3 elementi piú importanti da massaggare erano:
ACQUA:
LEGNO:
TERRA:
Ho deciso di massagiare questi 3 elementi 6-7 minuti ognuno, e dividere gli ultimi 10minutti per preliminari, elemento Fuoco, e Metallo.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 3 MASSAGGI:
M.L. dichiarava di sentirsi meno stanca, e lei si sentiva bene dopo i massaggi ( che ancora erano molto dolorosi per lei).
La mia osservazione era che lei sembrava meno pallida, piú rilassata ( anche durante il massaggio).

COMMENTI DURANTE 5’ MASSAGGIO:
M.L. dichiarava di avere avuto le prime mestruazioni dopo l’inizio. Era per lei meno doloroso e meno “intensa”.
La mia osservazione era che il riflesso milza si era “svegliato”,non si poteva quasi neanche toccare !

RISULTATI e COMMENTI DOPO 7 MASSAGGI:
M.L. dichiarava che sentiva che qualcosa era “cambiato”, il massaggio le dava un “altra sensazione” durante e dopo. Lei si sentiva una “tranquillita dentro” che non aveva mai sentito prima.
La mia osservazione era che, lei sembrava piú giovane di prima, anche per me il massaggio dava un’altra sensazione, come se qualcosa fosse cambiato dentro lei. Il massaggio sicuramente era meno doloroso, e cosí potevo lavorare piú “insistentemente”.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 9 MASSAGGI:
M.L. dichiarava di avere di nuovo avuto le mestruazioni dopo solo 15 giorni, ma senza che le desse nessun tipo di fastidio.
La mia osservazione era che aveva un bel colore di viso, e non sembrava per niente anemica.

COMMENTI DURANTE 11’ MASSAGGIO:
M.L. dichiarava di aver fatto una visita dal Ginecólogo. Lui era rimasto sorpresa per il fatto che lei aveva cercato “aiuto” nelle Discipline Bionaturali. Lei aveva detto che voleva dare ancora qualche mese ai massaggi prima di iniziare una cura ormonale. Finalmente lui le aveva consigliato di continuare i massaggi visto che la faceva stare bene, ma con un controllo da lui ogni mezz’anno.

Durante l’undicesimo massaggio lei mi disse di aver qualcosa da chiedere, perche lei da qualche tempo aveva avuto un problema con l’incontinenza d’urine (incontinenza d’ergenza), e da quando avevamo iniziato i massaggi questa problema era migliorato notevolmente, ed adesso lei si chiedeva se potessero essere i massaggi ad avere dato questi risultati.

Io sono rimasto un po’ male per il fatto che lei non mi avesse mai parlato d’incontinenza d’urina. Dal modo in qui lei me l’ha raccontato, ho capito che era una cosa del quale si vergognava molto, e mi ha detto che la situazione non era ancora cosi grave che lei si sentisse pronta a parlarne con qualcuno. Era una situazione che lei si era aspettata perche sia la madre, che sua nonna, che una sorella più grande avevano vissuto le stessi problemi, e lei personalmente aveva gia da anni fatto gli esercizi per stimolare i muscoli del pavimento palvico.

Potevo solo confermare che (probabilmente) erano i massaggi ad avere migliorato la sua situazione, visto che lei non aveva fatto altri tipi di “cure”, ed i massaggi erano stati fatti sull’elemento Acqua completo, e cosi anche la vescica come organo, e sull’elemento Legno che stimola i muscoli della parete della vescica. L’incontinenza si puó manifestare quando c’é un’instabilita nel controllo della muscolatura e/o del sistema nervoso, che controlla il meccanismo di svuotamento della vescica e di chiusura dell’uretra.

CONSIDERAZIONE FINALE:
M.L. dichiarava di essere contenta di aver fatto i massaggi On Zon Su. Aveva capito che i massaggi avevano aiutato il suo corpo a guarirsi da solo, senza medicina. Lei aveva appena fatto un controllo del sangue, e per la prima volta in tanti anni, il livello di Ferro era normale.
La mia considerazione era di fare una pausa e dopo riniziare, per migliorare ancora la situazione e tenere i risultati.

Dopo una pausa di un mese abbiamo iniziato un altro ciclo di 12 massaggi. Abbiamo appena fatto il 5° massaggio ed i risultati sono sempre positivi, anche se i miglioramenti avvengono piú “lenti”. Per motivi personali di M.L. la frequenza dei massaggi é adesso a 1-2 al mese !! Per qualche mese le mestruazioni le vengono regolarmente in ritmo (28 giorni) e quantitá, e la perdita d’urine diventa sempre minore.

Il percorso ed i risultati venuti fuori da questi massaggi fatti con M.L. mi convince e mi stupisce ancora una volta per il fatto che il massaggio On Zon Su® è un metodo molto efficace per il benessere della persona. E mi convince ancora una volta l’importanza di fare la palpazione prima di iniziare un ciclo per avere la risposta “vera” dal piede, visto che ogni tanto si trovano persone che per diversi motivi non raccontano tutta la “veritá”.

RELAZIONE ”2”

DICHIARAZIONE PERSONA:
M.M., uomo, 40 anni, muratore, é venuto a fare il primo massaggio a metá Aprile 2008
Motivo principale: malesseri generali, indolenzimenti, tensioni.

L’informazione ricevuta dal colloquio: Ha da parecchi anni dolori quasi ogni giorni nelle zone del collo, cervicali, spalle. Secondo lui I problemi sono collegati al lavoro, che é pesante fisicamente, con tanti spostamenti di peso, tanti movimenti scomodi, e postura sbagliata. É venuto fuori dal colloquio che lui ha lo stomaco generalmente molto sensibile. Qualsiasi disturbo finisce nello stomaco ! Mi ha chiesto di provare il massaggio On Zon Su per vedere se aveva dei benefici generali di rilassamento e benessere. Gli ho detto che potevamo provare ma che non avrebbe dovuto interrompere eventuali cure mediche, e che per il trattamento dovevamo avere il consenso del suo medico, con il quale era in cura.

DICHIARAZIONE MIA:
Ho deciso di usare la tavola del “Paesaggio esterno”.

Ho fatto i seguenti collegamenti sulla base delle informazioni ricevute dal colloquio: Il massaggio si doveva concentrare sulla parte superiore del piede, le dita (specialmente 3-4-5). Nel massaggio preliminare avevo inserito i monti Kuan Lun, Wha, Tai, Hon e Han (ultime 3 vengono fatte solo per metá). Ho deciso di stare anche un pó sul punto dell’ombelico.

Ho scelto di personalizzare la tavola usando le informazioni ricevute dai collegamenti combinati con palpazione fatta su tutti e due piede.

Il risultato della palpazione dava tutti i lati interni della dita molto dolorosi, dita 3,4 e 5 sensibili, alcuni riflessi più sensibili, ma diaframma era il punto in assoluto piú fastidioso, parte del lato esterno del piede era sensibile.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 3 MASSAGGI:
M.M. dichiarava di avere sempre dolori nella parte alta del corpo, non sentiva nessun miglioramento, ma aveva piú flessibilitá nel movimento del collo.
Ho deciso di continuare senza cambiamenti.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 5 MASSAGGI:
M.M. dichiarava di avere ancora il “fastidio” uguale a prima, ma che il mal di testa non veniva piú con la stessa frequenza.
Prima di fare il 6’ massaggio ho fatto di nuovo una palpazione che confermava gli stessi punti sensibili, ma stavolta molto meno dolorosi.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 9 MASSAGGI:
M.M. dichiarava di aver avuto una reazione nel periodo fra 8’ e 9’ massaggio. É stato colpito da una tonsillite, che con l’antibiotica era durata 10 giorni, con febbre alta per 6 giorni. Da un po di tempo lui aveva sentito un tipo di fastidio dentro la gola (non lo sapevo, aveva sempre parlato “solo” di fastidi di tipo osso/muscolare).
La mia osservazione é che quando si fa massaggiare é piú rilassato e con meno fastidi. Si vedeva che le spalle erano rilassate, e camminava piú diritto.

RISULTATI e COMMENTI DOPO 12 MASSAGGI:
M.M. dichiarava che dopo gli ultimi 2-3 massaggi la situazione era migliorata. Lui sentiva di aver piú flessibilitá nelle spalle, meno fastidi alle cervicali, si sentiva in generale piú rilassato. Per una settimana non ha avuto mal di testa.
La mia osservazione era che lui sicuramente era piú rilassato,aveva meno dolore nel parte alta del corpo, si vedeva anche nel modo in quale lui si metteva sul lettino. Durante gli ultimi massaggi lui riusciva anche a dormire profondamente.

CONSIDERAZIONE FINALE:
Questa persona ha capito che i massaggi aiutano a togliere il fastidio e a liberare i muscoli, dargli un buon riposo durante il sonno e cosí ha deciso di continuare con i massaggi on zon su, se possibile una volta alla settimana per tenere i risultati.

La mia considerazione é che per lui forse è meglio cambiare lavoro, per proteggere la parte debole del suo corpo........ Visto che questo non é “possibile” al momento, i massaggi sono una strumento per lui per togliere lo stress e la tensione accumulata nella muscolatura del corpo, e cosí riuscire ad avere una buona vita senza troppi dolori muscolari e serate disturbate dal mal di testa.

Le mie prime due esperienze......di on zon su

Relazioni di Marzia Maestri
Arcola 2008

Sento di dover fare una piccola premessa; queste che leggerete sono le mie prime due esperienze con L’On Zon Su, sono due cicli iniziati quando Andrea ci disse che per l’esame dovevamo portare “2 casi”. Con R.M. ho iniziato il 28 marzo, ma credo che anche se avessi cominciato a corso finito, gli avrei fatto la stessa tavola, con T.P. la cosa è un po’ diversa; abbiamo fatto il primo massaggio on zon su il 3 marzo e ancora non conoscevo i riflessi relativi alla colonna e la Mappa del Paesaggio Esterno di Mak Zi, che forse potevano essere adatti. In ogni caso sono contenta dei risultati ottenuti e spero davvero di riuscire a completare il triennio, in modo da poter avere una visione più ampia.
Marzia

R.M, uomo, 33 anni, libero professionista. Il motivo principale per cui l’ho scelto riguarda la sua difficoltà ad addormentarsi e a mantenere un sonno tranquillo e prolungato durante la notte, svegliandosi mediamente 3/4 volte. Ha deciso di provare con il massaggio per verificare se ne aveva un certo beneficio. Inoltre dice di soffrire anche un po’ di ritenzione idrica da circa un mese.
Mi dice che, per motivi di lavoro, ha perso l’abitudine di correre e andare in piscina, attività che praticava con costanza più volte a settimana. Mi avverte di sopportare poco le mani di un’altra persona sui suoi piedi fin da bambino; sua madre per tagliargli le unghie doveva fargli “mordere” qualcosa. “Non è solletico, ho la sensazione che le dita possano rompersi soltanto toccandole”, è ciò che mi dichiara.
Decido di fare a R. la Mappa dell’Ovest (Tavola del Mendicante), anche per poter prendere confidenza con i suoi piedi, per riuscire a rilassarlo e “sostituire” in parte la sua corsa e il suo nuoto.
Il 28 marzo abbiamo cominciato il ciclo; ho preparato il pediluvio alle 5 spezie per rilassarlo prima “della battaglia con le sue dita”, per passare poi ai preliminari, che ho eseguito con estrema delicatezza anche per rendermi conto della sua soglia di tolleranza. Devo dire che tutto il piede si abbandona al tocco, ma le dita, effettivamente, sono il suo “tallone di Achille”.
Successivamente inizio con il Mendicante e, chiaramente, non appena “pinzo” il terzo dito, R. sussulta ma sorride, quindi continuo anche se noto che non è rilassato.
Passando allo sfregamento delle case, R. si lascia andare; lo sento bene dalla sua gamba che è diventata più pesante.
Mi soffermo in particolar modo sulla terza casa (casa degli organi) per la sua ritenzione idrica, tornando comunque anche sulle altre che, noto, si raffreddano con facilità.
La pinza alle altre dita crea problemi di rigidità del corpo, e vedo che R. fa delle smorfie. Gli chiedo se vada tutto bene, e lui risponde che è solo la “paura che si rompano”, ma lo dice sorridendo. L’alluce e l’ultimo dito (gambe) sono meno sensibili a questo problema.
Terminato il massaggio, che è durato circa un’ora e mezzo, si alza rilassato e dice di sentire dei brividi, non di freddo, ma di piacere.
Il giorno successivo R. mi chiama per dirmi che non si è addormentato molto bene la sera del massaggio, ma che si è svegliato una sola volta durante tutta la notte.
Al nostro secondo appuntamento ho ripetuto pediluvio, preliminari e tavola. Questa volta è stato più difficile per i preliminari (sempre rispetto alle dita), ma è andata meglio per la tavola, durante la quale R. è riuscito a rilassarsi un po’ di più. Stavolta, durante lo sfregamento delle case, il piede si raffreddava un po’ meno.
L’effetto è stato esattamente come quello della volta precedente per la difficoltà a prendere sonno, ma è riuscito a dormire in modo continuativo.
Abbiamo continuato per altre dieci sedute, fino all’8 maggio con cadenza bisettimanale; sono molto contenta del fatto che adesso R. si addormenta con facilità (ha cominciato anche a fare un piccolo riposino dopo pranzo, senza che questo vada ad inficiare il sonno della sera), dice di aver perso 2 Kg e di urinare un po’ di più. E anche perché, adesso, i suoi piedi sono un po’ più “toccabili”!



T.P., donna, 60 anni, pensionata. In cura dal medico da lungo tempo, soffre di diversi disturbi e per lunghi tragitti si serve della sedia a rotelle a causa di disturbi alla schiena.

E’ una donna splendida e molto “combattiva”, e questa sua positività certo l’ha aiutata e la sta aiutando molto ad affrontare il suo problema.
Chiaramente i problemi di T. sono “più grandi di me”, però lei decide di provare l'On Zon Su per verificare se ottiene un certo benessere generale dal massaggio del piede. Proviamo a stabilire una relazione attraverso il massaggio.

Decido di lavorare con le tavole delle Montagne sacre:
Monte Tai per lo stress cerebrale
Monte Han per i tendini e per le anche
Monte Hon
Monte Wha per rilassare la muscolatura della schiena
Monte Kuan Lun per tutta la colonna
Grotte per l'azione generale sul metabolismo dei liquidi e dei grassi.

Il nostro primo incontro risale al 3 marzo; pediluvio alle 5 spezie, T. mi dice che l’acqua calda la aiuta molto quando le prendono forti dolori alle gambe e che non aveva mai pensato al pediluvio. Le consiglio di farlo regolarmente, freddo la mattina, caldo la sera.
Poi iniziamo con i preliminari; mi accorgo che T. ha una buona mobilità delle caviglie. Si rilassa molto e continua a parlarmi del suo dolore al coccige. Man mano che proseguiamo le parole fanno spazio ad un silenzio denso di attenzione: da parte mia per capire fino a che punto posso spingermi, da parte sua come ad “ascoltare” cosa succede.
Passiamo al massaggio; inizio col “verme che cammina” sul Monte Tai con l’indice lungo 3 linee (T. ha un piede piccolo, credo un 36 al massimo, e in effetti anche la sua statura è minuta). Sente un po’ di fastidio all’altezza del metatarso, su entrambi i piedi. Insisto un po’ in quella zona. Passo al Monte Han, con l’anulare, e anche qui il dolore si fa sentire a “metà percorso”. Con il Monte Hon ci sono meno problemi.
Il Monte Wha si rivela piacevolissimo per T. e noto che è molto rilassata anche se ogni tanto ha un sussulto. Il Kuan Lun invece, come da aspettativa, si svela dolorosissimo; lo eseguo delicatamente e a lungo.
Comincio a premere nella zona delle Grotte e T. avverte molto dolore. Anche in questa zona rimango per un po’.
Il giorno successivo T. mi chiama per dirmi che non ha MAI dormito e che sente un formicolio in tutto il corpo. Ci rivediamo il 7 marzo e ripeto tutto come la volta precedente. L’indomani T. mi dice di aver riposato un po’ meglio ma non bene, e di sentire come “una pallina dolorosa, ma lucente, che le gira nella zona del coccige e sale su fino alla cervicale”, dice di sentire questa “pallina lucente e dolorosa” come qualcosa di buono, e la accoglie serenamente.
Ho trattato T. con cadenza bisettimanale per 12 volte, fino al 15 aprile, non tralasciando mai il pediluvio. Dopo ogni massaggio, dal quinto in poi, l'effetto benefico si è fatto sentire con una “sensazione di leggerezza estremamente piacevole”.
Il giorno successivo ad ogni nostro incontro, T. mi teneva informata sulle sue condizioni; diceva che sentiva “più caldo dentro” ma aveva la sensazione che le sue ossa andassero tutte “per conto proprio”. C’è stato un momento in cui T. ha avuto un po’ paura (dopo il quinto massaggio) perché c'erano state delle reazioni e temeva un altro “blocco totale”, le ho spiegato che era un buon segno e le ho chiesto se se la sentiva di continuare. Abbiamo continuato. Dopo il settimo massaggio T. ha cominciato a notare un miglioramento per quanto riguarda l’RLS e il dolore ai tendini in generale.
Al nono, il dolore al coccige è diminuito fino a rimanere come sottile fastidio dopo il dodicesimo.
La cosa che più mi ha stupito, forse perché rimango pur sempre un “occidentale che nota ciò che si può misurare”, è che il colesterolo è diminuito: da 323 a 246.
Mi chiedo: “Sarò stata io, o l’Actimed che beve dopo pranzo?”, poi decido di non farmi domande e di essere felice per il risultato, qualunque sia la causa.
L’esperienza con T. è stata molto forte per me; all’inizio, mentre mi raccontava i suoi problemi, avevo avuto paura di “toccare” quel corpo così provato, ma non appena ho preso in mano i suoi piedi ho sentito che non potevo che aiutarla, che ponendomi nel modo giusto, ascoltando e facendo attenzione, non avrei potuto che farla stare meglio.
T. è stata molto importante per me, mi ha insegnato a pormi in un modo che non conoscevo e a lasciar perdere i preconcetti secondo i quali è meglio lasciar perdere se la problematica di una persona è complicata.
T. ha preso l’abitudine di fare i pediluvi, soprattutto la sera quando legge,e ha trovato un bel sollievo. Pochi giorni fa l’ho sentita e mi ha chiesto se possiamo rivederci settimanalmente “così, tanto per farmi coccolare un po’ i piedi che mi piace tanto!”.

Il destino di essere sempre........tra i piedi

foto e grafica di
RICCARDO PODESTA' corso Arcola 2008
www.riccardopodesta.com


I partecipanti del corso On Zon Su Arcola 2008.......

foto e grafica di
RICCARDO PODESTA' corso Arcola 2008
www.riccardopodesta.com

Dopo il massaggio Alice dorme senza difficoltà.......

di Giorgio Bresciani Arcola 2008

Alice, 43 anni, impiegata, e' in cura dal medico perché soffre di mal di testa abbastanza ricorrenti (1-2 volte per settimana), non sa dire se si presentino come conseguenza di eccesso di stanchezza o a causa di tensioni muscolari del collo o altro ancora.

In coincidenza con i seminari On Zon Su sulla tavola del Paesaggio Esterno, dopo il massaggio preliminare, faccio il seguente massaggio: linea clavicola, spalle, petto, diaframma (anche perché Alice mal sopporta il doloroso massaggio nei punti corrispondenti alla zona cervicale-colonna, vertebre cervicali o il massaggio sul Monte Shoung)e proseguo con ombelico, anche e glutei (per pratica).

Il massaggio risulta piacevole, specie sui punti spalle, linea clavicola e diaframma. Comunque, non ci sono particolari dolori o fastidi neanche negli altri punti massaggiati.

Per motivi di lavoro e famiglia, il massaggio viene sempre praticato fra le 22:00 e le 23:00-23:15. Quasi sempre, Alice si addormenta dopo il massaggio preliminare, appena iniziata la tavola, si sveglia al cambio piede per poi addormentarsi di nuovo. Il massaggio si svolge sempre secondo lo stesso schema e dà luogo alle stesse reazioni piuttosto moderate. Dopo il massaggio Alice dorme senza difficoltà.

Il mal di testa si presenta con minore intensità già a partire dal 2°-3° massaggio e scompare poi quasi completamente dal 5°/6° massaggio e finché dura la serie di massaggi e oltre. Si è ripresentato ultimamente, in un momento in cui non stiamo facendo massaggi.

L'esperienza del massaggio On Zon Su viene giudicata positivamente, anche se, a dire il vero, non c'è stato modo di apprezzare e far apprezzare anche l'aspetto più vibrazionale e spirituale di questa pratica, probabilmente a causa del poco tempo che si è potuto dedicare.

2^Relazione al Massaggio del piede On Zon Su

Tamara, 56 anni, operaia in pensione.
Un po' ipotiroidea e in sensibile sovrappeso. Ha lavorato per molti anni in piedi e soffre di vene varicose. A volte ha difficoltà a dormire bene (si sveglia durante la notte e fatica a riprendere sonno). Vuol provare l’On Zon Su per benessere personale

Pratico la tavola dell'Ovest in quanto mi sembra utile per stimolare il metabolismo in generale, per stimolare la circolazione dei liquidi e per rilassare.

L'impatto con il primo massaggio è stato buono: è stato giudicato piacevole e ha dato buone sensazioni. Non ci sono state percezioni di dolore o di fastidio.

Dopo il massaggio, che di solito viene effettuato fra le 18:30 e le 19:15 ca., non vengono segnalati fastidi particolari. Dal 3° massaggio aumenta la sensazione di rilassamento durante il massaggio. Non sono percepiti cambiamenti di altro genere.

Dall'ottavo massaggio, Tamara dorme costantemente meglio. Non percepisce, invece, cambiamenti per quanto riguarda circolazione, maggiore o minore escrezione di liquidi o gonfiore alle gambe. Così anche negli ultimi 2 trattamenti.

Conclusione: il massaggio viene comunque valutato positivamente sia per quanto fa provare durante l'esecuzione che per il rilassamento generale che ingenera nell'organismo e in particolar modo per i benefici effetti sulla qualità del sonno.

Giorgio Bresciani Arcola 2008

martedì 3 giugno 2008

E' uscita dal massaggio che stava bene.........

Di Emanuele Pera - Arcola "008

Laura, 25 anni, studentessa. Il motivo principale per cui si è presentata da me e’ stato perchè era alla ricerca di un certo benessere, in questo periodo è in cura dal medico per un dolore che saltuariamente la colpisce a collo e spalle e che a volte si estende anche alla testa, dolore originato da un tamponamento subito in auto poco meno di un anno fa. Da allora, soprattutto quando cambia il tempo o sta molto seduta o cammina molto, il dolore torna fuori. Ha provato diversi tipi di massaggi con risultati più o meno buoni. Ha sentito parlare della riflessologia ed ha deciso, incuriosita, di provare anche questa pratica che è l'On Zon Su, il massaggio tradizionale cinese del piede. Ho trovato appropriato usare su di lei la "tavola del paesaggio esterno". Per una ulteriore conferma ho effettuato la palpazione, riscontrando un forte fastidio da parte di lei nei punti alla base delle dita (vertebre), sulla punta delle stesse e comunque un po’ tutte le dita in generale. Ho effettuato la tavola soffermandomi sui punti "ombra" delle cervicali, punti spalle, linea clavicola, diaframma e seni più capezzolo e aggiungendo in più i monti Kuan Lun e Wha (per un'azione riflessa sul tratto cervicale).
Una cosa che mi ha colpito, che si è ripetuta più o meno per tutto il ciclo di massaggi, è che Laura sentiva molto il massaggio nella parte del corpo corrispondente alla zona riflessa sul piede che stavo trattando.
in quel dato momento. Dopo ogni seduta, si è sentita molto rilassata e più di una volta che era venuta alla seduta col dolore in corso è uscita dal massaggio che stava bene. Risultati concreti però li ha cominciati a notare dopo il sesto massaggio (per i primi cinque è andata via che stava bene ma i giorni seguenti il dolore ritornava). Ho effettuato un ciclo di 12 massaggi on zon su e i risultati (a parer mio e a sentire lei) sono stati soddisfacenti: il dolore non è scomparso del tutto, ma si è attenuato notevolmente, sia come intensità che come cadenza.
Mentre prima era quasi quotidiano, al momento si presenta saltuariamente solo dopo delle “strapazzate”, nel senso di camminate molto lunghe, lunghi periodi in piedi o stando magari tutto il giorno seduta a studiare. Non ha ascoltato a pieno il mio consiglio (cioè di ripetere almeno una volta ogni due settimane un massaggio), anche per il periodo di forte concentrazione di esami, ma ha deciso per il momento di venire periodicamente ogni volta che il dolore si presenta in maniera più fastidiosa.

RELAZIONE MASSAGGIO 2

Francesco, 30 anni, libero professionista. Il motivo per cui si è presentato da me e’ stato principalmente per la curiosità di provare (è un amico e gli ho parlato molto dell'On Zon Su) e poi per vedere se riusciva a tornare un po’ in forze (ad ogni cambio di stagione si sente molto debole fisicamente, sempre stanco e svogliato). Inoltre il tipo di lavoro che fa (essendo un libero professionista ha molte responsabilità) lo porta a stressarsi facilmente (anche perché, da come lo conosco, Francesco è una persona molto ansiosa e che si crea i problemi anche se non ci sono). Ho deciso di provare con lui la tavola del paesaggio interno (un po’ perché la vedevo ottimale, un po’ perché è la mia preferita, e quindi quella dove trovo più piacere a massaggiare). Ho iniziato con la palpazione, cercando di capire se c’erano dei punti maggiormente sensibili e/o dolorosi: è venuta fuori una sensibilità omogenea in tutto il piede, per cui ho iniziato a fare la tavola in maniera equilibrata su tutti i punti. Durante il trattamento si è rilassato molto, addormentandosi anche per vari minuti. A fine seduta mi ha “bombardato” di domande, cercando di capire il come funzionava la tavola e il perché di certe cose (domande a cui ho cercato di rispondere il più semplicemente possibile, ma molto entusiasta in quanto il grande interesse che provava in un certo modo, mi gratificava).
La sensazione principale che Francesco ha riscontrato nei giorni successivi alle prime 3 sedute è stata di grande rilassatezza (solamente la notte seguente al primo massaggio ha avuto un sonno incostante e agitato). Dopo la terza seduta si è verificato un fatto che mi ha portato a impostare il lavoro diversamente: una mattina, al lavoro, ha accusato dei dolori di pancia terribili, accompagnati da sudore freddo. Dato che i dolori persistevano ha deciso di andare al pronto soccorso, dove gli è stata diagnosticata una colica renale (aveva un calcolo di forma rotonda delle dimensioni di circa 8 mm). Gli hanno detto di bere tantissimo per vedere se riusciva ad espellerlo e di tornare dopo qualche giorno, per un controllo.
A questo punto, nelle sedute successive, mi sono soffermato maggiormente sull’elemento acqua (punto rene, uretere e vescica) pur continuando a massaggiare sempre anche gli altri elementi. Ho continuato in questo modo finché Francesco non ha avuto l’esame di controllo: il risultato è stato che il calcolo era scomparso (non essendoci mai stato dolore nel fare pipì, più che essere stato espulso interamente, probabilmente si è sciolto).
A questo punto ho continuato, terminando un ciclo di 12 sedute, tornando ad eseguire la tavola in maniera equilibrata. Francesco, ha deciso di continuare a venire saltuariamente in quanto ha riscontrato un leggero aumento di concentrazione e cosa più importante i giorni seguenti ad ogni massaggio si sente più in forze, come se ogni volta si ricaricasse.

Emanuele Pera Arcola, 2008



Le mani e i piedi sono....."AUTOPODI"

Differenze morfologiche nel tempo.....
Come nella maggior parte dei tetrapodi (animali quadrupedi), l'arto dei mammiferi è suddiviso in tre segmenti: stilopodio (ossa del braccio o della coscia), zeugopodio (avambraccio o gamba) ed autopodio (mano o piede).

Sulla terraferma:
uomo
1,2 – gorilla
3,4,5,6,7,8 – scimpanzè
9,10 orango
11,12,13 gibbone
14,15 scimmia nera e bianca (guereza)
16,,17,18 – macaco
19,20 – babbuino
21,22 – scimmie pigmee (marmoset)
La condizione più primitiva è l'arto con 5 dita (pentadattilo) che poggia con tutta la pianta durante la locomozione (plantigrado). Questa condizione è tipica di molti ordini quali gli Insettivori (ricci e talpe) ed i Primati, molti dei quali evidenziano con l'opponibilità del 1° dito l'adattamento ad una vita arboricola (zampe prensili). A differenza degli altri primati, durante il corso dell'evoluzione l'uomo ha perso l'opponibilità dell'alluce, che si è allineato alle altre dita del piede, mentre gli arti inferiori sono più lunghi e potenti di quelli superiori per sostenere il corpo e consentire l'andatura bipede. Anche il pollice è più sviluppato rispetto a quello delle scimmie, per permettere non solo una "presa di forza" ma anche una di "precisione". Per l'adattamento alla corsa, in molti Carnivori e nei Proboscidati (elefanti) l'arto poggia invece solo sulle dita (digitigrado), mentre negli unguligradi (Artiodattili e Perissodattili, cioè ippopotamo, rinnoceronte, cervo, bovini, cavallo ecc..) vengono poggiate solo le falangi distali, ricoperte dalle unghie sviluppate a formare lo zoccolo. Gli Artiodattili vengono detti parassoni perché l'asse di sostegno del corpo passa tra il 3° e 4° dito; il 1° dito è assente, mentre il 2° ed il 5° sono presenti nei Suiformi (ippopotamo, cinghiale, maiale, ecc.), ridotti nei Ruminanti (mucca, pecora, capra, cervo, antilope, canguro ecc.) ed assenti nei Camelidi ( cammello, dromedario, lama ecc.) e nell'antilocapra. I Ruminanti possiedono anche un osso cannone mediano che deriva dalla fusione dei metacarpali e dei metatarsali.

I Perissodattili (cavallo, asino, zebra, tapiro, rinnoceronte) sono invece detti mesassoni in quanto l'asse di sostegno passa per il 3° dito: i Tapiridi presentano 4 dita negli arti anteriori e 3 nei posteriori, i Rinocerontidi hanno 3 dita per ogni arto mentre gli Equidi solo il 3° dito, risultando così altamente specializzati per la corsa. L'adattamento all'ambiente sotterraneo è evidente nella talpe, i cui arti sono simili a palette per l'attività di scavo: lo stilopodio e lo zeugopodio sono molto corti mentre la mano è abbastanza sviluppata e reca cinque dita sindattili munite di forti unghioni. Un ulteriore specializzazione si ritrova nei mammiferi saltatori (lepri, canguri etc.), dove gli arti posteriori sono molto più potenti ed allungati di quelli anteriori per permettere una maggiore spinta del corpo.

Nell'ambiente acquatico:


Conformazione a confronto tra un otaride ed un focide

I mammiferi più specializzati per la vita acquatica appartengono a tre gruppi:Pinnipedi, Sirenidi e Cetacei. I Pinnipedi (foche, otarie, tricheco ed elefanti marini) sono inclusi nell'ordine dei Carnivori. Presentano corti arti che sostengono ampie mani e piedi palmati, trasformati in pinne sorrette da lunghe dita. Quasi tutte le specie sono marine e si riproducono sulla terraferma. Il nuoto più efficiente è quello praticato dai Focidi, che ottiene la spinta dagli arti posteriori mentre il corpo si flette in orizzontale e verticale per le manovre in acqua. Più difficoltà ritrova al suolo, dove sembra "strisciare" portandosi avanti gli arti posteriori, poco manovrabili. Negli Otaridi il nuoto è meno evoluto, avviene grazie alle potenti remate delle loro pinne anteriori, ma sulla terraferma possono portare in avanti le zampe posteriori e camminare meno impacciatamente. Infine, il tricheco nuota come se stesse "correndo" nell'acqua.I Sirenidi (dugongo e lamantini) mostrano un maggiore adattamento all'ambiente acquatico, anche se occasionalmente possono ritrovarsi presso le rive dei fiumi per nutrirsi.
Il corpo è più fusiforme, gli arti posteriori sono assenti e la coda forma una potente pinna orizzontale, simile anche per funzionamento a quella dei Cetacei. Gli arti anteriori formano invece piccole pinne pettorali che fuoriescono dalla parte anteriore del corpo.
Il gruppo di mammiferi che mostra il più elevato adattamento alla vita acquatica è rappresentato dall'ordine dei Cetacei (balene e delfini in senso lato) che non approdano mai sulla terraferma, a meno che non si arenino per poi morire o venire salvati. il corpo ha una notevole idrodinamicità, gli arti posteriori sono assenti (anche se possono ritrovarsi rudimenti di bacino) e la coda sorregge una muscolosa e possente pinna orizzontale che spinge in avanti il corpo per propulsione. Rispetto alla mole, gli arti anteriori formano piccole pinne pettorali e può esistere anche una pinna adiposa dorsale.

Conclusioni:
Dall’analisi degli arti e più in particolare delle mani e dei piedi dei vari primati (sia marini che terrestri) si può notare che le caratteristiche morfologiche di ognuno si sono evolute e modificate col passare del tempo a seconda dell’uso e dell’ambiente circostante in cui ogni specie viveva. Sono variate le dimensioni, a seconda dell’uso dello specifico arto, o semplicemente è variata la conformazione o la mobilità dello stesso. Nell’uomo la differenza tra mani e piedi è sostanziale: gli arti inferiori si sono sviluppati maggiormente rispetto alle braccia per sostenere tutto il nostro corpo e in particolare i piedi hanno aumentato la dimensione della pianta a scapito delle dita per un maggiore piano di appoggio e per aumentare l’equilibrio, mentre le mani hanno ridotto il palmo a favore dell’aumento di lunghezza delle dita per aumentare la manualità.
In piccolissima parte questa cosa si può notare anche da luogo a luogo: nei paesi sottosviluppati (terzo mondo) le mani e i piedi hanno una primaria funzione, servendo per il sostentamento (basti pensare alla scarsità dei mezzi di trasporto e quindi all’uso maggiore dello spostarsi con le proprie forze oppure all’uso delle mani nella quasi totalità dei lavori quotidiani). Nei paesi industrializzati l’uso della tecnologia, la vita frenetica e quindi il minor tempo a disposizione, l’aumento spropositato degli agi e comodità hanno portato l’uomo a impigrirsi sempre più, cercando di trovare la soluzione di minor spreco di energia per ogni attività, e quindi usando sempre meno piedi e mani (se non per premere su qualche pedale o digitare qualche tasto sui vari computer, macchinari ecc…).
La visione è pessimistica ma, visti i vari mutamenti nei millenni e visto il progresso che giorno dopo giorno sviluppa nuove soluzioni, potrebbe portare in un futuro molto lontano e con un po’ di fantasia a un nuovo mutamento, magari con mani piccole e dotate di un unico dito e piedi anch’essi piccoli, magari senza dita o semplicemente del tutto assenti……sarebbe la fine dell’On Zon Su….:-(

di Emanuele Pera, Arcola 2008

domenica 1 giugno 2008

Quando penso alle mani e ai piedi............

di Giuseppe Orizio - Brescia 2008

Quando penso alle mani
penso al cielo,all’azzurro, penso alle ali degli uccelli e al senso di libertà
penso alle estremità degli alberi che sono rivolte alla luce
penso alle mani e comprendo la gestualità e l’arte
penso alle mani e comprendo l’equilibrio del dare e del ricevere
penso alle mani e alle cedevolezza delle spighe di grano sotto la forza di una carezza
penso alle mani e al cotone e a come comprendere in entrambi il senso di morbidezza
penso alle mani e alla loro capacità di nutrire
penso alle mani e alla loro capacità di sostituirsi alla vista e al livello verbale
penso alle mani e avverto calore
penso alle mani di esseri umani diversi e non vedo diversità

Quando penso alle mani dell’uomo ritengo che siano in grado di esprimere molte delle sensazioni e emozioni che l’uomo ha dentro di se. Capita a volte di capire qualcosa di una persona osservando l’uso che fa delle sue mani semplicemente facendo attenzione a come le muove,come le usa,dove le posiziona,Le mani sanno esprimere timidezza,imbarazzo,sicurezza,incertezza, paura e quindi hanno la capacità di rilevare lo stato emozionale che c’è in noi se lo lasciamo liberamente emergere. Passiamo fare alcune citazioni in merito alle capacità delle mani. Portiamo un attimo la nostra attenzione a momenti del passato a quando parlando con qualcuno di un nostro problema fisico lo abbiamo indicato posizionando una o entrambi le mani in quel punto o quando noi stessi appena avvertiamo un dolore portiamo subito le mani in quella zona come se le mani avessero la capacità di alleviare il dolore di quel momento. Pensiamo alla forma di protezione che mani hanno nei nostri confronti e verso gli altri. Pensate a quando qualcuno vi scaglia qualcosa contro con cosa vi riparate istintivamente?pensate a quando cadete e a come le mani cercano di ammortizzare l’impatto del vostro corpo cercando per prime il contatto con il terreno. Le mani hanno in se la caratteristica di proteggere. Il contatto delle mani tra individui da sensazioni e possiamo recepire qualcosa dal contatto tra mani anche solo nel modo in cui avvertiamo la stretta di mano. Le mani parlano di noi,del nostro mondo interiore .Le mani partecipano attivamente alla nostra vita quotidiana sottolineando ciò che avviene dentro i nostri pensieri. Spesso se ci pensiamo muoviamo le mani in modo diverso a seconda se siamo felici o tristi. Quando siamo agitati o abbiamo paura le nostre mani tremano e sottolineano lo stato di paura. Se riflettiamo su una nostra giornata tipica noteremo che le nostre mani sono spesso ripetitive di un comportamento che è in noi frutto delle varie situazioni che ci capitano nel vivere Le mani rafforzano e sottolineano il livello verbale. In tempi passati la stretta di mano valeva la firma di un notaio si siglavano accordi verbali seguiti dal contatto delle mani. Pensiamo a cosa trasmettiamo ad un altro essere umano attraverso una carezza che a volte vale più di mille parole. Nella natura delle mani vi è la capacità di aiutare noi stessi e gli altri. Pensate a quando qualcuno ci chiede di dargli delle indicazioni per recarsi in un luogo di cui non conosce la strada per arrivarci e noi gli diamo delle informazioni. e quasi sempre le mani contemporaneamente al livello verbale vogliono partecipare a rafforzare la nostra indicazione. Le mani hanno capacità di comunicare a seconda di dove vengono posizionate rispetto al corpo e danno dei messaggi che sono frutto di uno stato mentale che è presente in noi. Molti appassionati di pittura ricorderanno il dipinto di Munch “il grido”del 1853 e di quelle mani che attorniano la testa di quella persona ritratta nel dipinto. La posizione di quelle mani trasmettono innumerevoli emozioni e sensazioni conservate e fissate nel dipinto attraverso la capacità delle mani di trasformare pensiero in materia. L’artista con l’uso delle mani è in grado di fissare stati emozionali che possono durare nel tempo attraverso la capacità di dipingere,scolpire,modellare. Molte delle opere d’arte sparse in questo mondo sanno dare emozioni e messaggi quando si entra in empatia con loro anche se chi le ha create non è più fisicamente presente.
Nelle mani vi è la capacità di esprimere il futuro,le mani creano e trasmettono anche dopo il nostro tempo personale
Le mani sanno trasformare uno stato mentale emozionale in materiale. Le mani sono il pennello della nostra mente, dei nostri pensieri ,delle nostre emozioni. Fermiamo un attimo la nostra mente sulla capacità delle mani di trasformare un pensiero o uno stato mentale in materiale e quindi di realizzarlo e di farlo esistere nel mondo concreto e solido. Ciò che le mani trasformano da emozionale a materiale ritorna allo stato emozionale e può essere fruito dagli uomini attraverso il rapporto empatico che si crea tra noi e ciò che è stato creato. Pensiamo un attimo a un’artista e alle sue capacità,pensiamo al momento in cui ha l’intuizione,l’ispirazione di creare qualcosa pensiamo allo stato emozionale che pervade l’artista e gli muove il desiderio di portare alla luce ciò che sente,ciò che prova,ciò che vede nella sua mente. Le mani esaudiscono questo desiderio e sono lo strumento necessario per comunicare tra ciò che è materia e non materia .Mani e mente sono direttamente collegate in perfetta sintonia .Le mani sono l’estensione della nostra mente, le mani sono la parte fisica della nostra mente Le mani hanno il potere di trasformare..
Le mani possono divenire gli occhi della mente per un non vedente
Le mani possono comunicare attraverso il linguaggio dei gesti
Le mani distinguono l’uomo da ogni altro essere vivente


Quando penso ai piedi
penso alla terra al verde e al marrone e al senso di casa
penso ai piedi e comprendo il senso di appoggiare e di essere ospite in questo mondo solido
penso ai piedi e sento la sicurezza e la profondità delle radici degli alberi
penso ai piedi e all’arte di muoversi nello spazio con sicurezza
penso ai piedi e all’arte di costruire archi,ponti e piattaforme
penso ai piedi e sento freddo
penso al piede nello sport e nel movimento e avverto la salute di tutto il corpo
penso ai piedi e comprendo il senso di seguire una via
penso all’impronta di un piede e comprendo il senso di presenza
penso ai piedi di esseri umani diversi e non vedo diversità


Quando penso ai piedi avverto la mia stabilità,le mie radici,avverto pienamente il senso di appoggiare e la capacità di muovermi nello spazio. Il piede è il contatto più intimo che abbiamo con la terra ed ha la funzione di ammortizzare la vicinanza tra mondo solido e essere umano. Nei piedi si distribuisce il nostro peso ma anche le nostre tensioni e molte delle problematiche che affliggono il nostro corpo.
I piedi hanno capacità di adattamento e rendono più piacevole il contatto con la terra .Usando il piede nudo a contatto con la terra diamo la possibilità alla nostra base di appoggio di assestarsi naturalmente prendendo la giusta forma per la struttura che deve sorreggere. Dai piedi eliminiamo molte tossine che produce il nostro corpo e il senso di nudità del piede favorisce questo processo naturale.
Nella nostra società è ormai una regola inscatolare i piedi nelle scarpe e ne creano sempre modelli più comodi e confortevoli quando la comodità e il piacere di camminare con il contatto è nell’assenza di scarpe .
Quando penso ai piedi sento la forza dell’aderenza e il bisogno di essere concreto e razionale negli istanti di vita legati alla terra. Nei piedi c’è la forza della direzione,della via,degli obbiettivi che si muovono verso il nostro destino. I piedi sono la direzione e lo strumento con cui la nostra mente è in grado di muoversi. In alcune arti marziali, dove è nobile l’uso della spada, lunghi abiti coprono il praticante fino a terra oscurando totalmente la presenza del piede. Ciò ha un significato profondo in quanto mostrare il piede significa divenire vulnerabili e prevedibili nella direzione in cui il tagliente separa ciò che è unito. Mantenere una direzione nella vita costa fatica e i nostri piedi sono spesso stanchi e desiderano il riposo. I cinesi paragonano la mente dell’uomo a una vecchia scimmia che salta di ramo in ramo e i nostri piedi sono anche questo prendono tante strade ma mantengono con difficoltà una via.
Nei piedi c’e la costanza e il coraggio due qualità che si nutrono a vicenda nell’arte di muoversi con direzione. Chi ama l’arco e la sua forza di colpire a distanza comprende l’importanza del piede e della sua stabilità nel dare direzione alla freccia Penso all’essere umano nella fase della crescita e a come il piede cresce in armonia con la forma umana mentre ci innalziamo verso l’alto il piede si propaga a terra e ci da stabilità e sicurezza. Ho ricordi bellissimi di quando ho avuto occasione di camminare in riva al mare e quanto mi affascinava lasciare impronte nella sabbia bagnata e mi giravo spesso a guardarle nei loro brevi istanti di presenza prima che l’arrivo dell’acqua del mare le portasse via .Pensando alla brevità di esistenza di quelle impronte penso all’importanza di dedicare attenzione al massaggio che la sabbia ci regala nell’istante in cui premiamo su di essa con la nostra struttura. Nel piede c’e la nostra delicatezza, il nostro modo di muoverci nella natura e tra i nostri simili .Nel piede ci sono i nostri passi giusti o sbagliati in funzione a come ci si muove nella vita si formano le nostre impronte.

Penso che le mani e i piedi abbiano entrambi straordinarie qualità e ciò che li differenzia è la bellezza della loro diversità anatomica e funzionale.

di Giuseppe Orizio - Brescia 2008

Con le mani è possibile..........

di Avella Rosa Brescia 08


Differenze
Le mani sono il principale elemento di contatto con il mondo esterno. Con le mai è possibile aiutare, curare, alleviare il dolore, recare conforto sia psicologicamente che materialmente. Le mani sono strumenti indispensabili di sussistenza e di lavoro. Le mani possono avere diverse caratteristiche di colore , di aspetto, di calore che individuano il carattere della persona in relazione al colore, al calore, all’ aspetto a differenza delle tecniche di riflessologia del piede del viso, dell’ orecchio. La riflessologia della mano può essere facilmente usata anche come automassaggio senza una specializzazione specifica. Il massaggio è facilmente praticabile anche su persone anziane e malate su bambini molto piccoli, su chi ha malformazioni ai piedi quali artrosi deformanti, micosi, eczemi, tromboflebiti o piaghe derivanti da alcune forme di diabete.

Il massaggio delle mano costituisce una formula vincente quando ci si vuole liberare velocemente di un mal di testa, di pancia, di denti, mal di schiena e non si è nella situazione di ottimale per togliersi scarpe e calze per un massaggio del piede.Per quanto riguarda l’ automassaggio una persona che per struttura o dimensione fisica non riesce a massaggiarsi il piede risulta utile il massaggio palmare.La struttura scheletrica delle mani non rende di per sé così prontamente e facilmente distinguibili le zone trasversali, i riflessologi ricorrono a linee ipotetiche , visualizzate sulle mani in zone corrispondenti a quelle indicate per i piedi.


Lo spazio compreso in ogni zona trasversale delle mani sarà inferiore a quello considerato per i piedi, e ciò a causa della proporzione tra la misura delle mani e quelle dei piedi.

Alcune differenze tra mani e piedi:



  1. La struttura ossea

  2. Le dimensioni (le mani sono più piccole;

  3. Le mani hanno dei collegamenti più significativi con la parte alta del corpo (testa-cielo);

  4. Non vi è rappresentato il tallo come nel piede (testa);

  5. Le mani sono sempre in vista quindi sono il primo approccio, il primo contatto con gli altri (con il mondo);

  6. I piedi sono più nascosti, più intimi quasi volessero preservare l’ anima della persona stessa;

  7. Sono collegati principalmente con la parte centrale de corpo (pancia);

  8. I piedi rappresentano le radici di un albero (ben saldi alla terra);

  9. Le mani rappresentano invece i rami di un albero che si muovono nel cielo;






    01 Giugno 2008 Rosa Avella. Brescia

giovedì 22 maggio 2008

Sette comandamenti ....piedi e mani

di Fara Felicita Arcola 2008

Mani che accarezzano
Mani che pregano
Mani che salutano
Mani che chiedono aiuto
Mani che curano
Mani che battono la gioia
Mani che dicono sentimenti.

Piedi che passeggiano
Piedi che volano in corsa
Piedi che rincorrono un pallone
Piedi che fuggono
Piedi che camminano piano
Piedi che si trascinano incerti
Piedi che raccontano la vita.

di Anna Maria Paganini

I SETTE COMANDAMENTI DELLE MANI E DEI PIEDI

PIEDE

1) IO SONO IL SOSTEGNO DI TUTTO IL TUO CORPO;

2) TI AUGURO DI NON AVERE ALTRO SOSTEGNO ALL'INFUORI DI ME;

3) DAMMI L’ONORE ED IL RISPETTO CHE MERITO COME OGNI ALTRA PARTE DEL
TUO CORPO;

4) NON SACRIFICARMI TROPPO SULL’ALTARE DELLA MODA:
non rubare sulla misura delle calzature ma dammi lo spazio necessario alla mia vita;

5) NON INTERESSARTI DI ME SOLO SE DIVENTO DOLOROSO E DEFORME;

6) MASSAGGIAMI ALMENO ½ ORA AL GIORNO;

7) CAMMINA TUTTI I GIORNI.

MANO

1) IO SONO L’AIUTO DI CUI TU NON POTRAI MAI FARE A MENO;

2) DO FORMA E VITA ALLA MATERIA ALTRIMENTI FREDDA:
come uno scultore animo la pietra,
come un pittore trasformo colori in emozioni,
come un musicista do melodie ai suoni.

3) SOSTENGO GIOVANI ED ANZIANI E SONO MEZZO DI COMUNICAZIONE;

4) NON MACCHIARE LE TUE MANI DI SANGUE MA USALE COME SIMBOLO DI PACE;

5) NON AVER PAURA DI UTILIZZARE LE TUE MANI INUTILMENTE:
con una carezza ed un abbraccio puoi rendere una persona felice;

6) RICORDATI CHE LE TUE MANI SONO UNA PREZIOSISSIMA FONTE DI ENERGIA;

7) CURA E MASSAGGIA REGOLARMENTE LE TUE MANI.

di Fara Felicita Arcola 2008

mercoledì 21 maggio 2008

Mani e Piedi dal punto di vista...

A cura di Michele Marziano e Hanne Bendtson - Arcola 2008

Nell'uomo, la mano è l'organo prensile che si trova all'estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile. La mano viene da molti fisiologi considerata come una sorta di proiezione del cervello nello spazio. Secondo un calcolo effettuato al computer, una mano normale può effettuare venti milioni di movimenti, mentre una mano abile e addestrata può arrivare addirittura a quaranta milioni. È anche l’unico organo che consente la reciprocità sensoriale: non può toccare senza essere toccata (a differenza dell’occhio che può vedere senza essere visto, l’orecchio che può ascoltare senza essere udito, e il naso che può annusare senza essere necessariamente annusato).

La mano è il primo strumento dell'uomo, ed è anche un modo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni, linguaggio ufficiale per i non udenti, che del gesto hanno fatto un simbolo nel simbolo. Così come nel tono della voce è possibile percepire le migliaia di sfumature del nostro stato d’animo, altrettanto accade nel parlare a gesti dei non udenti. Ma anche chi possiede l’uso delle corde vocali spesso preferisce esprimere il proprio muto dissenso per la guerra con l’universale mudra della pace. Alla stessa stregua di chi, invece, della guerra ne fa il proprio mestiere e usa un mudra altrettanto celebrato per salutarsi: il portarsi la mano tesa e aperta alla fronte.

Il complesso dei segni gestuali assurge a nell’uso quotidiano della gestualità compiamo inavvertitamente gesti che svelano la nostra condizione interiore o il nostro stato d’animo. In genere un gesto sotto la cintura esprime qualcosa di volgare o segreto, il gesto sopra la cintura passione o rabbia, all’altezza del cuore sentimento, della gola impeto o sottolineatura, degli occhi menzogna e raggiro, e oltre la testa qualcosa che supera la nostra comprensione.

Siamo talmente abituati alla gestualità, all’uso costante delle mani, da non soffermarci mai sul meraviglioso meccanismo che le rende uno degli strumenti più preziosi per l’uomo.

Il piede dell’uomo é un capolavoro architettonico. Anche se il piede é solo una piccola parte del nostro corpo distribuisce, sostiene e trasporta il nostro peso corporeo. La struttura del piede costituisce le fondamenta e da l´equilibrio per rimanere eretti. Riuscire a mantenere l´equilibrio dipende da una corretta posizione delle gambe, il funziomento dei legamenti nel piede e della parte inferiore delle gambe. Ogni distubo puó spostare il punto di equilibrio. Se questo accade, altre parte del corpo compensano, e questo puó provocare dolori alla schiena, alle ginocchia, alle gambe e al polpacci. Alcune persone vedono il corpo come una macchina, che si puó maltrattare. Questo si puó sempre riparare, sostituendo la parte maltrattata con un pezzo di ricambio e se il sistema corporeo cede c´é sempre la medicina. Le persone che hanno questa mentalitá e che vedono ogni parte del corpo singolarmente, non si rendono conto che ogni parte del corpo é legata con le altre: il fatto che l´uomo consiste di corpo, spirito e mente. Secondo i medici la struttura del piede puó essere danneggiata gravemente dalle calzature, che non sono adatte al proprio piede, una sbagliata postura, nonché sottoporlo a estremo stress come corsa o danza classica. Queste attivitá possono essere la causa di deformitá del piede, a partire da calli e duroni a danni piú permanenti come lo spostamento delle ossa e la formazione delle dita a martello.Deformitá del piede e altre irregolaritá possono disturbare i punti di riflessi e i meridiani collegati ad esso. I disturbi dei punti di riflessi e dei meridiani possono influenzare anche su altre zone del corpo collegati ad essi, creando cosí blocchi energetici e di conseguenza il malfunzionamento degli organi.

…Anatomico…

  • La mano dell'uomo contiene 27 ossa ed è composta da carpo, metacarpo e falangi:
  • Il carpo (polso) comporta 8 ossa, in due file distinte: prossimale e distale. La fila prossimale comprende: Scafoide, Semilunare, Piramidale e Pisiforme. La fila distale invece comprende: Trapezio, Trapezoide, Capitato e Uncinato. Il carpo entra in articolazione diretta con l'epifisi distale del Radio (avambraccio). L'ulna non forma articolazione diretta, ma partecipa con una struttura definita Disco Cartilagineo Ulnare;
  • il metacarpo (palmo) comprende 5 ossa lunghe, cave, ricche di midollo osseo. Si articolano prossimalmente con il carpo e distalmente con le falangi.
  • le falangi (dita) ne comportano 14: 2 per il pollice, 3 per le altre dita: la falange distale, che porta l'unghia; la falange media (non è presente nel pollice); la falange prossimale, che collega il dito al metacarpo.
  • Nello sviluppo del feto la formazione delle dita segue l'ordine: anulare, mignolo, medio, indice e, infine, pollice.
  • Il pugno denota la mano chiusa, con tutte le dita piegate. Il palmo della mano è la parte che non è visibile quando la mano è chiusa: è marcata da tre linee profonde, presenti dalla nascita.

La mano dell'uomo contiene cinque dita, che sono:

  1. Pollice. È il primo e più grosso dito della mano. Il pollice distingue i primati dagli altri animali, perché, essendo costituito da un notevole numero di muscoli attivatori, permette qualunque tipo di presa (pollice opponibile); esso è fornito soltanto di due falangi, chiamate falange prossimale e falange distale che sono ossa brevi. Manca, rispetto alle altre dita, della falange intermedia. Alla base del pollice vi è l'eminenza tenar, il rilievo carnoso posto alla base del pollice sulla faccia palmare della mano. È costituito, in direzione mediolaterale, dai muscoli adduttore (profondo, che forma l'ala tra primo e secondo dito), flessore, abduttore e opponente del pollice.
  2. Indice. Deve il suo nome al fatto di essere il dito utilizzato durante azioni in cui si indica un oggetto/persona, o una direzione. Le proporzioni tra le ossa dell'indice mostrano la sezione aurea (rapporto fra due grandezze disuguali, di cui la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la loro somma: (a+b) : a = a : b. Tale rapporto vale approssimativamente 1.618).
  3. Medio. Terzo dito della mano, è posto tra l'indice e l'anulare, e solitamente è il dito più lungo, tant'è che in alcune lingue è denominato in base a questa sua caratteristica : ad esempio le majeur "il maggiore" in francese, long finger "dito lungo" (accanto a middle finger) in inglese. Nell'uomo e nei primati è solitamente anche il più robusto, e quindi quello su cui si fa più forza per "afferrare".
  4. Anulare. Quarto dito della mano dell'uomo, è il dito più debole della mano in quanto il suo muscolo flessore è collegato anche al dito mignolo e al dito medio. È così chiamato perché usato per portare la fede nuziale.
  5. Mignolo. Quinto dito della mano dell'uomo, usualmente il più piccolo. Si trova nella posizione opposta al pollice, vicino all'anulare. Ci sono quattro muscoli che controllano il mignolo, tre dei quali (abduttore, flessore e opponente del mignolo) formano un gruppo chiamato eminenza ipotenar, il rilievo carnoso posto alla base del mignolo sulla faccia palmare della mano.

Il piede (lat. Pes, pedis: piede) è una parte anatomica situata all'estremità distale degli arti inferiori del corpo umano e di numerosi altre specie animali. La struttura del piede e della mano umane sono estremamente simili ed entrambi dotati di cinque dita: si tratta infatti della specializzazione di organi originariamente identici.

Scheletro del piede umano:

1-Astragalo; 2-Calcagno; 3-Tarso; 4-Metatarso; 5 Falangi.





Piede sinistro di scheletro umano - Piede sinistro di scheletro umano (visione plantare)

Le ossa costituenti il piede sono:

1) astragalo o talo, 2) Calcagno, 3) Navicolare, 4) Cuboide, 5) Ossa cuneiformi nel numero di tre:
mediale, intermedio, laterale, 6) Ossa Metatarsali nel numero di cinque, 7) Falangi

  • Può contenere ossa sesamoidi nella porzione distale dell'osso primo metatarsale. E' costituito da tre parti:
  • Tarso, formato da astragalo, calcagno, navicolare, cuboide, cuneiformi mediale, intermedio, laterale
  • Metatarso, costituito dalle cinque ossa metatarsali, articolate con i tre cuneiformi e il cuboide del tarso
  • Falangi, che sono tre per ogni dito (prossimale, intermedia, distale), tranne nel primo dito in cui son due
    (prossimale e distale).
  • In totale il piede si compone di 26 ossa, 20 muscoli e 114 legamenti-

In base al rapporto di lunghezza intercorrente tra alluce e secondo dito, il piede prende il nome di piede egizio, greco o romano: se l'alluce è maggiore delle altre dita (come in gran parte dei casi), il piede è egizio; se l'alluce è minore del secondo dito, il piede è definito greco; se hanno pari lunghezza, il piede è allora romano.

Il piede dell'uomo contiene cinque dita, che a livello energetico possono esse discritte cosí:

  • Alluce: É in relazione con Gan. C’é una forte relazione con il padre, la presa d’identitá, qui avremo i probabili conflitti con il padre, un distinguo importante é per alluce maschile e quello femminile in quanto come figlia il rapporto con il padre sará diverso. La callositá nell’area mediale dell’alluce, quella che particolarmente viene sollecitata dalla scarpa, ci indica che il padre del soggetto in esame gli ha creato dei limiti allo sviluppo della personalitá. In particolare se é a sinistra significa che il soggetto non ha tagliato il cordone ombelicale nei confronti del padre.Per il bambino il padre come archetipo dovrebbe rappresentare l’autoritá, il comando, il capo, colui che guida la famiglia.
  • Illice: Per i cinesi é il dito che cammina, il dito di Xin é un dito che fa capire se davanti abbiamo un gregario o un leader, troveremo anche chi ha capacitá da leader ma per paure e per un’infinità di motivi non dá spazio al suo sentire che chiaramente é legittimo, persone con un’eloquio fluente che sanno relazionare con tutti, identificano queste persone come un faro nel buio, come coloro che hanno una risposta ai problemi. Sono quelli per intenderci che quando entrano in una stanza tutti se ne accorgono. Se supera l’alluce questo sará proprio il segno di questa probabile potenza.
  • Trillice: É in relazione con Pi, la terra, le relazioni, non a caso una costituzione terra è, quando in equilibrio, gioviale, simpatico, trova la compagnia indispensabile, ma la rimuginazione accompagna questi soggetti quando lo spirito YI non é in equilibrio diventano bugiardi, il 3° dito é appunto la relazione questa capacitá di comunicare in tanti modi Il 3° dito a martello del piede destro manifesta una sofferenza, una chiusura, un blocco della parte terra, l’impossibilitá a digerire situazioni che riguardano la sfera razionale, come il lavoro e la quotidianitá. Del piede sinistro indica una limitazione, un irrigidimento, nella riflessione sulla sfera affettiva del rapporto con il quotidiano. Questi soggetti hanno la difficoltá di riportare sulla terra, nella fisicitá, nel pratico, quanto elaborato con il mentale riguardo la sfera affettiva.
  • Pondolo: Sará il dito di Fei, il dito dell’emotiva, il dito che é piú in relazione con la madre a livello emotivo, quindi quando avremo forzature, calli, ispessimenti, oppure anche un dito che si nasconde lí avremo una delle tante strade di lavoro da prendere. Se é la sfera affettiva a subire questo controllo emotivo ingrosserá il dito del piede sinistro. Se invece si ha difficoltá a manifestare le proprie emozioni e opinioni nel campo razionale e del lavoro, sará il pondolo del piede destro ad ingrossarsi.
  • Mellino: Sará la sessulitá appunto e la creativitá. La creativita perché Shen é la nostra capacitá di focalizzare i nostri intenti, il saper fare, lo Zhi del Shen é la determinazione dare libero fluire alle sensazioni sentire la voglia del fare qualcosa per noi stessi. Sará anche le nostre paure, e la nostra voglia di vivere. Quindi quando avremo calli o problemi al mignolo potremo andare in questa direzione e la sessualitá in fin dei conti non é creativita ? Fare l’amore non é forse esprimere la nostra creativita ? La nostra voglia di vivere non é forse esprimere la nostra creavitita ? Il soggetto dunque controlla le emozioni che riguardano la sfera affettiva, vive situazioni che non condivide e/o non esprime.

Funzionale

Secondo Darwin, la mano è l'organo che distingue l'uomo dagli altri primati, e l'uomo non avrebbe mai raggiunto il suo posto predominante nel mondo senza l'uso delle mani. A differenza degli altri primati infatti la mano dell'uomo ha acquistato la capacità di opporre il pollice all'indice ed alle altre dita; in tal modo il movimento delle dita è molto più preciso e consente all'uomo di usare utensili molto piccoli e sottili, tenendoli fra il pollice e l'indice (ad esempio aghi per cucire, penne per scrivere etc).

Una fase importante dell'evoluzione della modalità di computo fu l'utilizzo del corpo umano. Tale utilizzo fu probabilmente correlato anche alla concezione del corpo inteso come microcosmo e cioè come universo/mondo/dio in scala più piccola. Tale concezione a sua volta fu estesa all'uomo non più come corpo ma come mente e/o anima. Il concetto di microcosmo sarebbe servito per conoscere il mondo e la sua struttura a partire da una sua parte, a volte privilegiata.

Nella conta con il corpo il più delle volte si partiva da una delle mani, si andava verso la testa e si ruotava verso l'altra mano per scendere poi ai piedi e risalire al punto di partenza. Nelle tribù dove si contava (e forse si conta ancora) con il corpo in occasione di transazioni, di rituali, di calcoli legati alle stagioni ed allo scorrere del tempo ed agli astri, si utilizzava più di una persona, per cui il conteggio diventava un'operazione collettiva, sociale, rituale. Il conteggio rimaneva un rischio, ma diventava un rischio condiviso, un rischio che si poteva affrontare organizzati al fine di ottenere vantaggi per la comunità intera.

Ma la cosa più importante collegata al computo "corporale", fu che esso costituì una tappa importante del processo di incremento delle potenzialità epistemiche e conoscitive del conteggio stesso. Il corpo, infatti, rispetto ad un mucchio di sassi ha differenze rilevanti proprio per la conta: il mucchio di sassi è internamente omogeneo (ogni sasso non ha differenze significative con gli altri), discontinuo, inarticolato. Il corpo umano invece è continuo, articolato, ogni sua parte è diversa da un'altra e consente dunque due cose: il passaggio dalla conta per comparazione (con i sassi appunto) alla conta per successione: mentre prima, cioè, la conta era un associare un oggetto con un altro che faceva da riferimento, ora, invece, si è fatto un passo in avanti verso l'astrazione, giacché è possibile computare una sola serie di oggetti (le parti del corpo) senza fare riferimento ad un'altra serie; le singole tappe del conteggio sono ben determinate (le dita, il polso, il gomito, le orecchie), il rapporto è solamente quello interno ai membri di una sola serie ed è aperta la strada alla seconda conseguenza considerata e cioè

la determinazione più astratta dei numeri: se per andare al gomito si fanno sempre sette passi (5 dita + polso + gomito), il gomito d'ora in poi sarà un riferimento certo per i parlanti senza che si debba riprendere la conta sempre daccapo.

Infine la conta del corpo fa delle serie dei numeri e dei singoli numeri una struttura determinata e figurale grazie alla quale si apre la strada dell'interpretazione geometrico-figurata che sarà elaborata dai Pitagorici e poi ripresa da tutta la tradizione esoterica: il rapporto tra i numeri diventa un rapporto gerarchico e si gettano le basi del concetto di ordinale.

Un altro importante e successivo passaggio di questa storia è quello dal corpo umano alla mano come strumento di conta. La grande predisposizione della mano ad essere una macchina per contare è consentita da questi fattori:

  • Complessa articolazione che la rende difficile da rappresentare ad uno scultore e che le permette di muoversi in molti modi
  • Disposizione asimmetrica e differenziata delle dita che permettono all'occhio di chi conta di orientarsi meglio e di rappresentare la differenza esistente tra i numeri, di rispecchiare il loro carattere individuo e determinato.
  • Il rapporto privilegiato tra mano e cervello, tematizzato da vari antropologi e paleontologi
  • L'opponibilità del pollice che consente di staccare un dito dagli altri in modo da non provocare confusioni percettive
  • L'opponibilità del pollice inoltre consente anche di contare con una base diversa usando il pollice stesso come puntatore
  • Infine la relativa autonomia di ogni dito consente un gran numero di combinazioni; infatti poiché la dita si possono sollevare sia tutte insieme sia una per volta e ciò consente di rappresentare il numero sia come totalità sia come autocostituzione di tale totalità e infine anche come ordinale. Un esempio del primo caso potrebbe essere il 4 come totalità e cioè IIII (si immagini che queste siano quattro dita sollevate); un esempio del secondo caso potrebbe essere la costituzione progressiva del 4 e cioè I...II...III...IIII (si immagini che si tratti di un conteggio con le dita della mano); un esempio di ordinale potrebbe essere (anche se non è consuetudine comune tra noi ma diffusa in altre popolazioni) quello del dito anulare o mignolo sollevato ad indicare il 4 inteso come quarto numero (volendo fare a meno dello zero).

Con la comparsa della mano come duttile strumento di computazione altre basi numeriche fanno la loro apparizione. Si passa idealmente dalla base 2 alla base 5. Questa base (e la mano che è il suo corrispettivo somatico) ha anche delle interessanti connessioni storico-mitiche: La prima si ricollega alla mitologia indiana dove il re Pandu, impossibilitato ad unirsi alla moglie Kunti, viene sostituito da divinità che generano Yudishtira, Arjuna e Bhima (il giudice, il sovrano e la forza indisciplinata) che vengono identificati rispettivamente con il medio, l'indice ed il pollice. Kunti fa unire con le divinità anche un'altra moglie, Madri, che genera altri due figli tra loro gemelli, Nakula il Bello e Sahadeva (anulare e mignolo, il primo dei quali poco si muove senza il secondo, o senza il medio).

Ancora più interessante è il mito egizio in cui Nut (dea del cielo stellato) si unisce a Geb (la terra), ma viene punita da Ra (il Sole) che gli impedisce di procreare nei 360 giorni dell'anno. Allora Thot, innamorato di Nut, gioca con Ra e vince cinque giorni, che vengono aggiunti al calendario e nei quali Nut genera Seth, Horus, Osiride, Iside e Nephtis, rispettivamente pollice, indice, medio, anulare e mignolo. Il fatto che Seth fa a pezzi Osiride si può forse collegare al conteggio che il pollice fa sulle giunture delle altre dita, quasi facendole a pezzi.

Tale base consente anche di arrivare a numeri più grandi (nella fattispecie fino al numero 30), contando con una mano le unità e con l'altra le cinquine che risultano con il computo per unità (non è 5x5 ma 5x6 in quanto tenendo aperta a supporto mnemonico la mano delle cinquine si può contare ancora sino a 5 con la mano delle unità). Invece con la base 10 stessa si può contare fino a 10 con le due mani ma poi il riferimento è direttamente mnemonico o diventa un'ulteriore elemento esterno vista la mancanza di un arto ulteriore.

Scrittura

La maggior parte degli esseri umani hanno una mano nettamente più abile dell'altra. Si tratta spesso della mano destra: per questo motivo una persona abile con entrambe le mani è detta ambidestra. Chi usa in prevalenza la mano destra è detto destro o destrorso, viceversa chi usa la sinistra è detto mancino o sinistrorso.

Circa il 90% degli esseri umani usa la mano destra per compiere azioni, ad esempio scrivere. Questa caratteristica, osservata in tutte le razze e le culture, è stata collegata al cervello e, in particolare, all’area deputata all’elaborazione del linguaggio. Nel 95% circa dei destrimani il linguaggio è, infatti, mediato esclusivamente dall’emisfero sinistro, che controlla la parte destra del corpo e quindi anche la mano destra. Questo fenomeno si chiama dominanza sinistra per il linguaggio. Nei mancini la situazione è più variegata: nel 70% dei casi la dominanza per il linguaggio è mediata dall’emisfero destro, nel 15% dal sinistro e dal restante 15% da entrambi. Tra le altre funzioni in cui un emisfero sembra essere dominante, si annoverano il riconoscimento dei volti e l’attenzione spaziale. Quando un emisfero cerebrale subisce una lesione monolaterale, queste funzioni possono andare distrutte.

Piede

É stato affermato che l’uomo occupa una posizione a sé stante nel regno animale perché sta in piedi. In altri termini, il primo e piú importante passo dell’umanita' fu quello bipede compiuto dai nostri remotissimi avi sulla terra. Descritto da Leonardo come un capolavoro di ingegneria con struttura “a capriata”, il piede si compone di 26 ossa, 20 muscoli e 114 legamenti, sicché consente tanto la stazione quanto la marcia, comportandosi come ammortizzatore quando attutisce il contatto con il suolo e come propulsore nell’avvio del passo. Variando continuamente l’assetto sia statico che dinamico e adattandosi, grazie all’elasticita' della pianta, alle asperita' del terreno, il piede consente la postura eretta attraverso superfici articolari in cui si alternano concavita' e convessita' plasmate in modo mirabile. I nostri piedi consentono piu' di 10 milioni di passi dell’arco della vita e, oltre ad essere notevolmente agili, sono sopratutto forti e dotati di una struttura robustissima.

Molto spesso si sottovaluta l'importanza che ha il piede. Questo è, invece, un organo assai complesso costituito da un numeroso insieme di ossa, articolazioni, legamenti, muscoli e tendini. Ha, inoltre, una estesa rappresentazione a livello della corteccia cerebrale con suddivisione in diverse aree, sedi probabilmente di meccanismi diversi.

Tra i compiti principali del piede c'è quello di informare sulla natura del terreno sul quale viene ad operare attraverso le vie sensitive tattile e "propriocettiva". Questa funzione risulta estremamente importante in quanto rappresenta uno degli elementi principali di salvaguardia della sua integrità e di quella, più in generale, di tutto l'apparato locomotore. La "conoscenza" della superficie di appoggio, infatti, costituisce un elemento modulatore dell'azione muscolare che consente il mantenimento dell'equilibrio e la deambulazione.

ANALISI DEL PASSO

Anche dal punto di vista biomeccanico, la funzione del piede è essenziale in quanto, oltre che rappresentare il tramite con la superficie di appoggio del nostro corpo, funziona come una sorta di ammortizzatore biologico capace di assorbire l'energia meccanica generata nell'impatto con il terreno, immagazzinarne parte sotto forma di energia elastica, trasmettere, nella fase di spinta, la forza generata dai muscoli.

Appare quindi evidente che qualsiasi causa che venga ad alterare questa struttura morfo-funzionale così complessa possa determinare importanti conseguenze. In ambito prettamente sportivo, queste possono riguardare una diminuzione del rendimento meccanico nell'esecuzione di molti gesti tecnici.

Dal punto di vista medico, invece, una alterazione dell'appoggio può rappresentare causa o concausa di eventi patologici riguardanti il piede stesso o strutture diverse anche ad esso non collegate, come ginocchia, bacino e colonna vertebrale. In tale ottica, il ciclismo merita alcune considerazioni particolari. Nella dinamica della pedalata, infatti, ciascuna articolazione e segmento scheletrico coinvolti ricoprono una specifica funzione che si differenzia nettamente da quelle ricoperte nella deambulazione e nella maggior parte dei movimenti sportivi. L'azione dell'apparato locomotore, infatti, è tutta orientata a trasmettere energia al mezzo meccanico con modalità assai diverse rispetto a quelle utilizzate, ad esempio, nell'eseguire un passo di corsa, un salto o un lancio.L'azione è ciclica e perfettamente ripetitiva, in quanto il mezzo, perfettamente simmetrico, costringe ad eseguire movimenti caratterizzati dal ripetersi di medesime traiettorie ed escursioni angolari. Nell'ambito della specificità della dinamica della pedalata, al piede spetta un funzione molto importante: quella cioè di trasmettere la forza esercitata dalle catene muscolari dell'arto inferiore al pedale. Spesso si tratta di forze molto elevate, pensiamo alle improvvise accelerazioni o agli "strappi" in salita, ma, soprattutto, di carichi che si ripetono un numero elevatissimo di volte nel tempo. Un atleta che percorre 30.000 chilometri l'anno esegue circa cinque milioni di cicli di pedalata!!! Ciò significa che errori legati a regolazioni della bicicletta o la presenza di alterazioni anatomico-funzionali dell'organo possono, determinare gravi problemi legati al rendimento del gesto e, ancor peggio, allo stato di salute dell'apparato locomotore. Entrando nel merito, il primo elemento che vorrei sottolineare riguarda il fatto che l'azione di trasferimento dell'energia meccanica al pedale avviene attraverso una ristretta area di rappresentazione dell'impronta del piede. Mentre nell'esecuzione della maggior parte delle azioni sportive viene utilizzata gran parte della pianta, all'interno dello scarpino invece, come dimostrano molti rilievi scientifici, la maggior parte della spinta è concentrata in una piccola zona corrispondente, con buona approssimazione, alle cinque teste metatarsali (arco anteriore trasverso) ed a parte dell'alluce. Questo è certamente un elemento importante da considerare per due motivi. Il primo riguarda il fatto che la concentrazione del carico su una superficie ridotta può favorire l'insorgenza di patologie da sovraccarico a carico delle strutture anatomiche sovrastanti come le frequenti e dolorose metatarsalgie complicate, talvolta, dall'interessamento anche dei rami nervosi che decorrono in quelle zone. Il secondo ha una valenza di tipo biomeccanico: l'area di pressione, infatti, per essere più efficace deve essere prossima al pedale, in altri termini il centro di spinta all'interno dello scarpino deve essere il più possibile vicino alla proiezione verticale dell'asse del pedale. Ogni piccolo errore di posizionamento determina, infatti, perdita di parte dell'energia meccanica che deve essere trasferita alla pedivella e un lavoro supplementare da parte della muscolatura per stabilizzare l'articolazione. La regolazione corretta delle tacchette è quindi essenziale in tal senso. Tuttavia, malgrado le varie modalità riportate dalle case costruttrici, dai manuali di tecnica e dalle riviste specializzate, ritengo che il problema non sia di facile soluzione. Ciò per il motivo che è difficile tener conto di tutte le variabili anatomiche proprie del piede e, come se non bastasse, della possibile presenza di paramorfismi come il piede "piatto", "cavo", "valgo", "varo" (vedi oltre) che possono variare la localizzazione del centro di spinta.

è chiaro, quindi, che si cercherà, di volta in volta, attraverso i vari metodi proposti, di raggiungere il miglior risultato possibile anche se, a mio avviso, è necessario verificarne l'esattezza, in allenamento, affidandosi alle sensazioni percepite nella spinta ed agli effetti generali sull'efficienza dell'azione di pedalata. Abbiamo accennato al fatto che il piede presenta frequentemente delle alterazioni della sua morfologia e della sua funzione, dette paramorfismi, come il "valgismo" o il "varismo". Tali anomalie anatomico-funzionali hanno una grande importanza nell'esecuzione del gesto ciclistico e sono una delle cause più frequenti di alterazioni della postura in bicicletta. Vediamo perchè.

Prendiamo, ad esempio, il piede "valgo". Questo è caratterizzato da un cedimento (verso l'interno) del retropiede che determina una scarsa stabilità dell'articolazione della caviglia nel movimento di flesso-estensione. Il piede valgo durante le fasi della pedalata si comporta in modo assai caratteristico. Esso, infatti, presenta un tipico cedimento in flessione dorsale durante la fase di spinta a causa della sua instabilità e della difficoltà, quindi, di contrastare efficacemente l'azione dei muscoli estensori dell'arto inferiore impegnati in questa fase che, ricordiamo, essere molto più potenti di quelli che sostengono il piede. Il fenomeno è ovviamente negativo in termini di rendimento, ma purtroppo determina altre pericolose conseguenze sull'apparato locomotore. Il cedimento in flessione dorsale della caviglia è, infatti, accompagnato generalmente da una intrarotazione dell'arto in toto cui consegue perdita di assialità nel movimento di estensione (il ginocchio si avvicina al telaio durante la fase di spinta: valgismo dinamico), rotazione ed inclinazione del bacino (anche per azione della spinta della testa femorale all'interno dell'acetabolo). In pratica, un eccesso di pronazione del piede diventa causa di alterazioni posturali di tutto l'apparato locomotore con possibile insorgenza di patologie da sovraccarico a livello articolare, tendineo, legamentoso e addirittura della colonna vertebrale.

Molto spesso problematiche di questo tipo non vengono interpretate correttamente ed i vari interventi che vengono effettuati (rialzi, regolazioni del mezzo fino al fatidico cambio del telaio! ...) non ottengono il risultato sperato nel riequilibrio dell'atleta.

Cosa fare allora? C'è soluzione a questi problemi? Certamente sì.

Non vorrei sembrare esagerato, ma credo di poter affermare che quasi tutti i problemi legati a deficit anatomici e funzionali del piede possono essere risolti o decisamente migliorati e, per tale motivo, molte alterazioni di posizione e di dinamica di esecuzione del gesto tecnico possono essere risolte. Si tratta, innanzi tutto, di effettuare una corretta valutazione del problema dal punto di vista clinico e biomeccanico utilizzando, quando possibile, sistemi di analisi della pedalata e dell'appoggio plantare.

Spirituale/religioso

La gestualità delle dita e delle mani costituisce un vero linguaggio, in modo proverbiale nella lingua italiana. Solo alcuni gesti sono universali: generalmente il significato di ogni movimento varia geograficamente.

Una punizione tradizionale che si ritrova pressoché in tutte le regioni del mondo (Europa, Asia, Africa) consiste nel colpire le dita: il pollice, l'indice e il medio, oppure tutte le dita, devono essere mantenuti estesi e uniti per ricevere i colpi vibrati con una riga, una bacchetta di legno o un bambù. Questo tipo di punizione era utilizzata in particolare in Francia dagli istitutori nella prima metà del XX secolo.

I nostri occhi cercano sempre il movimento delle mani di chi ci è vicino, inconsapevolmente, perché alle mani abbiamo assegnato un potere, nel corso dell’evoluzione, del quale non siamo ancora del tutto consapevoli. Le mani sono simbolo di attività, di potenza (la parola ebraica iad significa sia mano sia potenza) e dominio, e ogni volta che comunichiamo, muovendole disegniamo nell’aria segni magici e mudra sacri, trasmettendo energia.

Nella tradizione biblica e cristiana l’imposizione delle mani significava un trasferimento di energia o di potenza. La mano destra, che compie la gran parte dei movimenti, genera energia a dominanza maschile; la sinistra, più docile e ubbidiente, genera energia a dominanza femminile. Alla destra si affida il mudra della forza, il pugno chiuso, il coagula alchemico, Shiva distruttore; alla sinistra si affida il mudra della tolleranza, la mano aperta che solve, l’amorevole Shakti.

In Cina la destra corrisponde in genere all’azione e all’esuberanza, mentre la sinistra al non agire e alla saggezza.

Nel buddismo la mano chiusa è il simbolo della simulazione, del segreto e dell’esoterismo. La mano del Buddha “non è chiusa”, cioè egli non tiene per sé nessuna parte della sua dottrina. Nell’Abhaya-Mudra (assenza di paura), la mano destra posta all’altezza delle spalle, dita distese e palmo rivolto in avanti, invita ad avere fiducia, garantendogli protezione; Anjali-Mudra, le palme delle mani sono congiunti all’altezza del petto nel tipo atteggiamento di saluto; il Bhumisparsha-Mudra consiste nel porre la mano sinistra nel grembo con il palmo rivolto verso l’alto, e la destra distesa col dorso rivolto al fedele indicando la terra per chiamarla a testimonianza della raggiunta illuminazione; nel Dharmachakra-Mudra il palmo della sinistra è rivolto verso il corpo, il destro, all’esterno, con le dita che si toccano formando un cerchio; nel mudra della meditazione Dhyani-Mudra le mani sono posate nel grembo con il dorso della mano destra riposante nel palmo della sinistra; il Vitarka-Mudra presenta la mano destra in alto e la sinistra in basso, entrambe con le palme rivolte in avanti e i pollici e gli indici congiunti, mudra che manifesta la disponibilità ad insegnare la dottrina.. In Africa, porre la mano sinistra con le dita piegate nella mano destra è segno di sottomissione e di umiltà. Nella Roma antica la mano destra tenuta nascosta sotto le mani indicava il rispetto e l’accettazione della servitù. Per i musulmani la mano è simbolo della provvidenza e la sintesi della legge del Profeta. Ognuna delle dita racchiude uno dei cinque dogma o precetti fondamentali. Queste comprendono quattordici falangi, ventotto per le due mani, sulle quali vengono distribuite le ventotto lettere dell’alfabeto (huruf): le quattordici lettere luminose sulla mano destra, collegata al Sud e le quattordici oscure sulla mano sinistra, collegate al Nord. La mano è inoltre l’organo della trasmissione del sapere. La Mano di Fatima è l’amuleto più diffuso nel mondo islamico; gli Sciiti vi collegano i simboli delle cinque persone sacre: Maometto, Ali, Fatima, Hassan e Hussein. L'antropologo Desmond Morris ha spiegato, nel saggio Amuleti e talismani (Tecniche Nuove, 2000), il significato di molti oggetti legati alla superstizione, come la Mano di Fatima, diffusissima in Oriente sotto forma di un monile in filigrana d'argento o d'oro. La leggenda racconta che la figlia di Maometto, Fatima, stava preparando la cena quando arrivò il marito Alì in compagnia di una bella e giovanissima concubina. Fatima ne fu addolorata al punto da confondersi nei movimenti e mettere la mano nell'acqua bollente; ma era talmente dispiaciuta, che non sentì alcun dolore. Da allora la Mano di Fatima divenne un simbolo di serietà e autorevolezza. Anche presso gli ebrei vi era una mano amuleto in bronzo, un concentrato di influssi spirituali e magici, emessi dai nomi sciiti sulle dita: Adamo sulle falange del pollice, Abele sulla giuntura, Eva sull’indice, Caino sul medio, Seth sull’anulare, Noè sul mignolo, El sulle pieghe della mano e Haya (vivere) sul palmo.

In genere il numero delle dita è assimilato al numero dei sensi e l’iconografia accorda un sesto dito a coloro che sono provvisti di un sesto senso, come nelle figure dei santi negli affreschi bizantini.

Nelle danze rituali del Sud dell’Asia, chiamate “danze delle mani”, la posizione delle mani e delle dita simboleggiano atteggiamenti interiori. Ad esempio, con la mano destra alzata, indice e medio tesi e riuniti, e le altre dita riunite, si simboleggia la dialettica; mentre la mano pendente, col palmo rivolto verso l’esterno, è simbolo di dono e carità; il palmo rivolto verso il cielo la pacificazione o la dispersione della paura; con il palmo della destra rivolto verso l’esterno che tocca terra si manifesta l’illuminazione. Anche nel simbolismo celtico la mano ha un valore magico, ma quasi sempre connessa con il braccio intero.

La gestualità nel Medioevo

Mentre in Oriente la gestualità assunse connotazioni sacre, nell’Occidente medievale il gesto apparve, agli occhi della Chiesa, pericoloso e sospetto, troppo legato all’“orrendo rivestimento dell’anima” (il corpo). Il potere ecclesiastico si preoccupò in primo luogo di far sparire ogni sistema di gestualità che considerava pagana, soprattutto in un campo particolarmente odioso per il cristianesimo, quello del teatro. Gli specialisti del gesto, mimi o posseduti dal demonio, furono considerati vittime o servi di Satana. A partire dal XII secolo la tendenza repressiva dei gesti cedette gradualmente il posto al tentativo di controllo, con prime avvisaglie nelle regole monastiche. Fino a quando, fra la metà del XII secolo e la metà del XIII, la normalità dei gesti fu definita dai codici che regolamentavano l’ordinamento ecclesiastico, la legislazione monarchica, o i codici di cortesia e di “cavalleria”. Oggi gli specialisti del gesto, gli attori contemporanei, almeno quelli bravi, studiano il personaggio che devono interpretare prestando particolare attenzione nell’interpretazione emotiva della parte. Si tratta di professionisti ben consapevoli che il gesto accompagna sempre la verbalità recitativa, e come un gesto in dissonanza con le parole possa provocare un disastro, mentre un gesto indovinato, catturato grazie ad una meticolosa osservazione nell’ambiente naturale del personaggio da interpretare, può valere un premio Nobel.

Nella cultura cattolica contemporanea l’uso di mudra da parte del sacerdote officiante è destinata ad una comunicazione particolarmente simbolica, quasi esoterica, che va dal semplice segno della croce con le tre dita della mano destra, alla posizione delle palma verso l’alto, fino ad invitare al contatto fisico i fedeli, proprio attraverso un gesto delle mani, “il segno della pace”, naturalmente con la mano destra, simbolo dell’autorità spirituale e della clemenza divina. A guardare intensamente il palmo della propria mano sembra possibile intravedere una somiglianza con il cielo stellato, forse perché ad ogni intersecarsi di linee, pieghe e rughe si forma una stella. L’energia di cui abbiamo bisogno è tutta nelle nostre mani. Ogni mudra è portatore di un movimento estetico, di un movimento energetico e di un movimento simbolico. Il movimento estetico genera un simbolo, e il simbolo mette in circolo dell’energia. Alcuni mudra emanano un’energia talmente potente o misteriosa, che sembra inesauribile. Come i mudra raffigurati nelle opere artistiche del passato, “Il gesto di Giovanni”. E forse si potrebbe aggiungere qualcosa di prezioso alla storia dell’arte rivalutando scrupolosamente il simbolismo delle mani ritratte in basso o in alto (sopra/sotto), aperte o chiuse (dentro/fuori), nelle opere dei maestri più significativi del nostro passato.

La mano destra del grande Buddha a Lingshan

Islam
La mano di Fatima, dal nome della figlia preferita di Maometto, simboleggia nella tradizione dei paesi islamici il posto della donna ed è un talismano costruito per scacciare il male. Nell'islam tradizionalista, non ci devono essere contatti diretti tra le mani di un uomo e di una donna non sposati.

Chiromanzia

Nella chiromanzia, il chiromante studia le linee della mano e sostiene la possibilità di descrivere la personalità e prevedere il destino del soggetto. In questa disciplina la mano è considerata composta di linee e monti. La chiromanzia è una disciplina molto antica, cui si sono interessati Aristotele, Ippocrate e Giulio Cesare, nonostante non poggi su alcun fondamento scientifico. Al giorno d'oggi non è ancora stata condotta alcuna ricerca soddisfacente né in sostegno né in contrasto alla scientificità di questa pratica, che viene generalmente considerata una pseudoscienza. Va ricordato comunque che in nessuna università del mondo esiste una cattedra di chiromanzia. La chiromanzia affonda le sue origini nell'astrologia indiana di cui era una disciplina. Dall'India l'arte della lettura della mano si diffuse poi in Cina intorno al 3000 a.C.; successivamente raggiunse Tibet, Egitto, Persia e si sviluppò in Grecia.

Cristianesimo
La mano occupa un posto importante anche nel cristianesimo. Il nuovo testamento descrive Gesù Cristo risuscitato che prova la sua identità ai suoi discepoli mostrando loro le stigmate ("guardate le mie mani ed i miei piedi").

Gesti e significati della mano nel Vecchio e nel Nuovo Testamento.

La parola greca per indicare la mano è cheìr e nella Bibbia assume diversi significati secondo il gesto a cui è collegata.

La mano di Dio indica la suprema maestà e la somma potenza. Ha creato cielo e terra e con entrambe le mani ne regge il corso[1]. Quando invece si dice che Gesù e i discepoli sono stati dati nelle mani degli uomini significa che sono caduti in loro potere e arbitrio. Ma Gesù stende la sua mano anche per guarire, mentre il lavarsi le mani significa sia adempiere alle prescrizioni della purificazione, oltre che il voler manifestare l’innocenza e la coscienza pura.

La mano destra (dexià cheìr) invece indica soprattutto l’influsso e la forza di una persona, mentre il sedere alla destra (en dexia) vuol dire partecipare alla stessa potenza e dignità. L’angelo presso la tomba del Salvatore siede alla destra[2] e così gli eletti nel giudizio finale [3]. Gesù siede alla destra di Dio non nel senso di esercizio mondano del potere, ma di esercizio sovrano di colui che ha sacrificato la sua vita e per questo è stato posto al di sopra di tutti gli angeli. Santo Stefano lo vede in piedi alla destra di Dio[4], ad indicare la sua funzione di testimone a discarico davanti a Dio. Il testimone sta in piedi mentre il giudice rimane seduto.

L’imposizione delle mani (epitìthemi tas cheìras) infine ci riconduce al mondo greco ellenistico: Zeus, Asclepiade e altre divinità o uomini saggi taumaturgi operavano guarigioni mediante l’imposizione delle mani. Nel Vecchio Testamento questo gesto fatto sulla vittima sacrificale era una trasmissione reale dei peccati sul capro espiatorio.

Ma il significato che conosciamo meglio, è quello della benedizione, la trasmissione della dignità e della sapienza. Nel caso di Gesù l’imposizione delle mani simboleggia la grazia della partecipazione al regno di Dio concessa ai piccoli, a coloro che hanno un atteggiamento filiale di fronte a Dio.

Anche l’ordinazione, cioè il conferimento di un ufficio da parte di persone qualificate, avviene tramite l’imposizione delle mani.

La Via della mano sinistra (LHP, dall'inglese Left Hand Path) indica un insieme di movimenti religiosi che condividono la maggior parte di queste caratteristiche:

  1. Una visione agnostica o platonica riguardo all'esistenza della divinità.
  2. La credenza che le persone dovrebbero trascendere la natura umana (auto-divinizzazione), e che alcuni (probabilmente non tutti) hanno il potenziale per farlo.
  3. Il rifiuto di una legge di retribuzione/castigo (quale il Karma, la retribuzione divina o simili), in virtù della credenza che ognuno debba costruirsi un proprio codice morale.

In aggiunta, molti movimenti dell'LHP accettano:

  • L'esistenza di una polarità maschile e femminile nelle forze della natura.
  • La possibile esistenza di più di un dio.
  • La centralità della sapienza e della pratica, in contrapposizione ad un cieco fideismo.
  • Che la divinità, interiore ed esteriore, è sia immanente che trascendente.
  • Che, in ultima istanza, l'individuo sia il solo responsabile delle proprie azioni, e che non esista una
    salvezza esterna che ci possa mettere al riparo dagli esiti di tali azioni.
  • Che le forze della natura possano essere piegate alla volontà dell'individuo (magia).
  • Che la magia operi secondo leggi naturali in accordo con principi "scientifici" non ancora noti.
  • L'idea che siamo tutti interconnessi e parte di un Tutto.

Solitamente i (neo)pagani ed i satanisti, sono considerati appartenenti alla via della mano sinistra, mentre cristiani sono considerati appartenenti alla Via della mano destra (RHP dall'inglese Right Hand Path). Per quello che riguarda le religioni orientali, il Buddhismo Vajrayana, il tantrismo ed il taoismo sono considerati LHP, mentre il Buddhismo Hinayana ed il confucianesimo sono RHP, il Buddhismo Mahayana ha aspetti che lo collocano a metà fra queste due categorie: LHP in quanto mira ad una consapevolezza interiore, RHP in quanto il percorso che porta a questa consapevolezza passa attraverso l'acquisizione di meriti ottenuti aderendo ad un rigido codice morale. Alcuni occultisti e satanisti, utilizzano il termine LHP per indicare un metodo di studio ed insegnamento delle sapere occulto: l'LHP è visto come un percorso di crescita libero da costrizioni ed dettami morali, al contrario dell'RHP. Questi seguaci dell'LHP in occidente solitamente usano il simbolo del capro o Baphomet, e etichettano i seguaci dell'RHP come "pecore", in quanto secondo loro tali persone esibirebbero una mentalità di "gregge". I termini RHP e LHP sembrano non avere origini chiare, secondo alcuni sono termini mutuati dalle filosofie orientali, altri ritengono che possa derivare dal seguente versetto biblico:

"E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra". ---- Mt 25:32-33

La Via della mano destra (RHP dall'inglese Right Hand Path), indica un gruppo di movimenti religiosi che condividono le seguenti caratteristiche:

  • La credenza in uno o più esseri supremi (Dio).
  • L'obbedienza (in diversi gradi) a tale divinità.
  • La credenza in una legge di retribuzione/castigo (quale il Karma, la retribuzione divina o simili),
    per cui gli individui vengono ricompensati o puniti per le loro azioni.
  • Il desiderio di unione/assorbimento/fusione dell'individuo con l'essere superiore. Solitamente i wiccan ed i cristiani sono considerati appartenenti all'RHP, anche se i cristiani rifiutano questa etichetta (in particolare, l'ultimo punto di unione col divino pare non essere l'obiettivo dei cristiani, anche se la cosa potrebbe essere opinabile).

Piede

In Oriente, mentre i piedi maschili sono stati addestrati e usati ( nelle diverse arti marziali) come vere e proprie armi, quelli femminili sono stati mutilati e miniaturizzati attraverso un rituale ferocemente maschilista, che aveva come scopo recondito quello di aumentare la dipendenza femminile all’uomo. Secondo la visione Zen, i piedi indicano l’intuitivitá, la capacitá di consolidare certezze e muovere passi decisi nel mondo. I piedi sono mezzi del cammino che portano l’uomo verso cose e orizzonti nuovi, sicché piedi piccoli e gracili indicano indole pigra e poco incline alla curiositá e alla ricerca..

Nel simbolismo tradizionale taoista i piedi sono quadrati e giacciono sulla terra, mentre la testa é circolare e corrisponde al cielo. La relazione fra piedi e testa é il passaggio dalla molteplicitá della terra all’unicitá del cielo, percorso da compiere durante la vita per realizzare il proprio “mandato”.

Il piede rappresenta il legame tra l'uomo e la terra. Per questo motivo alcuni sovrani della regione dei Grandi laghi, in Africa, non toccano il terreno: vengono portati sulle spalle oppure camminano su stuoie. Si dice che la loro potenza di re, attraverso i piedi, inaridirebbe la terra. Per ragioni simili le danzatrici indiane ricoprono la pianta dei piedi con una tintura rossa: una protezione contro i demoni che i passi di danza potrebbero evocare. In altri casi il piede è decorato per indicare uno "status": per le donne dell'arcipelago di Tahiti, un bracciale tatuato sulla caviglia indica l'appartenenza a una famiglia nobile. E le ragazze dello Yemen, prima di sposarsi, si decorano i piedi con l'henné.

Cristianesimo
La lavanda dei piedi è il gesto che Gesù ha fatto durante l'Ultima Cena. Il fatto è narrato solamente nel Vangelo secondo Giovanni: 13,1-15.

Durante la sera gli apostoli e il loro maestro si riunirono nel luogo scelto da Gesù stesso e cominciarono le celebrazioni pasquali. Il rito della cena pasquale ebraica (l'ultima cena di Gesù con i suoi discepoli era con tutta probabilità questa cena pasquale) prevede, al suo inizio, che il capofamiglia lavi le mani dei commensali, prima di iniziare il pasto. Gesù reinterpreta questo gesto, sostituendolo con il lavaggio dei piedi. In genere il gesto del lavare i piedi era riservato ai servi o agli schiavi, esso è un dunque un gesto di estrema umiltà ed umiliazione.

La chiesa vede nel gesto della lavanda dei piedi un simbolo dell'amore di Dio per gli uomini. Il gesto che compie Gesù non è dunque da intendersi come un rituale di purificazione sullo stile di quelli giudaici, ma viene visto come il simbolo della purificazione che attuerà per tutti gli uomini con la sua passione, morte e risurrezione, gesto estremo di amore per noi.

Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa per i cristiani fare memoria dell'amore che Gesù ha avuto per i suoi discepoli.

Moismo
Nell’antica Cina, intorno a 500-400 a.C. visse Mak Zi (Mo Tzu), uno dei grandissimi uomini che diedero vita ai i grandi insegnamenti e influenzarono più di 2000 anni di storia dell’oriente. Mak Zi fu il fondatore del Moismo, promotore e diffusore della “Via della Terra” . Mak Zi fu architetto e ingegnere militare, ma dopo essere stato Ministro della Guerra, stratega militare, inventore di macchine di difesa, comprese che la guerra era il peggiore di tutti mali perché non decimava solo il vinto, ma anche il vincitore.

Cosi un giorno Mak Zi abbandonó le sue prestigiose cariche, ed elaboró una filosofia, detta “La dottrina dell’Amore universale”. Dopo é stato definito “Il Cristo della Cina” ed é stato il primo a predicare che gli uomini debbono amarsi l’un l’altro. Punti fondamentali del suo pensiero oltre all’Amore universale sono: semplicità, pace, giustizia, rispetto etc.

Per noi il piú importante insegnamento é quello che “massaggiare la testa e i piedi é utile a tutti”.

Ha svilupato 3 tecniche:

MO TEN “aggiustare il tetto” ,

GEN TAI “aggiustare la postura”,

ON ZON SU “toccare il tallone”

Arti Marziali

Le arti marziali sono attività di Terra. Non solo perché si praticano sul terreno, piuttosto che in acqua o in aria, ma soprattutto perché offrono l'occasione per radicarsi in se stessi. Il concetto di radicamento, che nelle marziali si acquisisce a partire dallo studio delle posizioni di guardia, è stato ampiamente studiato da Lowen, padre dell'Analisi Bioenergetica tecnica di psicoterapia psico-corporea, che facilmente si presta allo studio delle caratteristiche psicosomatiche delle arti marziali. Lowen studiando il radicamento o "grounding", traducibile letteralmente nel "sentirsi ben a contatto con il terreno", gli conferisce una doppia valenza sia psichica sia somatica. Un buon radicamento, infatti, agevola nell'individuo il rilassamento delle tensioni del corpo e della mente, avvicinando il centro di gravità verso il basso, più vicino alla terra: il risultato immediato sarà un maggior senso di sicurezza sia fisicamente sia psicologicamente. Infatti, quando siamo troppo carichi energeticamente (eccitati o in ansia) fisicamente abbiamo la sensazione di sollevarci da terra, quasi ci mancasse il terreno sotto i piedi, psicologicamente abbiamo la sensazione di perdere il controllo sia di noi stessi sia della realtà esterna. Al contrario, quando siamo troppo scarichi energeticamente (depressi) ci sentiamo sia fisicamente sia emotivamente incapaci di reagire.

Attraverso la pratica delle arti marziali è possibile ottenere un buon radicamento sin dai primi tempi di pratica studiando la posizione di guardia, tenendo in considerazione almeno due fattori dai quali non si può prescindere per ottenere un buon grounding:

1. Il modo con il quale l'atleta usa i propri piedi

2. La sensibilità con la quale gestisce la propria postura.

I piedi sono la parte del nostro corpo che ci consente di prendere contatto con il suolo. I piedi sono la nostra base d'appoggio nella realtà, infatti, quando "abbiamo la testa tra le nuvole" "non abbiamo i piedi per terra". I nostri piedi, infatti, sono le nostre solide radici che aderiscono al terreno e sostengono l'albero forte e flessibile che è il nostro corpo. Nella formazione marziale, controllare e valutare negli atleti le caratteristiche dei piedi e la loro qualità d'appoggio al terreno è un passaggio fondamentale per fornire una buona impostazione di base che conferisce solidità tanto al corpo quanto alla mente. Il modo in cui si presentano i nostri piedi, è spesso segno indicativo del modo in cui ci adattiamo alla realtà.

Artistico

L’uso della mano sul campo artistico é conosciuto da tutti, e riusciamo tutti ad usarlo a un certo livello artistico. Di solito la gente pensa solo alle mani nel campo artistico, ma in alcuni casi, v. ad esempio le persone che perdono l’uso delle articolazioni superiori, si possono fare molte cose impensabili con i propri piedi.

Sushila Dhakal è nata senza mani, ma sa usare i piedi per quasi tutti lavori giornalieri, come lavarsi, cucinare, stirare etc. Adesso ha imparato anche a scrivere al computer e lavora come programmatrice. (Foto: DHRC.)







In tutto il mondo esistono pittori che dipingono con il piede











Sociale

Nella vita quotidiana di ogni tempo si è sempre data importanza alle mani e ai piedi:

Espressioni che riguardano la "mano"

Espressioni che riguardano il "piede"

  • Avere le mani in pasta
  • Avere le mani bucate
  • Passare la mano
  • Lavarsene le mani
  • Dare una mano(nel senso di aiutare,
    ma anche quantità: dare una mano di bianco)
  • Venire alle mani
  • Mettere le mani addosso
  • Avere il pollice verde
  • pollice verso....
  • Essere a due dita da ...
  • Essere un dito al culo
  • Farsi bacchettare sulle dita
  • Girarsi i pollici, tenersi le mani in tasca
  • Stare con le mani in mano
  • Mettersi le dita nel naso.
  • Mettersi il dito nell'occhio
  • Mordersi le dita
  • Si contano sulle dita di una mano
  • Incrociare le dita
  • Bere un dito di
  • Di seconda mano, di prima mano
  • Mettere all’indice
  • Mettere le mani avanti
  • Mettere il dito nella piaga
  • Fare la mano morta
  • Una mano lava l’altra
  • Lottare con le unghie
  • Misurare a palmi / a spanne
  • Trovarsi con le mani nella marmellata
  • Scarpe grosse cervello fino
  • Le bugie hanno le gambe corte
  • fare il passo piú lungo della gamba
  • Essere su un piede di parità
  • Cadere in piedi
  • Ragionamento che non sta in piedi
  • Puntare i piedi
  • Mettere un piede davanti all’altro
  • Andare con i piedi di piombo
  • Pestare i piedi
  • Avere le ali ai piedi
  • Una cosa fatta con i piedi
  • Tenere il piede in due scarpe
  • Darsi la zappa sui piedi
  • Su due piedi
  • Prendere piede
  • Mettere i piedi in testa a qualcuno
  • Avere un piede nella fossa
  • Uscire con i piedi in avanti

Iniziazione allo On Zon Su, il massaggio cinese del piede per la salute, di Ming Wong C.Y. e A. Conte

Riflessologia Plantare, corso superiore di formazione professionale, modulo C, di Andrea Bonotti

Dita dei piedi, valore analgico energetico, a cura di Giacomo Trivinini

Reflexology, the 5 elements and their 12 medidians – a unique approach, di Inge Dougans

Medicina tradizionale cinese per lo Shiatsu e il Tuina, di Maurizio Corradin etc.

Wikipedia – l’enciclopedia libera (http:// it.wikipedia.org)

www.perriello.it – la magia della gestualità.

www.artimarziali.org – Dott. Rosa Maria Distefano


A cura di Michele Marziano e Hanne Bendtson - Arcola 2008


Ci avarea mai dito che tra le man e i piè.............

Ci avarea mai dito che tra le man e i piè
ghe fusse un’intesa che par vegna dal ciel.
Eppure ho proà!

Con na “mapa” toco dentro
co’ na “mapa” toco fora...
e .. basta insistar un pochetin
eco…ariva l’aiutin.

El piè, el te ne dise de tuti i colori
…ma iè le man che cata fora i molori…
…le scalda, le storze...le bate, le sfiora,
…le serca de metar ..in comunicasion
le nostre energie con gran convinsion.
I diei(dita) i gira avanti e indrio
i fa el “verme che camina” ogni un, gha na funsion
che va ben, par l’ocasion.

…Se po’ ve contesse ….de lo In e de lo Yang
podarea star qua fin a doman.

Son grata a la scola che ma’ insegna’
a praticar “l’on zon su” “ma sa disito su’”(ma cosa dici)
la dise me mama,.."Digo che grassie
a sta parola dei problemi se pol migliorar
sensa tanto ciacolar.

di Pagani Silvana Verona 2008

Le mani e i piedi .....per comunicare

Di Laura Buscema Arcola 2008

1) aspetto artistico

Le prime manifestazioni dell’arte rupestre (le pitture sulle pareti delle grotte) hanno inizio forse intorno al 30.000 a.c. in modo molto modesto, ma la vera arte paleolitica è riconoscibile solo dopo il 20.000 a.c. . Fra le più antiche pitture giunte fino a noi sono le impronte di mani .
Nel paleolitico le troviamo disegnate nelle grotte in due modi diversi :
in “positivo” (ottenute premendo sulla parete la mano intrisa di colore) o, più spesso,
in “negativo” (applicando il colore intorno alla mano appoggiata, o soffiandolo con una canna).
Il significato è molto probabilmente simbolico: indica il possesso della caverna , o degli animali presenti in essa, secondo una tradizione antichissima, che dà alla frase “essere nelle mani” il valore di “essere in possesso”. Ed è anche possibile che l’idea di dipingere l’impronta della propria mano sia stata suggerita dall’osservazione delle impronte lasciate dai piedi sulla neve o nel fango ., tuttavia c’è un significato più profondo , che investe il problema stesso dell’origine dell’arte … l’impronta dipinta significa che l’uomo ha sempre sentito , unico fra gli esseri viventi, la necessità di lasciare in qualche modo il segno di se stesso, una traccia , quasi una documentazione della propria esistenza !
L’opera d’arte nasce dal bisogno umano di esprimersi , di comunicare agli altri “se stesso” in maniera duratura , organizzando i segni e dando loro un senso … passando perciò dal “segno” al “di-segno”.

Mano dipinta in negativo; auriniaco- perigordiano; c.20.000 a.c. Grotta del Castillo (Santander , Spagna)


2) aspetto anatomico

Oltre che a lasciare la documentazione della propria esistenza, le mani ed i piedi sono i mezzi tangibili della comunicazione .
La comunicazione col prossimo rappresenta infatti un fattore fondamentale per la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi e si manifesta , nel mondo vegetale ed animale con segnali chimici , nel mondo umano, oltre che con la parola , attraverso segnali meccanici .



Il piede umano ha la doppia funzione di supporto a tutto il corpo che si erge al di sopra e permette lo svolgersi dinamico del passo durante la marcia .
Ciò presuppone allo stesso tempo resistenza e leggerezza : è costituito da non meno di 26 ossa di dimensioni e struttura differenti, 31 articolazioni, 20 muscoli. Tuttavia il piede è spesso deformato dai sovraccarichi meccanici del peso corporeo e dalle inadeguate calzature.



Come già detto , a livello del piede , le azioni muscolari sono finalizzate agli scopi ben precisi di sostegno e marcia .
Al contrario , a livello della mano , le possibilità e finalità di azione sono molteplici , sia che si tratti della vita quotidiana , sia di attività sportive, artistiche ecc.

Fondamentale è la disposizione della colonna del pollice che gli permette di opporsi alle altre dita ; la mano è così capace di effettuare prensioni di ogni genere , dalla più fine come tenere uno spillo, alla più forte come sollevare un carico pesante .

3) aspetto sociale

E’ facendo “piedino” che comunichiamo un particolare interesse verso una persona !!!!!!!!!!!!!!!!


20/05/2008 Laura Buscema - Arcola